Convegno promosso dal Touring Club Italiano al Grand Hotel Telese:  Sannio, il turismo sincero parte dall’identità Ambiente

Il turismo delle aree interne non può essere la riproduzione in scala ridotta di quello delle grandi città d’arte o delle località costiere. Ha bisogno di un modello diverso, costruito sull’identità dei luoghi, sulla qualità dell’accoglienza e sulla capacità delle comunità di trasformare il proprio patrimonio culturale, ambientale e produttivo in un’opportunità di sviluppo.

È questo uno dei messaggi più significativi emersi ieri sera, 30 settembre, al Grand Hotel Telese di Telese Terme, durante il convegno «Sannio Turismo Sincero – Viaggiare l’Italia interna», promosso dal Touring Club Italiano. Un confronto dedicato non soltanto alla promozione turistica, ma soprattutto alla necessità di costruire una visione condivisa per un territorio che possiede risorse straordinarie e che deve imparare sempre meglio a riconoscerle, organizzarle e comunicarle.

La formula scelta per il convegno, «turismo sincero», contiene già una precisa indicazione culturale. Significa proporre un rapporto autentico con i territori, rispettandone storia, paesaggio, vocazioni produttive e identità sociale. Per il Sannio questa prospettiva assume un valore particolare: la sfida non consiste semplicemente nell’attirare un numero maggiore di visitatori, ma nel costruire un’offerta capace di generare economia senza consumare i luoghi e di produrre sviluppo senza alterarne l’identità.

Dopo i saluti del direttore del Grand Hotel Telese, Giuseppe Pecoraro, dell’Amministrazione comunale, portati da Marilia Alfano in sostituzione del sindaco Giovanni Caporaso, e di Lorenzo Piombo, console del Touring Club Italiano, il confronto è entrato nel merito delle prospettive del Sannio contemporaneo come destinazione turistica.

Piombo ha sottolineato l’importanza di riaffermare il valore del marchio Sannio anche in ambito turistico. Il tema acquista particolare rilevanza di fronte alla concentrazione dei grandi flussi nelle destinazioni costiere e nelle mete maggiormente conosciute. L’entroterra può offrire un’alternativa fondata sulla qualità dell’esperienza, sulla lentezza, sulla conoscenza dei luoghi e sul rapporto diretto con le comunità.

La prima sessione, coordinata da Giovanni Pandolfo, consigliere del Touring Club Italiano e console regionale per la Campania, ha affrontato gli elementi necessari alla costruzione di una destinazione: il ruolo dell’associazionismo con Renzo Mazzeo, presidente dell’UNPLI Benevento; la governance e l’identità territoriale con Giancarlo Dell’Orco, fondatore dell’Associazione Italiana Destination Manager; il turismo lento con Angelo Verderosa, console del Touring Club Italiano; la funzione delle aree protette con Costantino Caturano, presidente del Parco Regionale del Taburno-Camposauro, e Andrea Boggia, presidente del Comitato di gestione provvisoria del Parco Nazionale del Matese.

Particolarmente incisivo è stato l’intervento di Caturano, che ha richiamato l’esigenza di recuperare e valorizzare il potenziale agricolo sannita, collocandolo all’interno di una concezione moderna e dinamica della salvaguardia ambientale.

È un passaggio decisivo. Nelle aree interne, tutela dell’ambiente e sviluppo economico non possono essere considerati obiettivi incompatibili. L’agricoltura di qualità, la conservazione del paesaggio, le produzioni locali e il turismo sostenibile possono diventare parti di uno stesso processo. Proteggere un territorio non significa immobilizzarlo, ma creare le condizioni affinché le sue risorse continuino a produrre valore senza essere consumate.

Su un terreno analogo si è sviluppato l’intervento di Andrea Boggia, che ha auspicato il rapido superamento della fase provvisoria del Parco Nazionale del Matese, affinché l’ente possa esprimere pienamente il proprio ruolo interregionale e operare in sinergia con le attività produttive e con le comunità locali.

La questione investe la stessa concezione contemporanea delle aree protette. Il loro compito non può esaurirsi nella conservazione, ma deve comprendere la capacità di accompagnare uno sviluppo compatibile con il patrimonio naturale. Da qui l’esigenza, emersa nel dibattito, di superare tanto le rigidità di un ambientalismo incapace di confrontarsi con le esigenze delle comunità quanto le inefficienze amministrative che possono ostacolare la gestione del territorio.

Nella seconda parte dell’incontro, moderata dal giornalista Ferdinando Ceglia, il confronto si è concentrato sul rapporto fra istituzioni, imprese e organizzazione della destinazione turistica.

Il presidente della Provincia di Benevento, Nino Lombardi, ha posto con particolare nettezza il tema dell’identità sannita, accompagnandolo con un invito alla collaborazione. È un punto essenziale, perché uno dei limiti storici delle aree interne rimane la frammentazione. Nessun Comune, compresi quelli storici dotati di un patrimonio culturale di particolare rilievo, può pensare di affrontare isolatamente un mercato turistico sempre più organizzato e competitivo.

Da questa consapevolezza ha preso forma anche il confronto, positivo e dialettico, tra Elio Mendillo, amministratore delegato del GAL Titerno e responsabile di progetto della DMO Sei Valli Sannite, e Oreste Vigorito, presidente del Comitato promotore della DMO Sannio SiTuS. Le due esperienze seguono percorsi distinti, ma pongono entrambe al centro la necessità di organizzare l’offerta e di superare la dispersione delle iniziative territoriali.

È questo il significato strategico delle Destination Management Organization: non semplici strumenti di promozione, ma organismi chiamati a favorire il coordinamento tra soggetti pubblici e privati, servizi, accoglienza e strategie di destinazione. Nel caso del Sannio, la loro efficacia dipenderà soprattutto dalla capacità di trasformare la pluralità delle identità locali in una risorsa comune, evitando che le differenze si traducano in frammentazione.

Il confronto di Telese ha quindi individuato un problema e, nello stesso tempo, una possibile direzione. Il Sannio dispone già di un patrimonio culturale, ambientale, agricolo ed enogastronomico capace di sostenere un’offerta turistica di qualità. Ciò che occorre rafforzare è il sistema attraverso il quale queste risorse vengono tutelate, organizzate e rese riconoscibili.

Una destinazione non nasce sommando luoghi sulla carta geografica. Nasce quando territori differenti riescono a riconoscersi in una strategia comune senza rinunciare alla propria identità.

Le conclusioni di Giuseppe Roma, vicepresidente del Touring Club Italiano, hanno ricondotto il dibattito alla prospettiva più ampia dell’Italia interna: quella dei piccoli e medi Comuni, dei centri storici, delle aree rurali e delle comunità che chiedono di non essere considerate marginali.

Ed è forse questo il significato più profondo lasciato dall’incontro di Telese. Il Sannio non ha bisogno di costruirsi un’identità turistica artificiale, perché possiede già storia, paesaggio, agricoltura, cultura e comunità. Deve, piuttosto, trasformare questa ricchezza in un progetto coerente, nel quale istituzioni, imprese, associazioni e cittadini sappiano assumersi responsabilità condivise.

Il turismo sincero può cominciare proprio da qui: dalla capacità di custodire un territorio senza condannarlo all’immobilità, di svilupparlo senza snaturarlo e di raccontarlo senza inventarlo. È una sfida che riguarda il turismo, ma che, ancora prima, riguarda il futuro del Sannio. 

DOMENICO ROTONDI