''De Mita non ti appartiene'': l'attacco social della figlia Antonia si abbatte su Mastella In primo piano
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All’indomani della presentazione delle liste per le elezioni regionali in Campania, un vero e proprio uragano politico - con il nome di Antonia De Mita - si è abbattuto sulla pagina Facebook di Clemente Mastella. La figlia del compianto leader democristiano, già presidente del Consiglio e figura storicamente radicata nella tradizione politica campana, è intervenuta con parole durissime dopo l’annuncio del sindaco di Benevento di voler sostenere Roberto Fico nella corsa per la Regione.
Il tono dell’invettiva è stato più che esplosivo, senza alcun filtro verbale.
Antonia De Mita ha accusato Mastella di essere “una famosa passeggiatrice”, ricordandogli di essere passato “dalla migliore Dc a Berlusconi”, senza risparmiare nemmeno la famiglia. E ancora: «Sei uno che ha piazzato la moglie ovunque e adesso il figliolino. Ma questo genio come mai non era stato colto dai radar?». La sentenza finale: «De Mita non ti appartiene».
In un altro commento ha poi definito Mastella “stalliere di casa”, chiarendo poi: «Il mio scopo non è riempirlo di insulti, la sua storia parla da sola. Voglio che sia chiaro: non lo attacco per l’alleanza con Fico».
Possiamo definirla una “tempesta morale perfetta”, prendendo in prestito un concetto del filosofo statunitense Stephen M. Gardiner, che non ha risparmiato neppure Radio Città Benevento, emittente nota per la sua satira irriverente sulla vita politica locale: «Nessuna faccia di tolla esce dalla radio. Bello attaccare nascosti, eh?».
Se è vero che Antonia De Mita, che ha detto a Mastella «De Mita non ti appartiene», ha voluto in qualche modo difendere la memoria politica del padre, è anche vero che i toni e i linguaggi usati nei commenti pubblici su Facebook sono ben lontano da quelli che Ciriaco De Mita utilizzava.
Suo padre fu protagonista di una politica che non c’è più, una politica in cui esisteva ancora una certa forma e un certo rispetto, almeno sul piano verbale. Era forse una politica che credeva che la forma fosse importante, anzi, che la forma fosse anche sostanza. E forse avevano ragione.
Al di là delle invettive in sé, che per la loro coloritura possono anche risultare simpaticamente pungenti, il lungo sfogo di Antonia De Mita è stato senza dubbio un modo per marcare una distanza: quella tra la memoria politica del compianto padre e la vita politica di Clemente Mastella, al quale - nel ricordo collettivo - Ciriaco De Mita resta legato, compagno di una lunga militanza nella storica Democrazia Cristiana.
Eppure, per quanto Antonia De Mita voglia prendere le distanze dal sindaco di Benevento, c’è un aspetto che non può del tutto negare: l’abilità politica che accomunava i due grandi interpreti della scuola democristiana.
Soprattutto in queste Regionali, c’è stato - o meglio, ci sarebbe potuto essere - un episodio che li avrebbe idealmente uniti. Nei giorni immediatamente precedenti alla presentazione delle liste, infatti, Mastella aveva dato modo di intendere un possibile ribaltone verso destra, a sostegno di Cirielli. Alcune sue dichiarazioni ambigue avevano alimentato alcuni sospetti: in un’intervista, a pochi giorni dal deposito delle candidature, alla domanda su dove si sarebbe collocata la sua lista Noi di Centro, rispose secco: «Decido sabato».
Sarebbe stato un vero colpo di scena dopo mesi in cui un passaggio al centrodestra sembrava improbabile, nonostante un intenso pressing. Un ribaltone che, se si fosse concretizzato, avrebbe ricordato da vicino quello del suo antico maestro, Ciriaco De Mita, all’indomani del celebre Accordo di Marano.
Tra la notte del 1° e del 2 maggio 2015, infatti, De Mita decise a sorpresa di sostenere quello che lui stesso aveva definito “un problema politico campano”: Vincenzo De Luca. Una scelta maturata a poche ore dalla scadenza per la presentazione delle liste. In una sola notte cambiarono gli schieramenti, e l’esito fu determinante: la lista di De Mita ottenne il 2,36% dei voti, eleggendo due consiglieri regionali e risultando decisiva per la vittoria di De Luca sull’allora governatore uscente Stefano Caldoro.
Il coup de théâtre però, stavolta, non c’è stato. E forse sarebbe stato bello raccontarlo come un “omaggio” a uno dei politici più abili della Prima Repubblica. Purtroppo, al posto del colpo di scena, c’è stata solo una sortita social, fugace e rabbiosa, a tratti poco elegante. Forse anche questo è un segnale dell’imbarbarimento della politica attraverso la lente social, dove il “rumore” ha preso il posto della parola, del rispetto e del confronto.
ANDREA ALBANESE

17/11/2025