25/01/2013

L'Azienda Agricola Gentilcore verso nuovi traguardi

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Le antiche civiltà già lo sapevano, oggi le ricerche mediche lo confermano: l’olio extra vergine d’oliva fa bene alla salute. In un territorio come il Sannio, a grande vocazione olivicola dove si alternano aree di montagna alle colline, da generazioni si produce e si imbottiglia olio al 100 per cento italiano, ovvero il più ricco di acido oleico, un potente antiossidante. Territorio e colture, passione e professionalità, tradizione e ricerca, tipicità ed innovazioni sono tutti ingredienti che spingono non pochi agricoltori sanniti a produrre una miscela unica, capace di soddisfare anche i palati più esigenti. Un bellissimo esempio di questo nuovo modello di agricoltura, tutta orientata alla qualità e all’innovazione, è l’Azienda Agricola Biologica Gentilcore, con sede a Molinara, gestita dai fratelli Giorgio e Claudia. Entro le sue mura, l’arte antica della lavorazione si sposa in perfetta armonia con le tecnologie moderne, generando un olio di grande genuinità e purezza. Non da meno sono i legumi della famiglia Gentilcore, dai fagioli al farro, dall’orzo al mais, alle farine fino al vino. Li abbiamo incontrati per saperne di più della loro eccellente produzione.

Negli ultimi anni l’azienda agricola è molto cambiata: la ricerca della qualità, ha spinto molti giovani a continuare, con in idee nuove, attività che il più delle volte si tramandano da generazioni. Da cosa nasce la scelta d’impegnarsi in un lavoro non privo di rischi e di sacrifici come quello dell’agricoltore?

Nasce innanzitutto dall’amore per la terra, per i luoghi dove siamo nati e cresciuti e per un debito umano nei confronti dei nostri nonni e dei nostri genitori, i quali ci hanno lasciato un patrimonio inespresso, la voglia di riscatto e soprattutto la volontà di mangiare sano per vivere bene.

Sono tanti i prodotti, anche biologici, che quotidianamente offrite ad una platea di consumatori in continua crescita: in particolare per l’olio, avete ottenuto anche importanti riconoscimenti. Insomma lei può dire “avevo visto giusto”, è così?

Premetto che ho lasciato l’Esercito dopo 5 anni per tornare a lavorare nel mio paese, con la ferma intenzione di puntare tutto sull’olio di ortice, un prodotto che credo abbia enormi potenzialità per gusto e freschezza. È vero, avevo visto giusto, perché dalla prima occasione - campagna del 2010 - abbiamo avuto ambiti riconoscimenti per il CUORE D’ORTICE, monocultivar di ortice, con piazza d’onore e menzione di merito al concorso nazionale l’Oro d’Italia; è stata poi la volta della medaglia d’oro ad un concorso internazionale di Los Angeles, le 'tre foglie' dal Gambero rosso e di nuovo il premio di 1° classificato a Montiferru nella sessione Shef-life (dove vengono giudicati oli a distanza di un anno). Tutto ciò, dimostra che anche noi sappiamo fare qualcosa di buono e che da noi l’olio… è davvero una cosa seria.

Il suo matrimonio con Patrizia, figlia di una famiglia da anni impegnata nella produzione vitivinicola, è stata anche l’occasione di ampliare il vostro 'paniere' di prodotti. Quali novità ci saranno in questo nuovo anno?

Una novità importante sarà che tutti i nostri prodotti vestiranno un unico 'marchio', quello di Patrizia. Inseriremo alcune referenze tra i vini, tra cui lo spumante di Falanghina, il passito ed una grappa bianca di Aglianico. Abbiamo poi pensato di ampliare il nostro paniere dei legumi, inserendo - oltre al fagiolo bianco, biondo e dall’occhio - il fagiolo nero del Fortore e, ancora, proveremo una linea di legumi cotti in barattolo. Tutti prodotti che, sono sicuro, riscuotono un grande interesse da parte dei consumatori.

Il comparto agricolo in provincia di Benevento è ricco di produzioni che, una volta assaggiate, riscuotono apprezzamento in tutto il mondo. A suo parere, come gli enti del territorio possono favorire la produzione agricola made in Sannio sul mercato globale?

Le istituzioni più prossime alle aziende devono innanzitutto darci la possibilità di poter lavorare in piena serenità e senza avere ulteriori grattacapi, perché ne abbiamo già tanti; e poi bisogna favorire in primis le produzioni in loco, altrimenti la desertificazione umana diventa davvero di proporzioni bibliche. Ecco, a quel punto possiamo cominciare a parlare di promozione territoriale, che è poi il valore aggiunto che manca alle tante aziende che producono e competono sul mercato, non solo nazionale. Se devo essere sincero, a mio parere, le istituzioni non credono nell’agricoltura; per loro è molto più facile investire in altri settori dove - diciamolo - possono anche avere un proprio tornaconto.

Oggi sempre più si parla di biologico, di alimentazione mirata al benessere, di prodotti alternativi alla carne. E allora come agevolare, a suo parere, i piccoli produttori del Sannio per promuovere al meglio le nostre tante delizie sul mercato globale?

Ci sono diversi strumenti per promuove le aziende: ad esempio, i mercatini settimanali di “Campagna Amica” della Coldiretti è un ottimo strumento che sta facendo scuola e sta prendendo piede in tutt’Italia, con ottimi risultati; infatti, in questo modo, le piccole realtà fuori dal contesto provinciale acquistano visibilità e clientela. Altro esempio in positivo sono le missioni di lavoro con buyer esteri, che la Camera di Commercio, il GAL Taburno o altri enti del territorio organizzano periodicamente. Per le aziende agricole, mai come in questo momento storico è necessario studiare una campagna promozionale ad hoc anche perché, i consumatori fuori dai nostri confini, una volta che assaggiano i nostri prodotti se ne innamorano e non li lasciano più.

Tutte le analisi e le statistiche segnalano negli ultimi tempi un ritorno nei campi da parte degli italiani, conseguenza della grave crisi economica che viviamo. Mi dica la verità: è una scelta che ritiene giusta o irta di ostacoli?

Ritornare alla terra diventa una scelta obbligata, una scelta che potrà aiutarci ad uscire da questa malefica crisi; certo, è una scelta difficile e piena di ostacoli, perché non creda che per noi siano state tutte rose e fiori: abbiamo avuto grosse difficoltà in questo biennio, perché vincere un premio non è sinonimo di vendita e nessuno ci è stato vicino. Ma per fortuna abbiamo avuto il coraggio d’insistere, di continuare ad investire per aggredire anche altri mercati (che prima non erano nei nostri obiettivi) e dobbiamo ringraziare la nostra famiglia che ci è stata vicino, con tanta forza di volontà. Ma mi lasci anche dire che chiunque coltivi un sogno, se prova a realizzarlo con amore e passione, può superare qualsiasi difficoltà. L’importante, è essere sempre ottimisti.

GIUSEPPE CHIUSOLO

giuseppechiusolo@tin.it 

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