Avveniristico spirometro con cabina pletismografica all'A.O. 'Rummo' In primo piano

Finalmente anche le persone con disabilità e seduti su una sedia a rotelle, potranno effettuare un esame spirometrico, grazie all’acquisto di un nuovo spirometro di ultimissima generazione con cabina pletismografica più spaziosa, primo in Campania e tra i primi nelle Pneumologie del Sud Italia, collocato nella U.O.C. di Pneumologia dell’A.O. “G. Rummo” di Benevento, diretta da Mario Del Donno, docente alle Scuole di Specializzazione in Malattie dell'Apparato Respiratorio dell'Università degli Studi di Napoli “Federico II” e del secondo Ateneo partenopeo (S.U.N.).

La nuova cabina rappresenta senz’altro una importante innovazione tecnologica poiché è provvista di una doppia entrata, laterale classica e posteriore, dalla quale con rampa accessoria si può consentire ai pazienti in carrozzina, di accedere comodamente ed eseguire i test di funzionalità respiratoria. Ciò rende sicuramente merito al nuovo Management del Rummo, guidato dal direttore generale Renato Pizzuti, che, nell'ambito dell'articolata programmazione di interventi organizzativi e strutturali - tra i quali  l'acquisizione di attrezzature e tecnologie d'avanguardia per un investimento per l'anno 2017 di circa tre milioni di euro - ha tempestivamente recepito le richieste degli pneumologi, volte a soddisfare i bisogni clinici anche delle persone con disabilità.

Tale apparecchiatura, inoltre, non servirà solo ai pazienti, ricoverati o esterni all’A.O., ma anche ai numerosi sportivi e atleti paralimpici, che potranno misurare la loro capacità respiratoria e praticare al meglio gli sport nei quali si cimentano e competono, sapendo così fino a che punto potersi spingere anche dal punto di vista della funzione respiratoria.

Del Donno spiega che il nuovo spirometro consente l’esecuzione di un esame spirometrico semplice, cioè la curva flusso-volume, misurazione di quanta aria si riesce ad inspirare ed espirare con uno sforzo massimale e la velocità con cui si riesce a muoverla nel tempo ed i parametri misurati sono il FEV1 o VEMS e la VC o FVC, come esame di prima valutazione della funzione respiratoria, ma che è possibile anche, nel caso di misurazione di danni respiratori più specifici e complessi, una valutazione più approfondita con l’esecuzione di una spirometria completa o globale, che permette di misurare anche la quota di aria che rimane nei nostri polmoni dopo un’espirazione massimale, cioè il volume residuo, aumentato, ad esempio, nel caso d’enfisema polmonare. Questa misura può essere fatta con diversi metodi, tra cui la tecnica con il pletismografo, che permette la determinazione contestuale delle resistenze delle vie aeree, e la diluizione dei gas.

Infine, ulteriori esami nella diagnostica respiratoria, fatti sempre con tale apparecchiatura, sono il test di broncodilatazione, che evidenzia se i bronchi si dilatano adeguatamente dopo somministrazione di un farmaco broncodilatatore, cioè se il paziente è reversibile o irreversibile, proprio per differenziare l’asma bronchiale dalla bronco pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) ed il test della diffusione alveolo/capillare (DLCO), che è un esame che valuta lo scambio dei gas (ossigeno e anidride carbonica) a livello della membrana alveolo-capillare, sicuramente per una valutazione anche precoce di eventuali alterazione dell’interstizio polmonare, come nel caso delle malattie da fibrosi polmonare.

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