Università e polemiche Società

La polemica è una sottocategoria della politica (o la politica è la sottocategoria della polemica?). I greci antichi dicevano pòlemos per indicare la guerra. Diciamo allora che la polemica, pur essendo praticabile in tanti altri campi della vita umana, è un ingrediente necessario della politica.

Quando si dice: il gusto per la polemica. C'è chi non ne può fare a meno e c'è chi ci casca.

E' successo che Tél (acronimo di Territorio è Libertà, un movimento che si riconosce nell'orbita del senatore Pasquale Viespoli) abbia organizzato un confronto sul tema dell'Università del Sannio. Direttore d'orchestra Giancristiano Desiderio, ne hanno discusso (ognuno rifacendosi a personali testimonianze) lo scrivente, Pietro Perlingieri e Pasquale Viespoli. Reclutato nell'uditorio, ha parlato anche Antonio Pietrantonio.

Come ogni lettore sa, tolto il sottoscritto, si tratta di “protagonisti” della nascita del polo universitario beneventano come gemmazione dell'ateneo salernitano e della sua autonomia. Inevitabile la puntualizzazione di meriti, ivi compreso il cavalleresco attestato di Viespoli a Pietrantonio, nonché la “precisazione” (così l'ha definita Perlingieri, aggiungendo che è la prima volta che ne parlava) circa il ruolo (non) avuto da Ortensio Zecchino nelle manovre politiche in commissione istruzione del Senato allorché l'Università di Benevento vide la luce insieme a “consorelle” calabresi e varesine.

A fronte degli sforzi fatti dalle amministrazioni locali del passato e dell'impegno posto dai “padri fondatori”, soprattutto Viespoli (ma anche Perlingieri) hanno posto sul piatto il mancato utilizzo di un intervento dell'INAIL che renderebbe possibile la realizzazione del polo scientifico e di parte delle residenze studentesche e lo sganciamento della Provincia dal Consorzio per la promozione dell'Università che tra gli scopi statutari ha anche quello di “sostenere” la residenzialità degli studenti.

Come mai ad una discussione sull'Università del Sannio non era presente nessun governatore della medesima? E' stato riferito che il Rettore, regolarmente invitato, o forse solamente contattato, avrebbe accampato impegni precedentemente assunti.

Per giorni abbiamo assistito ad una guerra di dichiarazioni sul chi e sul come sia partito (e non arrivato o non proprio partito) l'invito al Rettore. Un diversivo sul quale è scivolata e si è arenata la discussione. Con l'ultimo codicillo di un intervento del responsabile culturale del PDL, nonché componente del Consiglio di Amministrazione dell'Università (Mimmo Zerella), che è stato tirato per le orecchie da un suo superiore di partito (Roberto Capezzone).

Restano tutte in piedi le cose serie che si sono dette nel convegno, che si possono così sintetizzare.

- L'università del Sannio è stata immaginata dei suoi sostenitori, a partire dagli anni '60 del secolo scorso (Viespoli ha citato le iniziative del giovane Giovanni Fuccio), come luogo di formazione di nuova classe dirigente. Non una qualunque leva per lo sviluppo, ma la leva fondamentale della cultura, del sapere, della ricerca per scuotere dalle fondamenta una società arcaica, chiusa, refrattaria e asfittica.

- Proprio per la radicalità delle ipotesi fondative dell'istituto universitario, le classi dirigenti dell'epoca non l'hanno mai realmente sostenuta. Si rifiutò la strada empirica di una statizzazione, ad esempio, dell'Università degli Studi Turistici di Faicchio, messa su da Umberto Fragola, preferendosi la via maestra del disegno di legge destinato a naufragare nei meandro parlamentari, ma archiviato agli atti dei buoni propositi.

- Quando, grazie a coraggiosi e concreti interventi preparatori (il Consorzio per la promozione dell'università con presidente Perlingieri, l'approntamento di locali a spese dell'Amministrazione Pietrantonio) e a fortunate congiunzioni astrali (Zecchino presidente della commissione senatoriale con lo stesso Perlingieri senatore della stessa commissione componente e Viespoli sindaco della città) l'Università del Sannio prese forma, si puntò su facoltà innovative, originali, moderne. Quelle che, poi, hanno dato i frutti più significativi in termini di produttività di nuove professionalità.

- L'occupazione della politica, manifestatasi con le elezioni dei rettori (Cimitile e Bencardino) in opposizione alla precedente leadership di Perlingieri ha provocato una spaccatura insanabile e una coltivazione del consenso in stile bassoliniano.

- Proprio quando Provincia e Comune si sarebbero trovati allineati anche politicamente sulla medesima onda politica, l'Università del Sannio ha dato segni di “autosufficienza”, rifiutando contributi economici procuratigli da forze di governo di segno opposto. Viespoli rivendica il merito di aver fatto arrivare a piazza Guerrazzi i soldi serviti per acquistare gli edifici messi a disposizione dal Comune, che si è visto così ritornare le notevoli somme anticipate. E imputa alla gestione dell'Università il non aver saputo entrare in sintonia con i 52 milioni messi sul tavolo dall'INAIL.

- Il Consorzio, per il venir meno di qualche socio fondatore (la Provincia, in primis), va verso la procedura di liquidazione.

- Tra i provvedimenti allo studio da parte del Governo ci sono anche i tagli e gli “accorpamenti” delle piccole università.

Se così stanno le cose, è il momento di accantonare le polemiche, per recuperare il senso della spinta iniziale. Deve essere proprio l'Università a provocare il massimo consenso attorno alle ragioni della sua esistenza e, se necessario, del suo rilancio.

I beneventani possono devolvere all'Università il cinque per mille dei redditi denunciati. Il Rettore Filippo Bencardino non abbia paura di chiedere. Meglio chiedere che chiudere.

MARIO PEDICINI

mariopedicini@alice.it