Etica e società: se ne è parlato all'Unisannio Cultura

Non è la prima volta che presso l’Ateneo sannita si discute di etica, ma stavolta lo si è fatto in un’ottica interdisciplinare. L’incontro “Le dimensioni dell’etica: diritto, impresa, spazi urbani, relazioni umane. Una riflessione a più voci” è stato promosso dalla professoressa Lucia Gangale, fondatore e direttore della rivista culturale “Reportages Storia & Società” ed ha avuto come location la Sala delle Lauree di Piazza Guerrazzi. Di qualità il tavolo dei relatori.

Ha aperto l’incontro la professoressa Antonella Tartaglia Polcini, che ha discusso del tema: “Verso un nuovo umanesimo giuridico”. L’ordinamento giuridico, ha detto la professoressa, è un qualcosa di cui tutti siamo coautori. Le radici dell’umanesimo giuridico vanno ricercate nel 1300 ed hanno portato a compimento quel lungo processo di valorizzazione della persona umana che ha trovato la sua espressione nella carta costituzionale, preceduta da altre storiche “carte” di diritti avutesi con la Rivoluzione americana e con la Rivoluzione francese. Nel suo ricco e articolato intervento, la professoressa Tartaglia Polcini ha richiamato proprio alcuni degli articoli della nostra Costituzione e non ha dimenticato nemmeno di fare un cenno alle attuali connessioni tra diritto e tutela ambientale. Ella ha anche parlato della tutela dei soggetti più deboli e della nascita dell'amministratore di sostegno.

Giovanni Carpinone è titolare della ditta Blue Steel che si occupa di progettare e realizzare gru idrauliche per applicazioni marine. Egli ha evidenziato che l’etica aziendale è oggi un “concreto volano per lo sviluppo dell’economia di un’impresa”. D’altra parte, una recente statistica Eurisko ha evidenziato proprio che consumatori prediligono effettivamente l’acquisto di prodotti realizzati da imprese riconosciute socialmente responsabili e quindi etiche, anche sul fronte ambientale. Egli ha anche parlato della sua esperienza lavorativi in contesti afro-indo-cinesi e nella realtà scandinava, dove ha potuto prendere contatto con realtà diametralmente opposte sul fronte dell’etica del lavoro e dell’impresa. Non ha mancato di accennare al benessere del lavoratore in ambito aziendale, benessere che “aumenta la produttività e la qualità del prodotto stesso, l’azienda ha un ritorno in termini di fatturato in quanto si interfaccia sempre più con una clientela critica”.

Il legame tra etica ed estetica è stato affrontato dall’architetto e fotografa Stefania Leone, che ha parlato de “La permanenza nei luoghi: una nuova etica per l’architettura”. Citando Lacan e Recalcati, ella ha fatto ampio riferimento a tematiche di psicoanalisi, in particolare a quella del “desiderio”, che informano anche la progettazione e la fruizione di spazi pubblici e privati. Il perno della sua relazione ha riguardato l’ambito dei rapporti umani che si esplicano in tali spazi urbani, di tutti i tipi, con la necessità di riportare una dimensione etica in quella che oggi è una società sempre più liquida, per dirla con Bauman.

Lucia Gangale ha affrontato una relazione di carattere filosofico e teologico, nella quale ha esposto alcune percentuali che, in base agli studi più recenti, riguardano l’odio verso alcune categorie di persone. Le donne le più colpite dall’odio sociale, con il 63%. A seguire omosessuali, migranti, diversamente abili ed ebrei. L’odio origina da sentimenti di paura, ignoranza, pregiudizio, oppressione, dominio o sottomissione ed oggi deflagra sui social. Meno affrontato filosoficamente risulta, invece, il tema del perdono, un sentimento ed una pratica della quale ella ricostruisce la genesi nelle tradizioni ebraica e cristiana, sulla scorta della lettura di Martha Nussbaum, filosofa vivente molto amata dalla Gangale, che la sta studiando da alcuni anni e sulla quale nel 2016 ha già tenuto una relazione in Fidapa. Dal perdono condizionato si passa a quello incondizionato e poi alla religione dell’amore, che trova espressione piena nel sacrificio di Cristo e che nei Vangeli è trattata nella parabola del figliol prodigo. Si conclude con il richiamo all’amore fra gli uomini, contenuto nelle parole di Nelson Mandela, che era convinto che “amare, per il cuore umano, è più naturale dell’odio”. 

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