La Sanità declassata nel Sannio Cronaca

Ritornare periodicamente sugli eventi che scandiscono le tappe della assistenza sanitaria in Campania, ed in particolare nel territorio sannita, è un esercizio che non facciamo volentieri, tuttavia è palpabile nella popolazione di questa provincia la sensazione di non riuscire a godere di una forma di assistenza sanitaria, territoriale ed ospedaliera, al passo con le necessità. Diventa quindi importante tentare di fare chiarezza su come stiano le cose, con la massima obiettività rimanendo fedeli alla realtà dei fatti.

Nella seduta della Giunta Regionale della Campania del 26.06.25, sono stati individuati i Direttori Generali delle 15 Aziende Sanitarie campane per i prossimi tre anni. La prima cosa che balza agli occhi è la presenza dei nomi dei soliti manager, che vengono spostati da una azienda sanitaria all'altra della regione, da ormai circa dieci anni.

E’ stata individuata di fatto una oligarchia di manager regionali che gestisce l'organizzazione del servizio sanitario in Campania, uomini evidentemente fidati del Governatore De Luca, chiamati di volta in volta a mettere in pratica sul territorio i dettami della politica sanitaria regionale. Se tuttavia è comprensibile che il governatore si circondi sempre degli stessi direttori aziendali a lui legati, soprattutto a pochi mesi dalle elezioni amministrative regionali, è anche legittimo immaginare che, affidando sempre agli stessi manager la gestione territoriale della sanità campana, non ci sia l’interesse a modificare né le regole né l’andamento, molto criticato e criticabile, della assistenza stessa.

La recente dichiarazione del presidente De Luca, secondo cui “i Campani dovrebbero tutti andare a piedi a Pompei per come in regione Campania è gestita la sanità”, conferma questa impressione e sembra essere agli antipodi rispetto a quello che invece i cittadini campani quotidianamente percepiscono.

Per quanto riguarda la provincia di Benevento, la dott.ssa Maria Morgante è stata confermata alla Direzione della Azienda Ospedaliera San Pio, e questa conferma va letta come uno sprone a continuare nel tentativo di risolvere i problemi strutturali che hanno afflitto l’Azienda negli ultimi anni. La direzione della Azienda Sanitaria Locale è stata affidata alla dott.ssa Tiziana Spinosa. Si tratta questo di un ritorno in terra sannita, poichè la dottoressa Spinosa aveva già ricoperto l’incarico di direttrice Sanitaria della ASL beneventana nel 2010, avallando a quel tempo, la tanto avversata chiusura dell’ospedale di Cerreto Sannita. Certamente non un buon biglietto da visita, vista la mole di proteste che ancora oggi si alzano in contrasto a quella decisione, e vista la presenza ancora sul territorio di comitati che chiedono con forza l'apertura di quel nosocomio.

A proposito delle difficoltà strutturali della A.O. San Pio, ha destato sconcerto il declassamento del nosocomio a Stroke Unit di 1° Livello per ciò che concerne la Rete Ictus regionale. Questa decisione segue la già avvenuta perdita dell’hub di riferimento nella Rete Trauma regionale, con declassamento a CTZ (Centro territoriale zonale).

Le decisioni sono state motivate dal fatto che la provincia di Benevento conta “solo” poco più di 250.000 abitanti e che la A.O. San Pio gestisce l’assistenza per massimo 300.000 utenti, che rappresentano “solo” circa il 5% della popolazione campana. Per tali motivi gli Hub di riferimento per queste patologie urgenti diventano l’ospedale Moscati di Avellino ed il Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Con buona pace dei pazienti sanniti.

E’ amaro sottolineare come la decisione non tenga conto delle capacità professionali dei medici della A.O. San Pio, né dell’attrattiva che questa azienda può godere, ed ha goduto in tempi recenti, in ambito regionale, ma esclusivamente del semplice dato numerico della popolazione. Ulteriore considerazione da fare sarebbe quella secondo cui, se determinate patologie non possono essere affrontate presso le Unità operative del San Pio, diventa inevitabile per questo nosocomio perdere ulteriore attrattiva, con il rischio di accentuare la perdita di operatività dell’ospedale. Praticamente il cane che si morde la coda. E forse quello che si vuole? Depotenziare sempre più lentamente l’ospedale beneventano per ridurlo a Presidio Ospedaliero di 1° livello ed aggregarlo alla A.O. Moscati di Avellino, come più volte ventilato e minacciato?

Forse per la politica regionale questa sarebbe la soluzione preferita, quella rispondente cioè esclusivamente a criteri economici e demografici, ma certamente non risponde alle aspettative dei cittadini di questa provincia, che invece sperano di poter usufruire di una assistenza sanitaria ospedaliera valida, sul proprio territorio, professionalmente ed organizzativamente rispondente alle necessità.

E’ tempo che su queste tematiche fondamentali la politica regionale si assuma la responsabilità delle proprie scelte, senza tergiversare per meri scopi elettorali.

ENZO TRIPODI