La nuova stagione del 118 nel Sannio Società

La cronaca sanitaria della nostra provincia, circa un anno fa, si è a lungo concentrata sulle criticità dell’assistenza territoriale di emergenza-urgenza. Al centro dell’attenzione vi era, in particolare, la grave crisi gestionale e organizzativa del Servizio 118.

In quel periodo abbiamo assistito - e ne abbiamo dato conto - a un acceso confronto, sfociato anche in vertenze sindacali, tra i sanitari del 118, ormai ridotti a un numero estremamente esiguo, e il dirigente responsabile del Servizio e i vertici dell’ASL di Benevento. Il nodo principale riguardava la grave carenza di medici nelle postazioni territoriali e, soprattutto, le modalità individuate per farvi fronte.

La soluzione adottata nel luglio 2023, con l’avvio in via “sperimentale” della cosiddetta demedicalizzazione di alcune ambulanze, secondo un modello già utilizzato in altre regioni italiane, era apparsa sin dall’inizio difficilmente adattabile alla realtà dell’ASL di Benevento.

Quelle esperienze, infatti, erano maturate in contesti territoriali non sempre sovrapponibili a quello sannita, spesso caratterizzati da condizioni orografiche meno complesse e da una rete ospedaliera più capillare e facilmente raggiungibile. Un modello organizzativo valido altrove non può essere automaticamente trasferito al territorio sannita senza tener conto della sua orografia, della viabilità, delle distanze e della distribuzione dei presidi ospedalieri.

Sono elementi che nella provincia di Benevento assumono un peso determinante, per la conformazione prevalentemente collinare e montana del territorio, la viabilità non sempre agevole e i tempi di percorrenza verso gli ospedali che, in molte aree, possono risultare particolarmente lunghi.

La prospettata demedicalizzazione aveva suscitato un diffuso malcontento, del quale si erano fatti interpreti anche esponenti politici, rappresentanti sindacali, autorità religiose e realtà della società civile. Al centro del confronto vi era soprattutto il mancato pieno ricorso alle “prestazioni aggiuntive”, strumento previsto dalla normativa e dalla disciplina contrattuale per fronteggiare le carenze di personale e coprire i turni vacanti. 

I sanitari chiedevano che tale possibilità venisse utilizzata prioritariamente, così da limitare il più possibile la demedicalizzazione e preservare, soprattutto nelle aree più disagiate e distanti dagli ospedali, la presenza del medico sui mezzi di soccorso.

Un primo aiuto era giunto dal Legislatore che, con il Decreto Milleproroghe, aveva consentito di prolungare la permanenza in servizio dei medici del 118 prossimi al pensionamento.

Il vero cambio di passo si è registrato nell’agosto del 2025 con l’insediamento del nuovo management dell’ASL di Benevento e con l’avvicendamento al vertice del Servizio 118. È stato ristabilito il dialogo con i professionisti e le criticità organizzative sono state affrontate facendo pieno ricorso agli strumenti normativi disponibili. Oggi, pur permanendo una grave carenza di personale, il servizio viene regolarmente garantito e non si registrano né particolari disservizi né la conflittualità sindacale e sociale del passato.

I numeri, tuttavia, restano preoccupanti: a fronte di una dotazione organica prevista di 72 medici, quelli effettivamente in servizio sono circa la metà. Il problema, dunque, non è scomparso ma è stato governato con maggiore efficacia.

A rendere possibile l’attuale equilibrio sono soprattutto le prestazioni aggiuntive e la permanenza in servizio di alcuni medici prossimi al pensionamento. Soluzioni efficaci nell’immediato, ma che non possono sostituire il necessario completamento degli organici. Tanto più considerando la gravosità dell’emergenza territoriale: un’attività assicurata 24 ore su 24, su turni e in postazioni distribuite sull’intera provincia, spesso distanti dai luoghi di residenza.

Il dato concreto è, dunque, che il nuovo management ha impresso una svolta alla gestione dell’emergenza sanitaria territoriale, garantendo la tenuta del servizio nonostante la grave carenza di organico, attraverso un più efficace utilizzo delle risorse disponibili e una rinnovata attenzione al 118. Un risultato particolarmente significativo per un’ASL, come quella di Benevento, caratterizzata da una vocazione essenzialmente territoriale e che non gestisce direttamente presidi ospedalieri.

Ma è proprio guardando al futuro che emerge la questione più importante: cosa accadrà quando, raggiunti limiti di età non più prorogabili, altri medici lasceranno il servizio e le risorse oggi disponibili non saranno più sufficienti? Pensionamenti e persistenti difficoltà di reclutamento impongono, infatti, di programmare oggi il 118 di domani.

Occorre allora interrogarsi su quale potrà essere, in un futuro non troppo lontano, l’organizzazione del 118 nella provincia di Benevento. Senza indulgere in facili catastrofismi, un’ulteriore riduzione del personale medico potrebbe rendere sempre più difficile garantire l’attuale copertura dei turni. In tale scenario, la tanto contestata demedicalizzazione di alcune ambulanze potrebbe tornare in discussione, non più come semplice scelta organizzativa, ma come conseguenza della progressiva indisponibilità di medici.

Un’altra ipotesi potrebbe essere la rimodulazione delle postazioni territoriali. Una scelta che, qualora diventasse inevitabile, dovrebbe fondarsi su criteri oggettivi e trasparenti: bacino di utenza, numero e tipologia degli interventi, rapporto tra interventi e popolazione servita, caratteristiche orografiche e viarie, tempi di percorrenza, distanza dagli ospedali e dalle altre postazioni di soccorso.

Provvedimenti di questo genere sarebbero inevitabilmente difficili e impopolari e potrebbero innescare una competizione tra territori e amministrazioni locali, ciascuno impegnato a difendere i servizi destinati alla propria comunità, con il rischio che alle esigenze assistenziali si sovrappongano interessi politici e logiche campanilistiche.

Proprio per questo la questione deve essere affrontata prima che diventi un’emergenza. La programmazione sanitaria regionale e provinciale deve anticipare il problema e individuare per tempo un modello sostenibile, costruito sulle peculiarità del territorio sannita, affinché carenze di personale e ritardi nella programmazione non finiscano per ricadere, ancora una volta, sulla qualità dell’assistenza garantita ai cittadini.

ENZO TRIPODI