Siano i cittadini soggetti attivi del cambiamento Società

Fermento e preoccupazione per le prossime elezioni comunali e molti sono già in campagna elettorale. Si organizzano, chiedono gli appoggi degli amici, avvicinano gente “che conta”, che ha un “discreto seguito”… Ma i cittadini sono stanchi, non hanno più fiducia in chi li amministra e si sente da più parti dire: “ Sono tutti uguali, chiunque arriva lì pensa solo a sè stesso “ o anche “la politica è sporca”. E questo convincimento, questa etichettatura del politico come affarista e opportunista aumenta il distacco fra individuo e potere generando un circolo vizioso del cittadino che si disinteressa della politica e del politico che continua a gestire la cosa pubblica a suo piacimento.

Infatti se il cittadino s’interessasse e partecipasse alla vita della propria comunità e del proprio territorio forse verrebbe a conoscenza della verità e potrebbe decidere con autonomia e condivisione. Ma certamente lo stato di indifferenza degli individui trova delle motivazioni nei comportamenti ormai diffusi di amministratori che in diverse realtà territoriali non amministrano con giustizia , umiltà, competenza, professionalità, lealtà, passione e soprattutto nel rispetto del cittadino.

E quando sui giornali si leggono dichiarazioni di politici cattolici che non si ritrovano più nei valori dei partiti di cui fanno parte viene da sorridere se non addirittura da compatirli.

Perché hanno fatto questa scelta ? E se non si ritrovano più perché non si dimettono? Dov’è la coerenza? Lo scranno comunale è così seducente?

La Democrazia Cristiana che un tempo raccoglieva quanti si dichiaravano cattolici alla sua scomparsa ha fatto sì che coloro che ne facevano parte trovassero collocazione in altri soggetti politici dove la presenza dei cattolici costituiva la minoranza. Allora, perché chi cattolico si ritiene non ha continuato a sostenere e difendere i valori legati a tale professione religiosa? La gente chiede una maggiore moralizzazione , ha bisogno di esempi di governanti che tale moralizzazione la praticano sia per quanto riguarda la vita privata che quella pubblica.

Il malcontento dell’illegalità

Certamente l’illegalità e la corruzione hanno origini antiche e perfino l’unità d’Italia, secondo la lettura del revisionismo storico, non si sarebbe mai realizzata se non fossero stati corrotti 16 ufficiali borbonici processati poi in seguito per non aver posto resistenza ai garibaldini e accusati quindi di tradimento e corruzione.

E gli stessi fratelli Cavour, se vogliamo rimanere nel medesimo periodo storico, furono giudicati affaristi spregiudicati per aver durante una carestia fatto incetta di farina e grano nei mulini di Collegno dei quali erano i maggiori azionisti.

E perfino a Crispi furono offerti 718.00 lire ( 13 miliardi d’oggi) per coprire lo scandalo che coinvolgeva la Banca Romana e i vari capi del governo circa la questione Unità d’Italia.

E oggi, nonostante il progresso culturale e sociale e nonostante la tecnologia che controlla e informa su quanto accade nel mondo, ci si continua a lamentare che non c’è giustizia e non solo quella giudiziaria ma quella che dovrebbe essere garantita in ogni settore della vita quotidiana da chi guida la nazione compreso gli Enti locali.

Lo scadimento della politica

La causa principale di questa decadenza e disfunzione dell’istituzione politica è la perdita di valori etici in nome di un laicismo falso e spregiudicato che ha confuso il relativismo etico con quei valori che sono universali e punti di riferimento per la convivenza e la coesione sociale. Platone e Aristotele concordavano all’assegnare a chi governa una funzione educativa ed etica . Ed Hegel, condiviso dallo stesso Gentile, andava affermando: “ E’ lo Sato a dare contenuto etico alla condotta degli individui. Lo Stato moderno da un lato tutela gli interessi particolari degli individui, dall’altro li riconduce all’idea etica dello Stato ”.

E oggi la questione morale investe aspetti di estrema delicatezza e complessità come i dibattiti sulla bioetica, sull’etica ecologica. Questi s’incentrano su questioni che attengono alla vita umana, al rapporto con l’ambiente. Né si può dimenticare la forte componente etica del problema dell’ “altro” riconducibile al tema della differenza. Problematiche sociali coinvolgono di riflesso anche il territorio e di fronte alle quali chi governa deve assumersi le sue responsabilità.

Riaffermare i valori cattolici

E quindi per tornare alle nostre elezioni amministrative è necessario che ogni singolo cittadino, ma soprattutto quanti si professano cattolici, s’impegnino, si confrontino e si uniscano per recuperare l’eticità della politica perché in un momento così difficile, come quello che stiamo vivendo , l’unica speranza di un miglioramento sociale sta nel ripristino dei valori cattolici. E poiché le alleanze e i singoli partiti non hanno più una precisa definizione e connotazione, per cui chi ci amministra non sa se seguire la propria coscienza o l’indicazione partitica, l’individuazione elettorale va focalizzata su chi dimostra col proprio stile di vita e nello svolgimento della sua professione una convinta e trasparente coscienza morale.

E riprendiamo oggi l’antica missione socratica di risvegliare la città, di smascherare e svergognare tutti coloro che scambiano per valori il potere, la fama, la bellezza fisica perché in ogni tempo e in ogni società il bene della città va oltre la politica stessa e riguarda l’uomo.

E se, però, in quel lontano periodo della storia Socrate per la sua missione pericolosa fu accusato di empietà oggi i principi democratici ci permettono, anzi ci incoraggiano ad essere soggetti attivi del cambiamento.

Marisa Zotti Addabbo