Ferrovia Hub BN In primo piano

Periodo di magra porta ad esaltare notizie di scarso tiraggio. Che vuoi che significhi un nuovo treno che da Lecce ti porta a Napoli e si ferma pure a Benevento? Eppure è saltato in mente al sindaco Mastella di stuzzicare il can che dorme nelle segreterie di politici di vario rango. E uno che abbia colto l’occasione per fare una chiacchierata interessante: no, tutti a indurire i petti dell’orgoglio sannita. E meno male che non sia venuto in mente a qualcuno di fare un paragone tra la figura slanciata dei treni d’oggi con i goffi elefanti sui quali il povero Annibale arrivò a Benevento nel 218 avanti Cristo.

Fossi stato un politico me la sarei giocata (la notizia di Annibale) con un dotto dettaglio, asseverando cioè che il condottiero cartaginese, costeggiando il fiume Calore, pose piede a terra proprio dove adesso troneggia la stazione ferroviaria (centrale, manco a farla apposta). Non so, di questi tempi procellosi, se sia prudente proporre di intitolare la nuova stazione ad Annibale

La vena retorica soffre una mosceria frutto di una sagacia calma delle acque. Direi invece che si può ragionare sui lavori in corso e sulle prospettive di occasioni per il completamento di un reticolo ferroviario che può nascere attorno a un hub beneventano. Nel mezzo secolo succeduto alla guerra non ci sono state nel Mezzogiorno d’Italia idee innovative.

Si è anzi innalzata la bandiera di una rivendicazione chiagnatara poggiata sulla rimembranza di un illusorio tempo che fu. Certo che la prima ferrovia nella futura Italia nacque a Napoli, ma solo per portare il Re a Portici. Tutto il resto, e cioè tutta l’intelaiatura di un sistema ferroviario nel Sud fu merito della Monarchia sabauda che volle apparire nazionale e unitaria con la fissazione della capitale in Roma. 

Si deve ad un intrepido proprietario terriero di San Lupo l’intuizione di una ferrovia che da Napoli si allacciasse almeno fino a Campobasso. Benevento, ex feudo pontificio, stentava a ramificarsi con i vicini già appartenuti alle denominazioni del Re di Napoli. Il Regno d’Italia si trova già scritta la indicazione di Roma e traccia la Caserta-Benevento- Ariano-Foggia per allacciare il Tirreno con l’Adriatico, Napoli opulenta con la Bari senza le credenziali di un capoluogo da mettere in unione con Napoli.

Anche quando Bari cresce non aggancia le sue sorti con Napoli ma, sempre grazie alla ferrovia, punta decisamente su Roma. La trasversale Bari-Napoli è poco agevole da disegnare tra le alture dell’Appennino, anche a causa di una distorsione ottica sulle carte geografiche appese alle pareti delle scuole elementari dove non si afferra che Bari sta più a Nord di Napoli.

Ora che si sta costruendo la nuova infrastruttura ferroviaria a doppio binario e con le caratteristiche di una quasi-alta velocità, Benevento si trova sul tragitto di una vera autostrada a doppio binario. Lungo la fascia interna dello Stivale tra Adriatico e Tirreno, Benevento intercetta un’altra potenzialità: la ferrovia Salerno-Avellino-Benevento-Campobasso-Termoli.

E’ questa una dorsale con minori difficoltà geologiche della Napoli-Bari, ma che si mette in concorrenza con la Firenze-Bologna, ma soprattutto si pone al servizio di una produzione agricola quale proviene dalle pianure salernitane con quelle abruzzesi risalendo verso la Romagna. I binari sono due e ognuno può imboccare una diversa traiettoria: non si tratta solo di andare a vendere al Nord, significa anche comprare ciò che proviene dal Nord.

Come stanno le cose? In Campania da Salerno a Benevento la vecchia linea ferroviaria è quasi tutta elettrificata. Clamorosa è la tratta da Porta Rufina e la stazione centrale rimasta senza l’ammodernamento della elettrificazione. La tratta Benevento-Campobasso è praticamente abbandonata: a ogni morte di Papa arriva da Napoli un treno di fedeli di Padre Pio che devono scendere alla stazione di Pietrelcina e farsi un beve tratto di…penitenza.

Stiamo messi meglio con Foggia, perché pare siano bastevoli i soldi stanziati, ma soprattutto perché si lavora ai trafori e al doppio binario con la capacità di un colosso mondiale. Benevento ha da giocare la carta della Valle Caudina: una cinquantina di chilometri già elettrificati da mettere a nuovo con una garanzia di “tutto esaurito” nella ubertosa campagna sannito-irpina-vesuviana.

Qualcuno direbbe: e allora? Che cosa resta da fare? C’è pure il “lavoro in corso” per la messa norma e trasfigurazione tecnologia della Stazione Centrale di Benevento. Bisogna ridisegnare tutta l’area attorno alla Stazione, compreso il Viale Principe di Napoli, la rotonda di Padre Pio e il lungo fiume Calore. Bisogna potenziare le stazioni di Porta Rufina e quella (inaugurata in forma solenne, senza treni) e lasciata sotto la protezione di Padre Pio dipinto sulla facciata alta. Mentre i lavori sotto Ariano continueranno, qui da noi saranno completati i tratti da Apice-Paduli-Benevento-Vitulano e innestati sulla tratta già in servizio alla massima potenzialità fino a Napoli e verso Caserta-Roma. Si potrà andare a Roma in meno di un’ora.

Che cosa tocca ai beneventani? Tolto l’orgoglio che ci consente (pallone e ferrovia) di stuzzicare gli irpini (lupi e streghe tutt’e due in serie B) è di offrire a quei (pochi o molti) che guardano fuori dai finestrini la vista di una città che abbia giardini, alberi curati, vialetti fioriti e non passaggi a livello dietro i quali mugugnano codazzi di automobili inchiodate a terra magari abituate a temere gli eccessi di velocità.

MARIO PEDICINI