Elezioni Regionali: cosa succede dopo l'eredità ingombrante di De Luca? In primo piano

In quest'estate, se sul fronte musicale non c’è stato un vero tormentone capace di monopolizzare radio e spiagge, siamo però stati accompagnati dalla politica e soprattutto dal toto-nomi per le elezioni regionali che, come stabilito dal Consiglio di Stato, dovranno tenersi entro il 23 novembre 2025. L’estate sta finendo ma a non andarsene è il clima di incertezza che si è generato intorno al post-De Luca: a destra, a sinistra e anche al centro, al quale, per ragioni storiche evidenti, Benevento risulta particolarmente legata.

Nel cosiddetto “campo largo” che comprende PD, Movimento 5 Stelle e altre forze progressiste, il nome più quotato è ancora quello di Roberto Fico, ex Presidente della Camera ed esponente di punta del M5S. La segretaria dem Elly Schlein, dopo un incontro con De Luca a luglio, aveva spianato la strada alla sua candidatura, che avrebbe avuto anche la tacita benedizione del governatore uscente, ottenuta, secondo i più maligni, in cambio di un appoggio per la nomina del figlio Piero De Luca alla segreteria regionale del partito. Peccato che la strada non sia così spianata: a settembre, infatti, lo attenderebbe la sfida congressuale con l’eurodeputato e giornalista Sandro Ruotolo.

Del resto, consegnare la segreteria regionale del partito a De Luca Junior sembrerebbe un vero e proprio paradosso: dopo anni di lotte interne contro De Luca Senior, culminate negli ultimi mesi con un massiccio ostruzionismo su un possibile terzo mandato, sarebbe a dir poco curioso vedere un De Luca in un ruolo di spicco nello stesso partito. Forse non avevano fatto i conti con una maggioranza silenziosa di fedelissimi al governatore uscente? In ogni modo, non sembra affatto profilarsi un’uscita di scena per l’ex sindaco di Salerno, dato che il suo nome continua ad avvolgere nebulosamente le sorti del suo partito.

Clemente Mastella, sindaco di Benevento, eterno ago della bilancia e leader di “Noi di Centro”, dal canto suo non ha nascosto un certo favore per Fico, considerandolo “il più democristiano dei Cinque Stelle” e ha invitato a deporre le armi nelle diatribe interne, ricordando che la Campania è una regione contendibile e decisiva anche in vista delle Politiche 2027. Mastella, coerentemente con la sua storia politica, si è proposto come mediatore tra PD, M5S e De Luca, richiamando la necessità di un processo di ricomposizione per rendere competitivo il centrosinistra. Il partito di Mastella rivendica un ruolo autonomo e centrale, quasi messianico. Non a caso, il coordinatore regionale di “Noi di Centro” Pasquale Giuditta ha recentemente definito il partito “l’unica forza a rappresentare il centro nel campo largo”, ispirandosi ai valori della vecchia (ed eterna) Democrazia Cristiana.

Inoltre, in vista delle regionali, Mastella risulta anche essere corteggiato dal centro destra.  Francesco Rubano (FI) ha lanciato un appello a Mastella per una convergenza civico-moderata, sostenendo che, uniti, Forza Italia e Noi di Centro avrebbero ottime possibilità di vittoria persino contro una coalizione compatta di centrosinistra. Mastella, però, ha finora ignorato la proposta, ritenendo inadeguate le richieste e preferendo puntare sul campo largo del centrosinistra.

Invece a destra, fino a poche settimane fa, il nome del ministro Matteo Piantedosi sembrava essere il più accreditato a sfidare il cosiddetto “campo largo” di centrosinistra. Oggi, però, la sua candidatura appare definitivamente tramontata e il toto-nomi è sempre più incerto. Emergono diversi profili, ma nessuno sembra in grado di rappresentare una soluzione di compromesso capace di mettere tutti d’accordo. Tra i candidati più citati figurano Edmondo Cirielli, viceministro degli Affari esteri; l’avvocato Giosy Romano, capo della struttura della Zes unica del Sud, un candidato gradito soprattutto all’ala centrista; il rettore dell’Università “Luigi Vanvitelli”, il Prof. Giovanni Francesco Nicoletti e il rettore dell’Università di Napoli “Federico II”, il Prof. Matteo Lorito: entrambi possibili nomi di mediazione. E infine, è emerso un nome noto della politica nazionale, quello di Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati.

Quello che è certo che a destra non c’è alcun nome che abbia la forza di imporsi sugli altri, la sinistra e il centro invece risultano essere bloccati da strategie e giochi politici. La partita è ancora aperta e, al momento, ogni previsione sul prossimo governatore sarebbe azzardata. Questa impasse é sicuramente significativa e passabile di tante riflessioni: il vuoto lasciato da Vincenzo De Luca non riguarda soltanto la scelta di un successore, ma pone anche domande riguardo la sua eredità politica. Si tratta di un’eredità costruita su fortissime radici locali e regionali, essendo per lui determinanti, ma indipendenti e avverse alle logiche di partito.

ANDREA ALABANESE