Il Sannio nodo viario primario con scarsa rendita In primo piano

Ci voleva un convegno, autorevole in quanto a presenze sul palco e rappresentativo in quanto a partecipazione in sala, per aprire un dibattito sui trasporti pubblici che attraversano il Sannio sebbene non sempre a beneficio delle comunità sannite.

Sinceramente sono rimasto colpito da due valutazioni giornalistiche, come quella che afferma: “la fotografia di una provincia che prova a fare sistema attorno al nodo dei trasporti”; ed un’altra che dice: “le officine sociali e politiche in mancanza di serie politiche di manutenzioni valoriali serviranno solo a riverniciare un problema arrugginito”.

Il nodo dei trasporti nel Sannio è in via di soluzione o è soltanto un “problema arrugginito”?

E qui va detto che quando in un ambiente politico si vuole affrontare senza superbia, ma con attenzione e rispetto, la tematica delle aree interne vanno posti in prima linea i servizi dei trasporti pubblici, però senza pensare che lo sviluppo si faccia solo con i trasporti.

Certamente è da considerare positivo il primo passo della “Officina delle Aree Interne”, promossa dal consigliere Pellegrino Mastella, sulle strade ferrate regionali e nazionali, purché ci si preoccupi non solo dei trasporti lungo il Sannio, ma anche di quelli per il Sannio.

E’ indubbiamente un problema di storia e di geografia la viabilità ferroviaria ed automobilistica nel Sannio, con epicentro e snodo nella città capoluogo.

Già duemila anni fa chi governava Roma individuava in Benevento un punto di attraversamento e snodo positivo.

Fu avviato da Appio Claudio, proseguito da Traiano e, nei secoli successivi, anche dai Longobardi, dai Papi, da Manfredi di Svevia; in parte anche i Borbone dovettero individuare in Benevento e lungo la valle del Calore una linea di traffico obbligatoria per collegare il tavoliere di Puglia con Napoli.

Ed infine va ricordato che, dopo l’unità d’Italia, la prima linea ferroviaria Roma-Bari non poteva non attraversare la Valle del Calore, trovando così nella città di Benevento il più operativo snodo verso la Puglia, il Molise, Salerno, Napoli.

Quindi l’attraversamento dell’area beneventana non fu una scelta ma una necessità, imposta dalla geografia più che subita dalla storia. Questo va detto anche perché è stata indubbiamente la particolare geografia di Benevento a fare la storia dei trasporti ferroviari che l’attraversano.

Purtroppo, rispetto a quello che avvenne nei secoli scorsi, oggi Benevento sta diventando un generico spazio di attraversamento e quindi tende ad essere non più centro di smistamento e snodo qual era al tempo dei Romani ed anche nel Medio Evo, fino al secolo scorso.

Purtroppo oggi rischiamo di diventare un qualsiasi spazio di attraversamento con elevati costi geoambientali.

Poco se ne parla, ma l’ultimo danno alla storica funzione epicentrica di Benevento è stato procurato dalla RFI (Ferrovie dello Stato) con il progetto di Hirpinia, che nella zona di Grottaminarda sta costruendo un costoso ed artificioso centro di raccolta che dovrebbe sostituire il ruolo svolto nel passato dalla città di Benevento.

Detto questo, forse andrebbe fatto un sollecito invito agli attuali esponenti politici regionali e nazionali, a non esaurire la loro attenzione sull’importantissimo ruolo nazionale ed anche internazionale della cosiddetta TAV Napoli-Bari; che finora ha soltanto sventrato i terreni più fertili del Sannio.

Dobbiamo essere attenti al rischio che questa arteria ferroviaria possa restare in qualche modo chiusa in sé senza provocare consistenti ramificazioni venose nell’intero spazio sannita, lungo sia la viabilità ferroviaria che automobilistica della Valle Caudina, della Valle Telesina, della Valle del Sabato, della Valle del Tammaro e del Valfortore.

E’ assolutamente necessario ed urgente che per l’ammodernamento dell’ex Ferrovia Cartone, lungo la Valle Caudina, siano accelerati i tempi, che dovrebbero avere lo stesso ritmo che la RFI usa per la TAV.

E quindi con lo stesso ritmo andrebbero eseguiti i lavori per l’elettrificazione della Campobasso- Benevento-Avellino, nonché la conclusione del raddoppio della superstrada verso Caianello ed il completamento della Fortorina da San Marco a San Bartolomeo.

Una sveglia, quindi, per RFI, EAV, ANAS e Regione Campania, perché servono non solo strade di attraversamenti interregionali ma anche di collegamenti interprovinciali.

Giustamente i promotori del progetto “Officine Aree Interne” hanno avviato i loro lavori dai trasporti per proseguire, con lo stesso stile, in campo economico-sociale: agroalimentare, industriale, scolastico, sanitario. E soprattutto c’è da sperare che non pongano in riserva il discorso sulle energie rinnovabili, che oggi trovano nel Sannio una delle primarie province produttrici, e che peraltro presentano particolari esigenze di trasporto e di impianti di accumulo nel territorio di produzione.

Non va dimenticato infine che quello che avvenne duemila anni fa nell’area beneventana non fu soltanto un veloce attraversamento viario al servizio dell’Impero, ma anche la creazione di uno dei principali centri economici e politici lungo la dorsale appenninica del Centro e del Sud Italia.

ROBERTO COSTANZO