Nomi, soprannomi, appartenenze Società

Oggi più che di nomi “propri” di persona si dovrebbe parlare di nomi “comuni”. Non basta, infatti, nel mondo del Web avere un nome, un cognome e perfino una data di nascita. E’ molto probabile che quella triplice combinazione identifichi un gran numero di soggetti. Da ciò la necessità di ricorrere ad acronimi o nomi di fantasia, composti spesso da lettere e numeri.

D’altra parte, la necessità di distinguere i possibili casi di omonimia era già stata risolta dalla gente comune con i “soprannomi”. Nei rioni popolari di Napoli anche i manifesti di lutto era sensibili a quella richiesta “di chiarimenti”. Se moriva un Ciro Esposito o una Assunta Spina nei quartieri di Forcella e Santa Lucia, era d’obbligo una precisazione, onde evitare spiacevoli inconvenienti di condoglianze mal indirizzate. Per esempio: “E’ venuta a mancare Maria Esposito, detta “a pizzaiola”……” oppure “E’ improvvisamente deceduto Giovanni Spina, detto “o piscatore”……..”.

Certo che se uno ha la ventura di chiamarsi Napoleone o Zenobio di nome, è quasi inutile dare anche il cognome. Nella comunità in cui vive, la possibilità di confusione è davvero rara.

Anche oggi, nella vita politica o sociale, si sente spesso la necessità di precisare, di dare ulteriori informazioni su una persona, un individuo, un cittadino. In questo caso si ricorre alle “appartenenze”. Per esempio, in tempi recenti le nomine di alti funzionari o manager presso importanti strutture cittadine, sono seguite da una specifica: “appartenente all’area di……” e segue il nome di un politico, spesso nemmeno di grande rilievo. Perché tutto questo? E, soprattutto, perché il cittadino si sta abituando ad un così evidente stato di “appartenenza” quando invece dovrebbe – e come se dovrebbe!! – allarmarsi? Ma come, un ruolo così importante dovrebbe essere svolto solo dal dirigente “migliore” per titoli, curriculum e risultati ottenuti!! Perché viene assegnato ad un Pinco Pallino così anonimo, come Ciro Esposito al Pallonetto, tanto da doverlo identificare meglio (“appartenente all’area di …..”)?

Le risposte a questi quesiti sono note a tutti noi, nella loro semplicità. Pinco Pallino, grazie al suo sponsor politico, passa a ricoprire un incarico che è molte volte più remunerativo di quello che aveva, per non parlare degli aspetti collaterali: conoscenze, potere, relazioni sociali. Egli non può, come sarebbe doveroso, chiedere il giorno dopo al giornale che lo ha etichettato come “appartenente all’area di ….” una rettifica: non appartengo a nessuno, sono stato nominato perché il più idoneo alla nomina per titoli e curriculum. Questo sarebbe indelicato (?) nei confronti di chi tanto si è speso per lui; potrebbe essere visto come una sorta di dichiarazione di “indipendenza”. Invece, Pinco Pallino conosce bene le consuetudini. Quando riceverà “una” telefonata, presterà la massima attenzione “solo” a quella: è andato lì proprio per quel fine. Esiste solo con quell’appartenenza.

Il suo solo nome e cognome non bastano per identificarlo come persona, proprio come a Ciro Esposito, detto l’africano, o ad Assunta Spina, detta ‘a chiattulella.

LUIGI PALMIERI 

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