I giovani agricoltori motore della macchina sociale Economia
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Quando si parla di Meridione italiano citando spesso la questione dei giovani agricoltori, molti guardano la cosa in maniera negativa considerando tali attività come attività di intralcio al compimento della costruzione di quella che viene considerata cultura generale.
A parere di alcuni questo pregiudizio diffuso non è altro che lo strascico di quella che è un’ideologia che si è radicata all’interno dell’Italia giolittiana, quell’Italia che, così debole e divisa da forti divergenze di carattere formale ed ideologico, trovava difficoltà nel risollevare quella fetta di meridione da cui sembravano provenire uomini di scarsa cultura, non capaci di accettare il progresso.
Ricordiamo un meridione conosciuto per pratiche come quella del soccorso morto e oggi ritroviamo l’immagine che molti hanno dei ragazzi che sono dediti all’ agricoltura e all’allevamento…
Pochi credono che, prima di esprimersi in merito, bisogna ricordare che questa attività non è altro che l’ingranaggio che permette alla macchina sociale di funzionare e che quindi c’è un necessario bisogno di incentivare ed incoraggiare i giovani che ne sono dediti.
Spesso accade che il lavoro degli agricoltori viene considerato meno dignitoso rispetto agli altri e ciò viene legittimato in maniera erronea.
Lo stesso Fichte in precedenza ci ha fatto notare che ciò che conferisce dignità ad un certo lavoro non è il ritorno economico bensì la volontà con la quale si svolge un tale lavoro ed è forse la considerazione sotto il punto di vista economico, affiancata dai pregiudizi altrui, che induce i giovani a non scommettere sulle proprie passioni.
Una tale considerazione però sarebbe incompleta in quanto attribuire la responsabilità ai giovani che si allontanano dalle loro attività cercando in altre il loro futuro significherebbe ignorare i disagi che inducono questi a mollare, tra questi bisogna considerare l’ufficializzazione di norme europee che non si confanno alle caratteristiche morfologiche e formali del territorio, ad affiancarsi a tale causa vi è certamente l’aumento progressivo sia dei tassi d’interesse, sia dei costi dei prodotti di cui si ci serve per l’agricoltura come ad esempio il carburante.
Ne abbiamo parlato con Giorgio Barbato studente dell’Università degli studi Federico II di Napoli e giovane agricoltore per dare risposta ad una serie di interrogativi che riguardano le modalità attraverso cui i giovani riescono ad essere resilienti nel restare legati alle attività agricole, sulle modalità attraverso cui lo stato li incoraggia e sulle modalità di gestione di studio e lavoro agricolo.
A tal proposito Giorgio afferma che i giovani agricoltori riescono a mostrare resilienza perché decidono di fare i conti con una realtà che si presenta non facile.
Secondo Giorgio lo Stato ad oggi dovrebbe garantire risorse per un ricambio generazionale continuando a mettere a disposizione una serie di sussidi come quelli del bando Ismea “Generazione Terra” che include anche il Premio di primo insediamento aziendale del giovane oltre ad un’altra serie di bandi di interesse locale e regionale, anche se per valorizzare i giovani è di fondamentale importanza rieducare la società.
Secondo Giorgio il settore agricolo ad oggi è carente di figure professionali dotate di un titolo di studio anche se una minoranza di giovani agricoltori riesce, seppur con sacrifici, a conciliare studio e lavoro. Giorgio ritiene che lo studio sia fondamentale per la resa di agricoltori con competenze professionali che rendono le aziende più efficienti anche se lo stesso dichiara che i giovani riscontrano difficoltà non indifferenti nella gestione totale dei loro impegni.
In conclusione aggiungerei che il messaggio che questo focus vuole dare è un messaggio rivolto non solo ai giovani agricoltori ma ai giovani in generale che coincide con quello di seguire le proprie passioni tenendo a debita distanza la possibile influenza dei pregiudizi che vi sono in giro.
RAFFAELLA MAZZACANO

17/11/2025