L'alterità di Benevento. Ovvero come si costruisce l'identità di città delle streghe (parte quinta) Cultura

Durante l’elaborazione della fisionomia della strega come nemica del genere umano, rea di tremendi delitti e degna di punizione capitale, un ruolo importante come diffusore della leggenda che vedeva Benevento come luogo di raduno delle streghe di tutto il mondo intorno al magico noce fu giocato da San Bernardino da Siena, il santo predicatore francescano, che fu “inventore” del trigramma eucaristico IHS, noto anche come cristogramma (le prime tre lettere del nome Gesù in greco, con una “ibridazione” tra lettere greche e latine), che era posto al centro di una raggiera dorata con dodici raggi spesso in forma serpeggiante, che si è tramandato fino ai nostri giorni, realizzato in metallo prezioso per l’esposizione dell’ostia consacrata.

Tale simbolo promosse la grande devozione popolare all’Eucaristia.

San Bernardino nelle sue prediche dedica una grande attenzione alle donne che si occupano di magia. Egli le addita all’opinione pubblica, accendendo gli ascoltatori di sdegno e di mistica esaltazione contro le nemiche; sguinzaglia le forze dell’ordine sulle loro tracce, placando i risentimenti della comunità attraverso la cattura e l’uccisione di quelle donne che si ritenevano streghe, viste come responsabili di cattivi raccolti, di menomazioni o morti di neonati o di altri drammi individuali e collettivi. L’argomento principale delle sue esposizioni era la maledizione che perseguita continuamente il colpevole.

La predica si chiudeva con un’immensa processione, nella quale i primi magistrati della città lo circondavano e bastavano a stento a salvarlo dalla folla, che gli voleva baciare le mani, i piedi e si disputava un brandello della tonaca. Le conseguenze delle sue prediche contro l’usura e le mode scandalose comportavano l’immediata carcerazione per gli usurai, la distruzione per mezzo del fuoco di oggetti di lusso o semplici passatempi come dadi, carte da gioco, maschere, libri, strumenti musicali di cui gli ascoltatori si liberavano spontaneamente, infiammati dalle parole del santo. I peccatori più induriti si convertivano; i beni usurpati venivano restituiti.

Spesso Bernardino entra anche nei problemi della vita quotidiana dei suoi ascoltatori e tratta di come fare la dote alle figlie, dei contratti, riscaldando gli animi con la potenza della sua parola. Una predica che egli tenne a Roma nel 1424 ebbe, oltre alla distruzione di molti oggetti di lusso e strumenti di magia, una conseguenza ben più terribile, vale a dire l’uccisione per mezzo del rogo di una donna creduta strega, Finicella, “perché”, dice il cronista “essa diabolicamente occise di molte criature et affattucchiava di molte persone”; e tutta Roma accorse a quello spettacolo.

Il tema della stregoneria funziona anche qualche anno dopo, quando Bernardino lo ripropone in una predica tenuta a Piazza del Campo a Siena, nel 1427. Grazie ad essa, Benevento, già nota come città di maghi e avvelenatori in età longobarda e sveva, come ho detto nelle puntate precedenti, assurge ad una fama vastissima, accreditata dall’autorevole fonte del santo predicatore, le cui prediche si diffondono rapidamente in tutta Italia, grazie agli appunti stenografici presi da un fedele ammiratore del santo. Una di esse parla esplicitamente della riunione di streghe a Benevento.

Questo il testo della predica di San Bernardino tenuta nel 1427 che ci riguarda: “Elli fu a Roma uno famiglio d’uno cardinale, el quale andando a Benivento di notte, vidde in sur una aia ballare molta gente, donne e fanciulli e giovani; e così mirando, elli ebbe grande paura. Pure essendo stato un poco a vedere, elli s’asicurò e andò dove costoro ballavano, pure con paura, e a poco a poco tanto s’acostò a costoro, che elli vidde che erano giovanissimi; e così stando a vedere, elli s’asicurò tanto, che elli si pose a ballare con loro. E ballando tutta questa brigata, elli venne a suonare mattino. Come mattino tocò, tutte costoro in un subito si partiro (se ne andarono), salvo che una, cioè quella che costui teneva per mano lui, che ella volendosi partire coll’altre, costui la teneva: ella tirava, e elli tirava. Vedendola costui sì giovane, elli se ne la menò a casa sua: e odi quello che intervenne; che elli la tenne tre anni con seco, che mai non parlò una parola. E fu trovato che costei era di Schiavonia (da intendersi come le regioni slave dell’Adriatico). Pensa ora tu come questo sia ben fatto, che elli sia tolto (abbia tolto) una fanciulla al padre e alla madre in quel modo. E però (perciò) dico che là dove se ne può trovare niuna (qualcuna) che sia incantatrice o maliarda, o incantatori o streghe, fate che tutte siano messe in esterminio per tal modo, che se ne perda il seme”.

PAOLA CARUSO