Turismo territoriale: il Sannio parte già diviso Economia
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Il territorio sannita si prepara a veder riconosciute non una, ma due Destination Management Organization. Una svolta attesa per il turismo locale, che porta con sé però un interrogativo scomodo: davvero serviva dividersi ancora una volta?
La Regione Campania ha avviato con decisione il cambio di paradigma nella gestione del turismo territoriale, in cui le Destination Management Organization (DMO) diventano il punto di riferimento unico tra istituzioni, imprese e territori.
L’obiettivo dichiarato è chiaro e condivisibile: superare la frammentazione municipale e far sì che il visitatore riconosca un territorio come un solo grande brand, non come un mosaico di campanili.
Le DMO non sono un esperimento improvvisato. In diverse regioni italiane rappresentano ormai un modello maturo e riconosciuto. L’Alto Adige e il Trentino restano i riferimenti più citati, capaci da anni di coniugare identità territoriale, investimenti digitali e destagionalizzazione dei flussi.
Le Dolomiti, gestite da un’unica regia che attraversa tre regioni diverse, dimostrano che un brand condiviso può reggere anche su territori amministrativamente complessi, purché la governance resti unitaria. La Toscana ha fatto lo stesso legando arte, cultura e benessere sotto un’unica regia promozionale.
Il filo conduttore di questi casi di successo è sempre lo stesso: una sola voce, una sola strategia, un solo interlocutore per il mercato e per gli investitori.
Nella provincia di Benevento sono state presentate, e ritenute entrambe valide dalla Regione, due proposte di DMO: SITUS - Sannio Innovativo Turistico Sostenibile e la DMO Sannio Matesino.
Sono due proposte legittime, nate da percorsi seri e da soggetti che hanno lavorato con impegno. Ma è difficile non interrogarsi sulla scelta di fondo: una provincia dalle dimensioni contenute, con caratteristiche territoriali largamente omogenee, aveva davvero bisogno di due organizzazioni distinte per gestire la propria destinazione turistica?
La stessa Regione, nel motivare la riforma, ha indicato come priorità il superamento della frammentazione. Costituire due DMO nello stesso territorio sannita sembra andare nella direzione opposta.
Il Sannio, per estensione e per caratteristiche del proprio patrimonio, avrebbe probabilmente tratto più forza da un tavolo unico, capace di mettere a fattor comune risorse, competenze e capacità negoziale, invece che da due strutture chiamate a dividersi budget, personale e visibilità sugli stessi mercati.
Dividersi, quando si è già un territorio di medie dimensioni che fatica a farsi conoscere rispetto a destinazioni consolidate, non rafforza: indebolisce. Il passato, da queste parti, lo ha già dimostrato più di una volta.
Resta, a questo punto, l’auspicio più concreto: che le due DMO sannite ottengano davvero i finanziamenti necessari e diventino pienamente operative, senza fermarsi alla fase del riconoscimento formale. Il Sannio conosce fin troppo bene il copione opposto.
I distretti rurali e i distretti agroalimentari di qualità della provincia di Benevento, ad esempio, che sono stati pensati per valorizzare filiere di eccellenza, hanno visto anni di tavoli tematici, protocolli d’intesa e convegni, senza però tradursi pienamente in strutture operative capaci di incidere sull’economia reale del territorio anche per mancanza dei finanziamenti promessi.
Che le DMO sannite non facciano la stessa fine è l’auspicio di chi guarda a questi strumenti come a un’occasione da non sprecare.
Ma perché questo avvenga, a mio parere, il territorio dovrà anche imparare la lezione più semplice: l’unità, non la duplicazione, è la condizione minima per competere.
COSTANTINO CATURANO
Presidente Ente Parco Taburno Camposauro

12/09/2026