A tu per tu con Germano Mazzocchetti Cultura

Nell’Aula Magna “Palatucci” del Liceo Classico “Pietro Giannone” di Benevento è stato solennizzato il primo triennio di attività dell’associazione “I Giannoniani”, ospite eccezionale il musicologo Germano Mazzocchetti, un musicista contemporaneo alle prese con i classici. Ad introdurre i lavori dal banco dei relatori la preside Norma Fortuna Pedicini: “Per me è sempre un immenso piacere presentare le attività de ‘I Giannoniani’. Germano Mazzocchetti è un ospite notevole. Inizia la sua carriera con il jazz. Per tutti noi sarà molto gradevole ascoltarlo”. Segue l’intervento del presidente Gaetano Cantone: “Con questa serata straordinaria concludiamo tre anni di intense iniziative e, tra l’altro, mi piace definirla come la classica serata di qualità. Pertanto, abbiamo deciso di trascorrerla con un musicista di qualità: Germano Mazzocchetti”. Infine, presenta l’ospite il prof. Amerigo Ciervo: “Germano Mazzocchetti è il più importante compositore italiano di musiche per il teatro; ha scritto la musica per più di 150 opere teatrali; ha scritto per il cinema, per la televisione; ha studiato al Liceo Classico di Pescara; si è laureato in jazz. Mi fermo qui, potrei continuare”. Poco prima l’inizio delle relazioni, e al termine di esse, grazie alla grande disponibilità dell’ospite d’onore della serata, ci siamo potuti intrattenere con Germano Mazzocchetti.

Come è nata la vocazione per la musica?

Sono stato un bambino prodigioso. Sin da piccolo mi fecero studiare la musica. Sono nato nel 1952 in un piccolo paese in provincia di Pescara. Abito da anni a Roma. Come prima dicevo, in questo paesino allora c’era la scuola di fisarmonica, quindi studiai la fisarmonica. Mentre il pianoforte lo suono soltanto per comporre musiche pur non avendo mai studiato composizione. Era il 1962, all’età di 9 anni, quando iniziai ad appassionarmi alla musica e al teatro.

Poi, dove ha studiato e con chi?

A Bologna nel 1971, con i maestri Bardolotti, Carpitella. Nel 1977 mi sono laureato e nel 1978 con il maestro Antonio Calenda debuttai al teatro di L’Aquila, lo spettacolo ebbe molto successo, e da allora facemmo tantissime repliche nei vari festival. Ricordo ancora che collaborava con noi anche l’attrice del cinema e del teatro Elsa Merlini, nota anche come l’attrice dei telefoni bianchi.

Ci parli delle tecniche musicali che utilizza?

Conosco molto bene le tecniche per il teatro, ho scritto musiche per più di 150 spettacoli teatrali, mentre ho fatto poco cinema e poca televisione. Nel teatro la tecnica incide di più.

Negli spettacoli teatrali, quando si scrive la musica?

Generalmente il musicista scrive prima la musica, poi si può modificare, si può aggiungere qualcosa, si può tagliare. In pratica è un lavoro artigianale. Di veri artisti ce ne sono pochi, siamo tutti artigiani., siamo tutti musicanti.

E nelle musiche per il cinema, insomma quando viene scritta la colonna sonora dei film?

Nel cinema il film è già pronto, poi c’è la musica. Nel cinema l’intervento del musicista è successivo, avviene a montaggio concluso. La colonna sonora si fa sempre dopo. Invece, Tornatore vuole prima la musica da Morricone.

Lei è conosciuto dal grande pubblico della televisione come il compositore delle musiche della fortunata serie televisiva de ‘I Carabinieri’. In merito cosa ci può dire?

E’ vero! Ho scritto le musiche di tutte e sette le edizioni. Il musicista sa quali sono i personaggi e per ogni personaggio c’è un tempo, c’è un tema. Infatti, c’è il tema d’amore, quello patetico, quello ironico. Quindi, ci sono varie versioni del tema. I temi devono essere tutti tagliabili. Un tema può avere addirittura quattro battute in meno senza che esso ne risenta.

Da quali grandi musicisti è scaturita la sua ispirazione? Quali sono i suoi modelli?

Nei primi anni Sessanta ho conosciuto un grande musicista: Fiorenzo Carpi; mi colpì subito la sua musica. Poi, quando ho iniziato a scrivere musiche per il teatro, più che Nino Rota seguivo Fiorenzo Carpi, come compositore che riusciva a coniugare l’orecchiabilità con la raffinatezza.

Quando ha capito che ce l’aveva fatta a sfondare nel difficile mondo dell’arte musicale?

Nel 1991 ci siamo esibiti al teatro Parioli di Roma: io, Nicola Piovani e Fiorenzo Carpi, naturalmente ognuno con il proprio gruppo. Quella sera ho capito che potevo continuare.

Quale tipo di musica prevale nelle sue partiture?

La mia musica di riferimento è stata da adolescente il jazz. Il jazz ce l’ho dentro. Ogni tanto mutuo qualcosa dal jazz. Fra l’altro, nella musica per il teatro bisogna conoscere i vari linguaggi. Tuttavia, siamo musicisti che lavoriamo su commissione, il cui committente è sempre un regista e siamo, tra l’altro, costretti a stare nella visione teatrale del regista, comunque dobbiamo essere sempre noi stessi, altrimenti scriviamo delle cose generiche, banali.

Si sente un compositore libero?

Sarà una deformazione professionale, ho bisogno dei paletti. Ho il bisogno di sapere cosa il regista vuole. Ad esempio Sergio Rubini è molto esigente. Nel film ‘Il viaggio della sposa’, con lui mi sono trovato bene. L’autore assoluto del film è il regista, poi ci sono tanti autori secondari come il musicista, il fotografo, lo sceneggiatore.

Maestro, si soffermi un po’ sul suo rapporto con Benevento?

Ho conosciuto qui a Benevento, nel corso di una mia performance alla manifestazione ‘Città spettacolo’, il cantante sannita Francesco Cavuoto, che prima è venuto a salutarmi con molto affetto e, aggiungo, mi ha fatto molto piacere rivederlo. Nel film ‘Il viaggio della sposa’ cantò un pezzo, girò anche la scena, però fu tagliata, ma nel cd la sua canzone è stata inserita.

Come ha conosciuto il prof. Amerigo Ciervo, musicista e noto docente di questo Liceo, con cui notiamo ha un ottimo feeling?

E’ stata l’attrice Martina Carpi che ci ha presentati, poi è nata una intensa amicizia su facebook.

Quale tipo di musica le piace?

Amo molto il jazz. Mi piacciono le big band, però hanno vita breve, costano molto perché sono formate da 15-16 elementi.

Ha suonato al pianoforte alcuni brani musicali che sono stati sottolineati da scroscianti applausi, ci vuole ripetere i titoli?

Ho eseguito dei temi de ‘I Carabinieri’, penso di averli ricordati bene anche se non li eseguivo da una vita. Poi ho suonato dei temi di amore, ed infine ho concluso la serata eseguendo un pezzo che ho scritto, indegnamente, per il grande musicista jazz Enrico Pieranunzi. In merito a Pieranunzi ho saputo che lo scorso anno si è esibito in una concerto a Pietrelcina nella rassegna estiva ‘Jazz sotto le stelle’ e che lo scorso agosto c’è stato Enrico Zanisi, giovane e bravo jazzista emergente. Complimenti agli organizzatori per aver scelto due grandi jazzisti.

ANTONIO FLORIO 

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