BENEVENTO - Habemus archiepiscopum In primo piano

Si temeva che potessimo fare il presepio senza un arcivescovo in cattedra. Felice Accrocca non poteva mantenere un interim mentre si allontanava verso Assisi, né da sede meno prestigiosa (l’arci del titolo di Felice è ad personam) governare la millenaria cattedra di Benevento.

C’è voluta la visita di Papa Leone XIV a Napoli per scovare la persona idonea a prendere le redini della Chiesa Beneventana. La comunicazione ufficiale dalla cattedrale beneventana è del 13 maggio ma la notizia era diventata pubblica il martedì 12. Il nuovo arcivescovo di Benevento è il napoletano Michele Autuoro, vescovo ausiliario nella capitale della Campania, originario di Procida.

Da un’isola del grande mare a una Arcidiocesi rinchiusa tra monti e valli e acqua di fiumi. Né si possono fare accostamenti col tempo in cui la Regione Ecclesiastica beneventana toccava il mare, perché si trattava del più modesto Adriatico. Che si poteva guardare dal santuario di San Michele sul Gargano. Di san Michele il nuovo Vescovo porta il nome e troverà a Benevento la cappella in suo onore alla fine del viale degli Atlantici, pronta a disegnare un percorso di preghiere (e di turismo) con i santuari di Foglianise e di Solopaca sul lato sud del Camposauro.

Nell’ultimo secolo si dà che da Napoli sia venuto alcun vescovo, tutt’al più un vescovo titolato beneventano approdò a Napoli sul nascere della breve “era fascista”. Da Mancinelli ad Accrocca è stato l’area centrale dello stivale a fornire i vescovi a Benevento. Lo stesso Raffaele Calabria venne dal tacco dello Stivale ma era di Cerignola, Sprovieri e Mugione dalla Calabria. Il napoletano Ascalesi chiuse nel 1924.

Da Napoli fecero un viaggio verso Benevento le reliquie di San Gennaro, al tempo dei Longobardi che fecero incetta di corpi di santi (è merito loro anche la custodia a Benevento dell’apostolo San Bartolomeo), ma Gennaro era beneventano, ammazzato nel napoletano e divenuto “primo cittadino” per devozione e rispetto della antica Partenope.

Vogliamo pensare ad una fortunata coincidenza, ci dispiacerebbe se la venuta di un capo della Chiesa da Napoli a Benevento fosse una certificazione di una sudditanza del Sannio dovuta alle strette maglie della potenza di quella cosa chiamata Regione. La Regione ci sta stretta. La Religione, nella storia di Benevento, è tutta un’altra cosa.

Vorrà dire che Michele Autuoro deve dimenticare Procida? Non sia mai. Da governatore della Chiesa beneventana può aiutarci ad allungare lo sguardo oltre i confini appenninici.

Chi scrive queste note ha imparato a fare il giornalista da un prete procidano con Il Quotidiano quando il nostro nuovo Vescovo non era ancora nato. Forse ne ha sentito parlare? Glielo chiederemo alla prima occasione.

M. P.