Unesco e Forum delle Culture Società

Da qualche parte sta scritto: “Mancò la fortuna, non il valore”. Si potrebbe parafrasare: “Mancò la benzina, non il semaforo”. Pare, infatti, che, una volta messe in ordine le cisterne e le pompe dei benzinai (i prezzi sono occhei), si accenderanno i semafori a via delle Puglie e a via Pacevecchia.

Trattasi di sfortunati “regali” elettorali stroncati sul nascere dalla “pazziella” delle dimissioni della maggioranza dei consiglieri in carica che mandò a casa il sindaco Pepe e la sua Giunta in piena campagna elettorale. Che si trattasse di un omaggio elettorale al popolo beneventano fu costatato subito. I lavori, avviati con una alacrità fuori dal comune (mi raccomando la minuscola), furono immediatamente sospesi. Ripresero il martedì dopo le elezioni. Il regalo veniva reimpacchettato e recapitato, nonostante tutto, al destinatario. Senza più bisogno di un cerimonioso biglietto d'accompagnamento, ma con la baldanza di un legittimo vincitore alla prima botta.

Si notò una differenza. Non più l'allegro-presto-con brio, ma una sorta di adagio-piano per ostentare al popolo la sapiente magnificenza di un prodotto denominato, addirittura, semaforo intelligente.

Passata la necessità dell'accensione alla vigilia delle elezioni, con l'evidente intenzione di incanalare il voto, si trattava, adesso, di dirottare il traffico. Alla prova del marchingegno di via Pacevecchia all'incrocio con la panoramica Luigi Intorcia forte fu il sospetto che la ditta non avesse corretto la programmazione: il risultato fu un ingorgo, proprio del tipo che piace al candidato quando constata che c'è la fila davanti al seggio, una fila - s'intende - di fedelissimi, pazienti ed anzi desiderosi di farsi riconoscere come portatori sani di voti puliti.

Un pomeriggio e una mattinata furono sufficienti per prendere la saggia decisione di spegnere tutto. I beneventani erano più intelligenti del semaforo intelligente. Annusandosi e provandoci con azzeccate sterzate (usando addirittura le frecce) riescono a non esagerare con le code e a tornare a casa (o andare al lavoro) senza fare tardi. Fermo restando che il semaforo intelligente sarà sicuramente intelligente, ci si poteva chiedere chi fosse l'ipodotato.

Il popolo (compresi i sostenitori della lista Nardone-Viespoli-Mastella), poco propenso ad approfondire, immaginò che ci fosse stato un saggio dietro-front. Tanto più che il semaforo restò spento per alcuni mesi.

Poi arrivarono i tecnici, aprirono le cassette, sistemarono i fili. Operai dotati dell'occorrente ridipinsero la strisce. Vuoi vedere che approfittano degli scioperi degli studenti per fare nuove prove?

Il sospetto trovò conferma in una frase assessorile: “...Se l'impianto non dovesse essere ritenuto utile, verrà spostato altrove”. E che male hanno fatto quelli di “altrove” per vedersi affibbiare il semaforo intelligente?

Le strisce nuove le hanno fatte anche all'incrocio tra via delle Puglie e via Avellino. Due indizi, con i precedenti, fanno una prova. Vuoi vedere che un giorno o l'altro ci troveremo con due semafori intelligenti accesi contemporaneamente?

Le parole sono pietre? Si dà il caso che Rosario Guerra sia assessore alla mobilità. Si fosse chiamato assessore al traffico, sarebbe contemplato anche un blocco (del traffico). Ma la parola mobilità parla da sola. A meno che non esista la mobilità statica, come la circolazione statica cui dichiararono di essere addette due malconce vigilesse del centro di Torino a chi osò chiedere che ci facessero conciate com'erano. Le sciagurate risposero, appunto: “Siamo addette alla circolazione statica”. Facevano le contravvenzioni alle macchine in divieto di sosta. O l'assessore Guerra si interessa anche di questo?

Tra tecnologia e logica un qualche legame ci dev'essere, per cui noi nutriamo sincera fiducia che, sui semafori, possa essere presa la decisione più saggia. Tenerli spenti, per attaccarci siloca e manifesti del circo.

Altrettanta saggezza è auspicabile per quanto riguarda il tavolo UNESCO, da poco messo su a Palazzo Mosti. Si legge di una lunga riunione nel corso della quale è stato richiesto ad ogni assessori di stilare un proprio piano e di quantificare un preciso budget per realizzare armonicamente quanto ciascuno immagina sia necessario per sfruttare a fini turistici e culturali Santa Sofia dell'Unesco.

Ci permettiamo umilmente di dubitare dell'efficacia del metodo. Che somiglia molto a quello del presepio. Che ha visto l'assessore ricco erigere il manufatto ferroso a piazza IV novembre e quello povero accontentarsi delle pecorelle luminose sotto l'Arco di Traiano. Devo dire che ai beneventani è giunto inusitato il giudizio dei visitatori palermitani scandalizzati dalla circostanza che un monumento come l'Arco potesse essere profanato da tanta cafonaggine.

Onde evitare che qualche assessore si faccia venire in mente partite di pallone in costume davanti a Santa Sofia, ci permettiamo (sempre umilmente) di affermare che bisogna prima definire un piano complessivo di valorizzazione della città targata Unesco e, in un secondo tempo, assegnare la realizzazione di singoli capitoli alla cura di assessore e relative strutture amministrative.

Lo Statuto comunale prevede la creazione di appositi organismi di consultazione per far giungere all'Amministrazione idee e suggerimenti.

L'esperienza dei semafori può insegnare molto. Nel senso che errare è umano, ma perseverare è diabolico.

Tra l'altro, l'anno prossimo a Napoli (cioè in Campania) ci sarà il Forum delle Culture. I Longobardi con Santa Sofia, i Romani con l'Arco Traiano, Benevento con la sua storia hanno titolo a stare (da protagonisti) nel Forum delle Culture? Visto che a Napoli ci potrebbe essere un “bis” della Coppa America sarebbe l'occasione buona per presentarsi nella capitale della Regione con progetti e proposte, a partire da una Città Spettacolo degna di stare nel cartellone del Forum, proponendo - che so - una “prima rappresentazione” in Campania della “Napoli Milionaria” di Eduardo De Filippo e Nino Rota andata in scena al Festival di Spoleto nel 1977 e mai più riproposta.

Davvero Napoli nel 2013 rifiuterà ancora di essere “milionaria”?

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it