IL LIBRO DI RONDONI DEDICATO A SAN FRANCESCO D'ASSISI Chiesa Cattolica

Nella splendida cornice del Teatro La Salle, in via Niccolò Franco, si è tenuta la presentazione del nuovo libro del poeta e scrittore Davide Rondoni, “La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo, edito da Fazi Editore.

Il numeroso pubblico in sala ha partecipato con interesse all’evento è stato moderato dalla poetessa Rita Pacilio. L’incontro è stato promosso dalla Famiglia Francescana Regionale e della zona interdiocesana, ha compartecipato l’Amministrazione comunale che ha concesso il Teatro La Salle per l’evento che rientra nelle Celebrazioni degli Ottocento anni dalla morte di Francesco d’Assisi. Inoltre ricordiamo l’importanza dell’Anno Giubilare Francescano, indetto da Papa Leone XIV, che ha stabilito il periodo dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027 per richiamare all’umanità la testimonianza del Figlio di Piero di Bernardone, religioso instancabile del Vangelo, assertore della pace universale, poeta sublime del Creato.

In sala il sindaco del comune di Benevento Clemente Mastella, il Ministro Provinciale padre Antonio Tremigliozzi, i rappresentanti della Famiglia Francescana Regionale e della zona interdiocesana. È stato un momento per riflettere sulla figura di Francesco, per il taglio notevolmente diverso dato dall’autore rispetto alle altre pubblicazioni presenti nell’attuale contesto editoriale inerenti il Poverello d’Assisi.

Prima della presentazione Davide Rondoni, nel foyer del Teatro De Simone, ha concesso un’intervista per i lettori di Realtà Sannita.

Davide Rondoni è poeta, scrittore e saggista. Collabora con importanti testate culturali nazionali ed è attivo da anni nella promozione della cultura e della letteratura in Italia. È presidente del Comitato Nazionale 800 anni della morte di San Francesco d’Assisi.

Da poeta ed intellettuale del terzo millennio perché ha intrecciato la spiritualità e la letteratura nel libro?

San Francesco è il primo grande poeta in lingua volgare italiana. Poi credo che, per chi come me si occupa di poesia e scrive poesie, lo sguardo di Francesco alle creature e al mondo è importante perché ci fa capire che il mondo non è nostro, non lo abbiamo fatto noi, va guardato con rispetto e profondità.

Quando nasce l’idea di intitolare la pubblicazione “La ferita, la letizia”?

Scrivendolo, sai i titoli non si decidono prima, mi sono accorto che queste due parole tornavano sia perché la vita porta con sè una ferita e la letizia che è una possibilità che Francesco ci permette di vivere.

Perché ha voluto scrivere un libro sul Poverello d’Assisi in questo momento storico a dir poco drammatico?

Io l’ho scritto perché, in qualità di presidente del Comitato Nazionale delle Celebrazioni, mi sembrava giusto farlo e dire cosa penso io di San Francesco in mezzo a tante pubblicazioni che ci sono, di dare un piccolo contributo da poeta, un taglio più esistenziale, più poetico e di cuore, rispetto a tanti storici e presunti storici, quindi lo legga e giudichi lei.

Quanto la ferita e la letizia siano state la chiave di volta per lodare le Creature del Signore nel Cantico, il poema dell’amore per la natura?

Appunto la ferita sta nel fatto che l’amore vero non possiede, c’è sempre un po' di ferita, anche quando abbraccio i miei figli non sono miei. La ferità è la povertà, la letizia è la possibilità di vivere lietamente proprio per questo.

Quali sono le ferite in questo frangente della storia che non rimarginano?

Le ferite che non rimarginano son quelle che non si offrono a Dio. Dio può rimarginare le ferite soprattutto quelle ferite che solo Lui può rimarginare: le guerre interiori, le guerre esteriori, le guerre combattute, le guerre non combattute.

Come l’uomo può essere “Strumento di pace”?

     Quello che augurava San Francesco non è la pace dell’ONU, è la pace del Risorto. Quindi è la Risurrezione perché la pace è per tutti e anche per quelli che muoiono.

NICOLA MASTROCINQUE