Apice, arriva il grande supermercato Pam: progresso o condanna per i piccoli commercianti? Economia

A partire dal 10 Luglio, ad Apice ha aperto un supermercato della grande catena Pam, una realtà di grandi dimensioni che ha un ricco assortimento di prodotti alimentari. Si tratta di un punto vendita moderno e ben organizzato che propone una grande selezione di prodotti freschi: frutta e verdura, formaggi, salumi, carne e pane fresco sfornato ogni giorno.

È aperto dal lunedì al sabato, dalle 8:00 alle 20:00 e la domenica dalle 8:00 alle 13:30 e da subito è diventato un punto di riferimento per la spesa quotidiana degli abitanti del paese e delle zone limitrofe. Aperto in un paese di poco più di 5.000 abitanti, considerando anche le contrade, solleva una riflessione di certo non trascurabile: quale impatto può avere sui piccoli negozi di alimentari, sulle salumerie, macellerie e panetterie che da decenni lavorano sul territorio?

L'impatto, considerando il medio-lungo termine, sarà ovviamente negativo. In un paese come quello di Apice, simile a molti altri della provincia di Benevento, dove da anni ad avanzare è il fenomeno dello spopolamento che riduce sempre di più la base di clientela, la risposta è scontata. Il confronto tra un piccolo negozio di alimentari a conduzione familiare e la grande distribuzione è impari. Se le grandi catene si possono basare su economie di scala che permettono prezzi sempre più convenienti dei prodotti e una vasta gamma di servizi efficienti, il piccolo negozio a conduzione familiare non può minimamente competere sui costi dei prodotti e sulla quantità e qualità dei servizi connessi.  Pulizie, logistica, sorveglianza e perfino la sistemazione dei prodotti sugli scaffali delle grandi catene possono essere appaltate a ditte esterne, consentendo una gestione più efficiente e più ‘smart' dell'azienda. 

Il cambiamento non è solo economico: è anche sociale. Gli abitanti dei piccoli centri investiti dalla modernità, attratti dalla comodità di poter fare tutta la spesa in un unico luogo, iniziano gradualmente ad abbandonare quel percorso quotidiano tra il macellaio, il salumiere, il fruttivendolo e il panettiere. Vengono meno le occasioni di incontro, viene meno la relazione che si istaura con il commerciante che ti assicura la freschezza delle pesche o la bontà di quelle costatine di maiale di propria produzione. 

Se questo fenomeno dovesse progredire nel futuro, così come i tempi ci suggeriscono, avremo l'irruzione in scala ridotta dei ritmi veloci e frenetici della città anche nei nostri paesi dove la spesa diventerà un rito rapido e impersonale. La sopravvivenza delle piccole botteghe è quindi irrimediabilmente minata dalle grandi catene e a confermarlo è stato anche uno studio condotto dal Politecnico di Torino, dal titolo Supermarket entry impact on small retail stores: the Turin case study (2020). Si tratta di una tesi magistrale che ha analizzato l'ingresso di supermercati di medie e grandi dimensioni nel capoluogo piemontese tra il 2004 e il 2019. Il risultato è stato chiaro: più è vicina la grande distribuzione, più è a rischio la piccola bottega. Lo studio, sebbene si rivolga a una realtà urbana, profondamente diversa dalla nostra provincia, accende un campanello d'allarme anche nei piccoli centri, destinati a cambiare il proprio tessuto economico e sociale.

Non si tratta di demonizzare in senso assoluto il progresso che qualitativamente dovrebbe migliorare le nostre vite. Si tratta di osservare un cambiamento che già è in atto. Se i piccoli negozi e le attività a conduzione familiare continuano a chiudere, essendo la loro salute irrimediabilmente compromessa, considerando ciò che avviene anche in altri settori, la piccola-media imprenditoria si avvia a morte certa.

Quindi, dovremo immaginarci un futuro dove i dipendenti saranno sempre di più e gli imprenditori sempre meno, configurando allo stesso tempo anche un declino della classe media? È questo il futuro che vogliamo immaginare per la nostra provincia e per tante altre realtà italiane o forse sarebbe meglio che le grandi catene di supermercati si concentrassero al di fuori dei piccoli centri abitati, evitando almeno in parte la chiusura di negozi che non possono nemmeno provare a reggere la concorrenza? 

ANDREA ALBANESE