Il Sannio che frana sotto il peso dell'indifferenza e l'urgenza di prevenire Ambiente
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Mentre il cambiamento climatico accelera e le piogge si fanno sempre più violente, gran parte del territorio italiano continua a mostrare la propria fragilità. Tra le aree più esposte spicca il Sannio, una terra di straordinaria bellezza ma dai piedi d'argilla, dove il dissesto idrogeologico non è più un’eccezione, ma una condizione cronica.
I dati non lasciano spazio a interpretazioni. Secondo l'ultima Carta delle Frane redatta dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il Sannio detiene un triste primato per il numero di fenomeni attivi. Non parliamo di rischi potenziali, ma di movimenti del terreno già in atto che minacciano strade, infrastrutture e centri abitati. Osservando bene tali mappe redatte dai geologi dell’ISPRA, si può notare subito una densità di frane attive che dovrebbe far tremare i polsi a qualsiasi amministratore. Eppure, tra la consapevolezza del rischio e l'azione concreta, sembra essersi aperto un baratro.
Occorre precisare che l’emergenza silenziosa del Sannio non è solo una questione di pioggia, ma di una fragilità strutturale che affonda le radici in un territorio geologicamente complesso e, troppo spesso, in una gestione amministrativa che rincorre l’urgenza invece di pianificare la sicurezza.
Nonostante la gravità del quadro, si riscontra una preoccupante scarsità di attenzione da parte di molte amministrazioni locali. Il problema principale non è solo la carenza di fondi, ma la cronica incapacità di trasformare le risorse disponibili in cantieri reali.
Molti comuni faticano a presentare progetti esecutivi validi, spesso a causa di uffici tecnici sottodimensionati o privi di competenze specifiche in geologia applicata. Il risultato è un circolo vizioso: i bandi per la prevenzione restano inascoltati e le risorse (spesso legate al PNRR o ai fondi ministeriali) rischiano di tornare al mittente, mentre il suolo continua a cedere. Il vero nodo del problema, però, non è solo geologico, ma politico e gestionale. Nonostante la disponibilità di fondi nazionali ed europei (si pensi al PNRR), molti Comuni dimostrano una preoccupante carenza di attenzione.
La prevenzione non si fa con le dichiarazioni di emergenza a disastro avvenuto, ma con una fattiva progettazione tecnica. È pur vero che troppo spesso gli uffici comunali non hanno le risorse o le competenze per redigere progetti esecutivi e appaltare lavori di consolidamento prima che il versante ceda. Ma del resto senza progetti pronti nel cassetto, le risorse economiche scivolano via proprio come il fango durante un’alluvione.
È da tempo che cerco di comprendere come si può invertire questa rotta, senza cadere nel facile gioco dello scarica barile o in strumentalizzazioni da tastiera. Ebbene ad oggi l’unica via è quella di una necessaria strategia di prevenzione attiva basata su 4 punti fondamentali che sintetizzo di seguito:
1) Task force intercomunali: I piccoli Comuni del Sannio dovrebbero unire le forze, creando uffici di progettazione unici dedicati esclusivamente al reperimento di fondi e alla stesura di progetti per la mitigazione del rischio idrogeologico.
2) Aggiornamento costante dei PAI: I Piani di Assetto Idrogeologico devono essere strumenti vivi. È fondamentale che i Comuni interpellino regolarmente geologi professionisti per monitorare i movimenti del terreno, andando oltre i dati statici delle mappe ministeriali.
3) Manutenzione ordinaria del reticolo minore: Gran parte del dissesto deriva dall'abbandono di fossi, canali e scoli. Una manutenzione costante è l'opera di prevenzione più economica ed efficace.
4) Semplificazione e appalti rapidi: È prioritario snellire le procedure per l'affidamento dei lavori di consolidamento, evitando che i tempi burocratici superino la velocità di evoluzione dei fenomeni franosi.
Il dissesto idrogeologico nel Sannio è una sfida contro il tempo. Continuare a ignorare i dati ISPRA e a non investire in progettazione significa condannare il territorio a un lento e inesorabile declino. Continuare a ignorare la necessità di una pianificazione rigorosa significa condannare il territorio a un’insicurezza perenne e a un dissanguamento economico dovuto ai costi della ricostruzione. È ora che i Comuni escano dallo stato di torpore: la terra si muove, la politica non può restare ferma. Il Sannio non può più permettersi di aspettare la prossima alluvione per riscoprirsi fragile. La prevenzione è un dovere politico e morale: progettare oggi significa risparmiare vite e risorse domani.
COSTANTINO CATURANO
Presidente dell’Ente Parco Taburno Camposauro

24/02/2026