Davide Luciano, il baritono che gira il mondo vestito d'orgoglio sannita Cultura
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È beneventano, classe 1987, moro, dritto con la schiena e dallo sguardo attento spesso ornato da un cappello e da occhiali scuri, modi gentili e tono basso in giro per il corso Garibaldi oppure seduto al tavolo della sua osteria preferita, ovvero quella del Cotton Club di Marco Pietrantonio in via Annunziata.
Giovanissimo, eppure sulle scale del suo baritono tra il La bemolle sotto al rigo ed il La acuto, ha cantato tra i velluti e le nappe più belle e raffinate dei teatri di tutto il mondo.
Davide Luciano è orgoglio, voce e patrimonio immateriale sannita.
Verona, Vienna, Berlino, Madrid, Oslo, Salisburgo, New York l’hanno applaudito ed osannato dopo aver avuto come padrino e mentore il maestro Gioacchino Zarrelli, che gli suggerì agli albori del suo percorso professionale raccoglimento, riflessione, solitudine per incarnare al meglio la vita da cantante.
Un ragazzo dal grande talento e dalla forte dedizione che gira il mondo, raccoglie applausi e firma autografi all’uscita dei teatri per poi, nei momenti rarissimi di pausa, tornare a casa, ai piedi della Dormiente, tra la sua gente, tra i suoi affetti ed i profumi della sua cucina. E proprio in una
qualunque tiepida sera d’ottobre, serenamente accomodato ad un banchetto tra amici, nella sua osteria preferita, si racconta...
Impossibile non applaudire il talento e la professionalità di un così giovane beneventano ma, se si chiedesse a Davide Luciano, chi è Davide, cosa risponderebbe?
Davide è un ragazzo molto sensibile, sincero, curioso e determinato. Crede nella forza e nel valore della Famiglia, della Vita e della Musica. Una persona fedele e rispettosa di sé e delle persone che costituiscono i propri affetti e rappresentano la propria professionalità. Assolutamente contrario ad ogni forma di ingiustizia sotto tutti i punti di vista. Tanto sensibile da essere pronto a difendere non solo idealmente qualsiasi forma di discriminazione o sopraffazione in ogni ambito. Curioso, forse troppo, soprattutto in gioventù, ma la curiosità è stata ed è anche sinonimo di perfezionismo e dedizione.
Qual era il sogno da piccolo?
In un tema gelosamente conservato a casa, dalla mia famiglia, scrivo che da grande sarei voluto diventare o un cantante o un avvocato. Ho sempre nutrito dentro di me questa dualità di essere, nella Musica e nella Giustizia. L’educazione e l’Arte. Il Rigore e la Passione. A difesa e a sostegno del giusto, del corretto, dell’educato. Per indole non riesco a sopportare ogni forma di ingiustizia o di arroganza, essendo completamente inadatto all’accettazione di qualsivoglia compromesso sia nella vita privata che in quella lavorativa. Forse è proprio l’educazione che mi ha aiutato a raggiungere gli obiettivi che mi sono posto di volta in volta soprattutto professionalmente.
Quando la “faccenda” si è fatta seria, importante?
Nel 2012. 63esima edizione del Concorso Internazionale per giovani cantanti lirici ASLICo, a Como. Partecipai sempre per il grande spirito di competitività e determinazione che mi contraddistingue e vinsi il concorso con mia grande incredulità. La vittoria e la partecipazione a quel festival mi consentirono di iniziare a lavorare da professionista per davvero. La gavetta iniziale del mio percorso, è stata linfa e palestra per gli anni seguenti: tra le altre cose, 80 repliche di una riscrittura adattata per le scuole del “Flauto Magico”, mi hanno forgiato nell’ugola e nello spirito da cantante.
L’interpretazione più emozionante ed importante?
Salisburgo. Don Giovanni. Ricorreva il 200esimo anniversario del teatro di Salisburgo e le audizioni accolsero cantanti proveniente da ogni parte del mondo. La direzione artistica ed il regista di quell’evento, la messa in scena del Don Giovanni, cercavano qualcuno che incarnasse perfettamente la loro idea del protagonista. Non volevano un artista con una “storia professionale” già perfettamente delineata e coronata da etichette in competizione con altri personaggi già interpretati. Cercavano il loro Don Giovanni, fiero, integro, unico così come l’avevano immaginato. Ed è per me sintomo di profondo orgoglio e soddisfazione averlo incarnato e cantato e personificato su quel palco in quell’anniversario così importante.
Di cosa si ha paura prima di salire sul palco?
Ho paura di non essere all’altezza fisicamente. Ho paura che lo stress della vita, quali le preoccupazioni relative alla famiglia o alla gestione delle dinamiche professionali e personali, possano prendere il sopravvento. Sono molto sensibile a ciò che mi circonda e questo a volte provoca delle debolezze, del tutto comprensibili. Per questo motivo lavoro molto sulla capacità di spogliarmi dell’uomo che sono, per dar spazio al professionista, prima di ogni performance.
Cosa c’è sempre nella valigia prima di partire?
Una manta di lana norvegese verde e grigia acquistata in terra scandinava. Era un’esperienza nuova, da solo, nel buio dell’inverno norvegese, e quella manta di lana è stata ed è ancora una coccola calda al cuore.
Cosa dovrebbe conoscere il mondo di Benevento e cosa invece manca a Benevento del mondo visitato?
Ogni volta che ho la possibilità di ospitare a Benevento un collega straniero e non, lo faccio con grande orgoglio. Benevento ha una storia così importante da dover essere tramandata, raccontata e difesa ed io ne sento tutto l’orgoglio e l’appartenenza di cui merita. Certo è però, che i beneventani dovrebbero imparare meglio a fare rete tra loro, a sostenersi, a promuoversi, a valorizzarsi nonostante le differenze e le distanze.
Chi e cosa vuole diventare Davide da grande?
Coltivare musica nella natura. Una casetta in campagna tra gli ulivi della Valle D’Itria, per nutrirmi della tranquillità ed il ciclo vitale della natura a suon di musica, di strofe, di rime cantate. Avere ragazzi intorno appassionati, talentuosi,
motivati, sognanti. Questo è il mio sogno per il futuro. Musica e Natura.
Quando si arriva a casa, quella di sempre, qual e la prima cosa desiderata è l’ultima prima di ripartire?
La parmigiana di melanzane di mamma tra tutti i contorni di verdure che trovo “allestiti” al mio ritorno, credo sia il rientro più atteso e gradito per il mio palato. Invece prima di ripartire, l’ultimo giorno disponibile, lo dedico completamente a mio figlio Vincenzo, 14enne. Non esistono il cellulare, gli impegni e nessun’altra persona se non lui. Cerco di riservarci tutta la calma e la libertà di poter costruire ricordi e momenti unici, privati, preziosi.
Una parola, nessuna domanda: MUSICA.
La musica è unione e salvezza. È il linguaggio universale più potente di tutti ed è salvezza per me sicuramente e per chi la celebra in generale. È vita.
Ecco Davide.
Davide Luciano. Un beneventano fortemente orgoglioso delle sue origini in giro per il mondo, nei teatri, nelle scuole, sotto la Direzione di chi musica la scrive, la crea e la vive per davvero. Davide, un ragazzo semplice e determinato che dovremmo imparare di più ad accogliere nella sua terra quale prestigioso professionista della Lirica.
L’augurio è quello di poterlo applaudire anche qui, dopo una delle sue illustri performance, ai piedi della Dormiente.
LAURA DI NAPOLI

26/10/2025