Il Sannio al centro della transizione energetica In primo piano

Suppongo - e spero - di non essere l’unico che, seguendo la Tv e leggendo i giornali, si sia convinto che ormai la crisi delle fonti e del mercato delle risorse energetiche sia, al tempo stesso, la causa e l’effetto degli attuali scontri bellici intercontinentali.

Da Washington a Pechino a Teheran a Mosca si mira al controllo e al dominio della cosiddetta transizione ecologica e al dominio della cosiddetta transizione energetica, senza esclusione di colpi.

Trent’anni fa l’Unione Europea, con l’avvio della liberalizzazione del mercato del gas e dell’elettricità, pensava di smantellare i monopoli e quindi di ridurre i prezzi per le famiglie e le imprese.

Non vi erano ancora Trump, Putin e Xi Jinping e noi sanniti non potevamo immaginare quale ruolo, e non solo mercantile, avrebbero potuto avere quelle pale eoliche che venivano conficcate sui nostri monti.

Oggi siamo un po’ tutti convinti che la dipendenza dalle energie fossili non è solo un problema mercantile ma anche geopolitico e bellico: pertanto in ogni parte d’Europa si pensa ormai che l’unica cura stia nelle fonti rinnovabili.

Cioè, le pale eoliche, che indubbiamente comporta un costo geo ambientale, rappresentano non solo una soluzione mercantile, ma anche un’alternativa ai motivi delle guerre intercontinentali: questo vale pure per le pale eoliche che coprono molti monti nel nostro Sannio.

In Europa vi è già qualche paese che, con la produzione delle rinnovabili - da acqua, vento e sole – ormai sta facendo fronte ad oltre l’80% del fabbisogno energetico.

In Italia, già per il prossimo decennio, con le rinnovabili, si punta alla produzione del 60% dell’energia necessaria.

Intanto va detto che nel Sannio, già oggi, la produzione delle energie rinnovabili è di circa venti volte superiore al consumo provinciale. E con gli attuali progetti di pale eoliche di terza generazione si punta a raddoppiare la produzione di elettricità. Ma chi se ne accorge?

Non certo i promotori dei tanti convegni locali sulle problematiche delle aree interne, convegni in cui pure si parla di cose importanti, senza fare alcun cenno alla grande produzione elettrica delle pale eoliche, che oggi rappresenta il principale valore economico provinciale, sebbene al territorio restino solo le briciole. Soltanto i costi ma con scarsissimi ricavi.

Quindi sbagliamo quando continuiamo a parlare di zone interne come parenti poveri da assistere, laddove si tratta di territori, ricchi produttori della primaria materia dell’economia di oggi, cioè l’energia alternativa al petrolio e al gas, che ormai sono diventati strumenti di guerra oltre che elementi dannosi all’ambiente ed alla sicurezza umana.

Si parla ovunque di transizione energetica ed anche di “sovranità energetica” ma nel Sannio questa “sovranità” non viene ancora adeguatamente percepita. Se ne parla poco, o niente, in ogni ambito politico-economico ed istituzionale. Chiediamoci quante tesi di laurea sono state svolte negli ultimi anni nelle due università sannite sulla materia energie rinnovabili…

Vorrei chiudere con il ricordo di una frase, attribuibile da qualche giornale ad Enrico Mattei, il quale sosteneva “la necessità di stabilire rapporti paritari tra territori creatori di materie prime e soggetti estrattori. Estrattori-acquirenti ma non estrattori-predatori e sfruttatori”.

Secondo la logica di Enrico Mattei, chi gestisce le pale eoliche sui monti del Sannio dovrebbe comportarsi da “estrattore acquirente” e non da “estrattore predatore”.

ROBERTO COSTANZO