Il capitale di una capitale Cultura

La prossima capitale?”è la domanda che si pone la Commissione del Ministero della Cultura incaricata di collocare una comunità civica al centro dell’attenzione nazionale attribuendole il ruolo di ‘capitale italiana della cultura’ per un anno. Un ruolo ideato non per inorgoglire ma per attivare un’ampia serie di opportunità con finanziamenti di sostegno. La Commissione si concentra su candidature avanzate da amministratori consapevoli di disporre di risorse innovative per progettare e gestire le condizioni di vita delle loro comunità non soltanto dal punto di vista culturale: si tratta di evidenziare e utilizzare tutto il proprio capitale produttivo, proponendosi come modello di sviluppo all’intera nazione.

Dopo Matera nel 2019 e Parma nel 2020-21, toccherà a Procida nel 2022, a Bergamo-Brescia nel 2023. E in competizione per il 2024 ci sono già ventiquattro candidati. Numerosi i piccoli borghi distribuiti sull’intero territorio, da Asolo nel Trentino a Gioia dei Marsi in Abruzzo, da Mesagne in Puglia a Burgio in Sicilia: dimensioni minime perfino, ma intraprendenza prorompente che dovrebbe stimolare competitività anche in città blasonate come Benevento che, autodefinitasi ‘città di cultura’, si accontenta invece da dieci anni di sapere che la Chiesa di Santa Sofia è inclusa nel sito seriale UNESCO “I Longobardi in Italia” insieme ad opere d’arte del Friuli, della Lombardia, Umbria e Puglia. Tra città di cultura ‘autocertificata’ e capitale italiana della cultura per nomina ministeriale c’è una differenza non… indifferente.

Per ottenere la nomina di capitale italiana della cultura non è infatti indispensabile possedere una identità storica con un grande patrimonio monumentale artistico e paesaggistico curato con competenza e utilizzato con continuità. Non c’è da proporlo in un concorso delle meraviglie. Né è indispensabile disporre di centri di ricerca scientifica che diano risultati da diffondere nel mondo con il proprio marchio di fabbrica. Basta affidarsi ad amministratori comunali privi di schemi mentali, esperti, lungimiranti, dinamici, a prescindere dalle loro connotazioni ideologiche, perché la nomina a capitale italiana della cultura non scaturisce da un confronto politico. Se il progresso civile di una comunità viene costruito mediante un lavoro costante di qualità, per lo sviluppo ulteriore occorrono innovazioni tendenti all’impensato. Le occasioni di candidarsi per la nomina a capitale italiana della cultura stanno convertendo antiche speranze astratte in impegno operativo concreto.

Emblematica la presenza di Aliano tra i piccoli centri che si candidano per il 2024 (nella foto). Quel borgo lucano, il ‘Paese dei Calanchi’ con meno di mille abitanti, ad un osservatore superficiale potrebbe apparire intenzionato a sfruttare i successi ottenuti dal suo capoluogo di provincia, Matera la ‘Città dei Sassi’, capitale italiana della cultura nel 2019. Senonché Aliano ha acquisito una connotazione tutta propria da quando nel 1935 il regime fascista vi mandò ‘in esilio’ Carlo Levi nato a Torino nel 1902, medico, uomo politico, ebreo,pittore e scrittore, che di quel borgo raccontò commosso le precarie condizioni di vita nel famoso romanzo autobiografico Cristo si è fermato a Eboli. Dopo la liberazione Levi tornò più volte nel Paese dei Calanchi, innamorato al punto da chiedere di esservi sepolto dopo la morte avvenuta nel 1975.Aliano, ricca di testimonianze di lui, di enti culturali e attività produttive, è un luogo unico in Italia. In un recente comunicato il suo sindaco, sottolineando questa unicità, rivela ben di più: “Grazie alla programmazione ormai consolidata di eventi culturali di richiamo, all'appeal del borgo e delle sue qualità paesaggistiche e storiche si è aggiunta negli ultimi anni un'offerta di esperienze uniche che attraggono numerosi visitatori intorno a una idea di condivisione e rigenerazione collettiva”.

Nella Pinacoteca di Aliano c’è un singolare dipinto di Carlo Levi, simbolo dell’amore per la vita che nessuna avversità può scalfire: una Madre povera col bambino in braccio impostata in forma identica alla scena di un altro dipinto di Carlo Levi custodito a Benevento nel Museo del Sannio .Sono due creazioni d’arte scaturite dalla consapevolezza della realtà umana e dei suoi bisogni di futuro.

ELIO GALASSO