''Streghe''? Donne uscite dall'ombra Cultura

Da amici nel Museo Civico di Crema: “Siamo ringiovaniti di trentatre anni, qui la Rassegna “La dimensione dell’oltre sembra il secondo tempo di quella intitolata “Streghe Diavoli e Morte che visitammo nel Museo del Sannio nel 1988. C’è una quantità di sorprese…”. Lascio spazio al loro entusiasmo ma ne sapevo già qualcosa dalla fase organizzativa. Non poche le coincidenze tra le due iniziative,entrambe con l’intento di sottolineare pregiudizi secolari nei confronti di donne perseguitate e condannate al rogo. Il nuovo monito adesso è approfondire, “vedere oltre”!

Per gli studiosi odierni i beneventani avvertono le ‘streghe’ come loro pertinenza esclusiva, ne sono ancora ipnotizzati e a loro volta ipnotizzano a largo raggio con prodotti culturali e dolciari accattivanti. Ma dal punto di vista scientifico rimangono ostinatamente avvinghiati ad una fantasiosa scena altomedioevale accennata o meglio inventata in un codice di… alcuni secoli dopo: la presunta eliminazione di un albero di noce, luogo di convegni di streghe e diavoli presso Benevento. Una invenzione che nel tempo ha ispirato letteratura anche rilevante. Con le sue ricerche la Rassegna organizzata a Crema arriva invece a smascherare fini subdolamente nascosti nella demonizzazione plurisecolare di donne impegnate socialmente in tempi in cui era impensabile sognare un futuro diverso. Donne difficili da tollerare.

L’aggancio al saggio da me pubblicato per la Rassegna Streghe Diavoli e Morte è nella analoga chiave di lettura della questione: furono artisti del primo Ottocento a svelare come stavano le cose. Lo fecero con il metodo dell’ironia, ridicolizzando sospetti e paure con le immagini. Da allora la ‘stregoneria’ riguarda non più soltanto credenze arcaiche ma la diversità negata a donne con competenze particolari, dotate di intuizioni necessarie ai settori fondamentali della vita, all’economia in primo luogo.

La Mostra “La dimensione dell’oltre” - che resterà aperta a Crema fino al 12 dicembre prossimo - sottolinea che il nòcciolo della questione ‘stregoneria’ erano appunto gli interessi economici, lasciando intuire che tale, o peggiore, fosse la situazione anche nella Benevento pontificia del Seicento dove la salute della collettività era affidata a donne in concorrenza illegale con i medici capeggiati da un Protomedico, come il famigerato Pietro Piperno che nel 1639 col libro De nuce maga decise di tornare alla leggenda medievale dell’albero di noce, direzionando l’immaginazione verso cannibalizzazioni di bambini innocenti, danze sfrenate di mostri perversi e follie di streghe in arrivo da tutto il mondo per congiungersi sessualmente ai diavoli.

La ricerca storica odierna scopre finalmente nella ‘strega’ la ‘donna’ senza ombre, libera da tetri abbigliamenti neri, cappelli a cono, scope allusive a faccende domestiche umilianti. Gli artisti la traducono in Befana che distribuisce doni volando su una scopa non verso alberi maligni da estirpare ma nelle case della gente.

E le donne nella Rassegna lombarda? Coinvolgono in un labirinto cognitivo, disposte ad eleganze e sorrisi, non certo a concedersi a cornuti diavoli con la coda, viscidi serpenti e pipistrelli sghignazzanti.

E il visitatore si ritrova in un mare affascinante di bellezza creata da artisti internazionali come Antonello Moroni, Arthur Rackham, Giulio Aristide Sartorio (nell’immagine), Raul Dal Molin… In gran parte sconosciuti ai beneventani.

ELIO GALASSO