Gepos, lavoratori in bilico e una sanità sempre più depauperata Economia
![]()
Non è stata un’ estate serena per i lavoratori della Gepos, l’azienda ospedaliera di Telese Terme, alle prese da settimane con una vertenza occupazionale che non sembra ancora trovare una risoluzione.
La vicenda era iniziata nei primi giorni di giugno, quando la famiglia Di Pietro, subentrata alla famiglia De Vizia nella conduzione della casa di cura telesina, aveva comunicato l’avvio di una procedura di riduzione del personale. Inizialmente erano circa 16 i lavoratori coinvolti, tra otto infermieri, un medico radiologo, due tecnici di laboratorio, un impiegato amministrativo e personale della cucina e dei servizi di supporto. Tale decisione aveva immediatamente provocato la reazione di Cgil, Cisl e Uil, che avevano chiesto a gran voce il coinvolgimento delle istituzioni e dell’Asl di Benevento.
Alla base della scelta della nuova gestione vi sarebbe soprattutto una situazione economica considerata particolarmente complessa. La Gepos avrebbe infatti registrato nel 2025 una perdita di circa 3,68 milioni di euro e un’eccedenza di personale rispetto al fabbisogno operativo effettivo. Da tali premesse, la proprietà ha avviato una procedura di riduzione dell’organico.
Tuttavia, dei lavoratori individuati inizialmente come esuberi, ovvero sette degli otto infermieri, hanno rassegnato le proprie dimissioni, venendo meno una delle principali condizioni che avevano portato all’apertura della procedura. Se la maggior parte degli infermieri considerati in esubero non lavora più nella struttura, secondo i sindacati, diventa infatti necessario interrogarsi sulla sopravvivenza dei presupposti iniziali della procedura.
Il confronto, pertanto, si è quindi spostato sulle altre posizioni rimaste in discussione. La proprietà ha presentato una serie di proposte con l’obiettivo di ridurre il numero dei licenziamenti, ma anche queste non hanno trovato il consenso dei lavoratori. Per due dipendenti della cucina è stato ipotizzato il trasferimento alla società incaricata della gestione esternalizzata del servizio, con il passaggio al contratto delle cooperative sociali e una perdita economica stimata dai sindacati in circa 300 euro al mese. Per un'altra unità è stato invece previsto un possibile ricollocamento all’interno dei reparti, qualora in possesso della qualifica di OSS. Per il tecnico di radiologia l’azienda avrebbe proposto il ritiro del licenziamento, mentre per i due tecnici di laboratorio è stata prospettata una riduzione dell’orario di lavoro da 36 a 20 ore settimanali, con conseguenze sia sul piano economico che contributivo. Rimaneva infine sul tavolo il licenziamento di un biologo. Anche in questo caso, però, l’assemblea dei lavoratori ha respinto all’unanimità le proposte. Secondo i sindacati, infatti, quelle indicate dall’azienda non sarebbero vere alternative ai licenziamenti, ma soluzioni che finirebbero comunque per produrre una riduzione dell’occupazione o un peggioramento delle condizioni economiche e contrattuali di alcuni dipendenti.
Ed è proprio qui che la vertenza assume un ulteriore elemento di complessità. Nel corso dell’incontro del 23 luglio, le organizzazioni sindacali hanno infatti contestato formalmente la presenza dei presupposti previsti dalla legge 223 del 1991 per il ricorso alla procedura di licenziamento collettivo. La Gepos, secondo Cgil, Cisl e Uil, non sarebbe cessata, né avrebbe subito una trasformazione o un ridimensionamento tale da giustificare il ricorso a questo strumento. Ma soprattutto, nel corso della trattativa, sarebbero cambiate le stesse motivazioni poste inizialmente alla base della procedura.
La questione viene ulteriormente complicata se si considera che la Gepos non rappresenta soltanto un’azienda privata, ma una struttura che svolge importanti servizi sanitari per il territorio. Per questo i sindacati, dato lo stallo nel dialogo con l’azienda, chiedono che anche l’Asl di Benevento venga coinvolta, così da verificare l’organizzazione del lavoro, le eventuali conseguenze che una riduzione del personale potrebbe avere sull’erogazione dei servizi sanitari e valutare soluzioni alternative.
La risoluzione della vicenda passerà ora per le mani delle istituzioni, chiamate a decidere sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie, da mesi coinvolti in una situazione di incertezza e stress. Allo stesso tempo, non si può non interrogarsi sulla qualità dei servizi sanitari e sulle possibili conseguenze che potrebbe avere una procedura di riduzione del personale, in un territorio in cui la sanità appare sempre più depauperata.
ANDREA ALBANESE

31/08/2026