Anche il rugby ha una sua violenza Sport
Da qualche anno la visibilità mediatica del rugby
è aumentata a dismisura: cronache, servizi e pubblicità
sul mondo della palla ovale sono cresciuti in modo esponenziale. Non
a caso. Da quando la nazionale azzurra è stata ammessa a
disputare il Torneo delle Sei Nazioni, gli investimenti
pubblicitari su questa attività agonistica sono stati sempre
crescenti.
Unitamente al fenomeno sportivo e con la sempre maggiore
visibilità televisiva, si manifesta una tendenza ad
accreditare al rugby una sua specificità positiva. Nei
confronti di altri sport di squadra, che prevedono molto contatto
fisico tra gli atleti, la palla ovale sarebbe più antica, più
nobile, più leale, meno violenta e meno legata a fenomeni
negativi, come per esempio le tifoserie becere e violente.
Vorrei cercare di fare chiarezza per evitare che, con la
tecnica del più lo dico e più la gente ci crede,
si passi ad accreditare per vero quelle che sembrano somigliare più
a leggende metropolitane che non a fatti innegabili.
E' il rugby uno sport nobile ed antico? Si può
essere senz'altro d'accordo, anche se per antichità e
nobiltà sono molti altri gli sport a meritare una citazione
specifica. Chi non ricorda la
obile arte per eccellenza, vale
a dire il pugilato?
Ogni sport ha una sua nobiltà che gli deriva dai
grandi sacrifici compiuti dagli atleti e dall'osservanza delle
regole, fatte osservare da un arbitro imparziale. Per quanto riguarda
la lealtà, non si può certamente generalizzare:
sportivi generosi sono da sempre mischiati a piccole carogne
nei contesti di ogni gara.
Ma quello che indispone maggiormente è
l'affermazione che questo sport non sia assolutamente violento, a
dispetto delle apparenze. I rugbisti, cioè, non si
picchierebbero per nulla - come invece appare ad uno spettatore non
di parte. Anzi, dietro quell'apparente violenza c'è solo
una normale foga agonistica.
Bene, conosco personalmente alcuni eccellenti praticanti
di questo sport e, loro tramite, una infinità di situazioni.
Posso garantirvi che non c'è uno, ma uno solo praticante di
questa attività che non sia politraumatizzato: costole rotte o
incrinate, gambe e braccia, spalle fratturate, denti saltati sono
quasi la normalità. In uno sport che si asserisce non
violento, gran parte degli atleti gioca con un robusto paradenti,
proprio come quello utilizzati dai pugili sul ring. Inoltre, sempre
crescente è il numero di rugbisti che scende in campo con un
casco protettivo per la testa e per le orecchie, che rischierebbero
continuamente di essere pesantemente danneggiate nelle mischie: come
i pugili dilettanti.
Un cavallo di battaglia, poi, per la lealtà di
questo sport è il famoso erzo tempo. Dopo la gara,
cioè, ci si ritrova tutti insieme a conversare e consumare uno
spuntino in completa serenità, senza beceri rancori o desideri
di vendetta per ciò che è successo di negativo sul
campo di gara: E ci credo !! verrebbe da pensare: è come dire
che due pugili, che si sono menati alla grande sul ring, abbiano
ancora la voglia di menarsi dopo !! Anche in altri sport molto
violenti, come per esempio l'hockey sul ghiaccio, le squadre
finiscono per uscire insieme dal ghiaccio senza problemi personali
apparenti: si sono già picchiati, alla grandissima, in gara.
Onore, in definitiva, al rugby. Ma, per favore,
cerchiamo di non pretendere superiorità presunte che sembrano
proprio non esservi.
Una preghiera, infine. Come tutti forse sanno, il nome
di questo sport deriva da quello di una città inglese. Questo
sport si scrive R U G B Y, ma si dovrebbe pronunciare, più
o meno, R A G B Y e non R E G B Y come invece è di
gran moda dire, anche da parte di giornalisti radio televisivi che
forse potrebbero anche essere più precisi.
Luigi Palmieri

27/03/2008