Via Francigena: la strada per la Terra Santa passa anche per il Sannio Ambiente

La Via Francigena o Romea è il più antico itinerario medievale dai Paesi del Nordovest Europa verso Gerusalemme. Risale al 990 la prima mappatura del percorso: una relazione scritta da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, in cammino da Roma all’Inghilterra. Progettista ante litteram, il religioso annotò i nomi delle chiese visitate descrivendo 79 tappe e i punti di sosta più comodi. Il tragitto della via Francigena a sud nasce, invece, ufficialmente nel 1024, già usato dai devoti longobardi diretti al santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano. Travalicando il primitivo significato di redenzione, culminante col raggiungimento della Terrasanta, la Via Francigena divenne già nel Medioevo un pratico asse di collegamento tra l’Europa del nord e quella del sud su cui si spostavano mercanti, eserciti, avventurieri, disoccupati, imprenditori e criminali, oltre ai pellegrini. Ma divenne anche un canale di sviluppo: non poche città nacquero grazie al passaggio di ricchi mercanti delle Fiandre o dello Champagne, accasatisi lungo il tragitto. 

E’ lunga complessivamente circa 3.200 km connettendo cinque Paesi europei. L’Associazione culturale ‘I pellegrini della via Francigena’ consiglia a tutt’oggi la primavera per mettersi in viaggio perché “il clima è mite e la natura si risveglia, offrendo paesaggi rigogliosi, i sentieri sono più accessibili.” Una indicazione candidamente medievale, se consideriamo gli imprevisti ben più seri dovuti ai cambiamenti climatici. Oggi molti tratti della via Francigena sono strade carrabili, non sempre asfaltate, spesso a scorrimento veloce, senza piste ciclabili sicure; soprattutto al sud il tragitto passa talvolta all’interno delle aree preferite dai cinghiali o da chi sversa i rifiuti. 

Una statistica dell’Associazione ‘Vie Francigene Europee’ che riguarda il solo tratto toscano fino a Roma, tenta di stabilire i dati di afflusso dei cosiddetti ‘pellegrini’, più correttamente turisti, in viaggio nel 2024, specificando che non esiste un osservatorio della via Francigena. Basandosi su registrazioni, la stima è di 14.585 partecipanti, tenendo conto che alcuni usano più volte la stessa registrazione e che il 20% non usa registrarsi. L’87% dei turisti si sposta a piedi mentre è in calo la percentuale dei ciclisti (13%).

L’età dell’utenza si attesta nella fascia under 25 (20,7%) e 55-64 anni (20,8%). Poco al di sotto le fasce 45-54 anni e 25-34 anni, in coda gli over 65 e la fascia 35-44 anni. La provenienza dei turisti è per il 70,7% italiana, seguiti da francesi, americani, inglesi e olandesi. Più scarsi, secondo la statistica, i turisti di Germania, Belgio e Australia. Il punto di partenza più frequente è a Lucca, Siena e San Miniato, con l’obbiettivo principale di raggiungere Roma. Difficile credere che in questo momento i turisti proseguano per Gerusalemme! Ma il viaggio non è del tutto mosso da devozione: La condivisione continua ad essere il motore di tante partenze lungo la Via Francigena per il 42,7% degli intervistati – recita la statistica di AVFE - Il cammino è, prima di tutto, un’occasione per condividere un’esperienza fuori dall’ordinario, una cena tra amici, una chiacchierata sul percorso oppure del tempo all’ostello con i viandanti conosciuti in cammino. Tra le voci più quotate anche il turismo (33,4%), la cultura (32,4%), la spiritualità e ricerca personale (24,3%), la fede (12,5%) e infine le motivazioni ambientali, sportive ed enogastronomiche. 

Dunque, se non è la Terrasanta, la motivazione per proseguire sulla Francigena del sud si allinea con queste preferenze; che toccano anche la Campania, regione in cui il tratto è lungo 250 chilometri, diviso in 9 tappe da Sessa Aurunca a Buonalbergo, comprendendo anche Benevento. Il 13 marzo 2025, nel BURC n. 17 è stata pubblicata la DGR n. 110 sulla valorizzazione dei Cammini della Via Appia e della Via Francigena in Campania. 

Da quel momento uno staff di professionisti esperti, guidati dall’architetto Domenico Boffa si sta occupando del progetto della Via Francigena del tratto sannita beneventano. Con la pubblicazione sul BURC la Regione Campania prende atto dei comuni che attraversano il tratto campano della via Francigena – spiega Boffa – quindi invita le Province coinvolte di Caserta, Benevento e Avellino a partecipare. I comuni della Provincia di Benevento sono 22 mentre nella Provincia di Caserta sono 36 e 4 per la Provincia di Avellino. 

Come si articolano le fasi del progetto?

Dopo il marzo 2025, con De Luca Presidente della Regione, in un incontro istituzionale, tra i 22 comuni è stato proposto il capofila, Vitulano, che si fa garante, anche per gli altri 21, dell'apparato amministrativo e quindi della gestione dei fondi, e organizzazione delle attività. Il 22 dicembre c’è stata l’investitura a comune capofila di Vitulano per la parte beneventana, di Alife per la parte casertana e Casalbore per quella Irpina. Una cosa che volevo sottolineare è che già negli incontri che abbiamo avuto in Regione c'è stato un aspetto sinergico tra queste tre percorrenze, nelle tre provincie. Stiamo lavorando all'unisono per un carattere unitario e condiviso, seguendo lo stesso percorso culturale, ma anche condividendo le linee burocratiche da presentare in Regione. 

Come si articola il percorso?

Il tragitto ha una lunghezza di circa 64 chilometri comprendendo oggi anche delle varianti, perché alcuni comuni hanno chiesto di essere inclusi, per caratteristiche peculiari di tipo religioso, storico - culturale ed architettonico, pur non facendo parte dell’“asse ufficiale” della Francigena. Un esempio è Sant'Agata de Goti, raggiungibile mediante una diramazione che partendo dal territorio di Vitulano, attraversa Cautano, procede per Tocco Caudio. Partendo da Foglianise, comune facente parte dell’asse principale, la Francigena si dirama per le varianti nei comuni di Torrecuso, Paupisi e Ponte. Proseguendo troviamo Paduli, che ha a sinistra Pietrelcina e a destra Sant’Arcangelo Trimonte, essendo Pietrelcina la tappa originale della Francigena. Infine, il comune di Buonalbergo, che si collega con la variante di Ginestra degli Schiavoni e Castelfranco in Miscano. Complessivamente i comuni sull’asse sono 12 mentre quelli in variante sono 10. Ma non c’è alcuna differenza gerarchica tra loro. 

Come vengono utilizzati i finanziamenti ottenuti per il progetto rispetto alle tappe?

Per il tratto sannita beneventano il finanziamento ammonta a 1 milione e 526 mila euro, divisi in ambiti di intervento. Circa 760 mila euro, infatti, sono destinati a strutture di servizio e sicurezza ai viandanti: potenziamento e miglioramento dei percorsi, interventi sulle strutture recettive e information point. Altra voce di spesa importante, è quella destinata alla formazione e il marketing, di circa 458 mila euro, ben il 30% della spesa: investimento legato alla formazione turistica, alla commercializzazione, al business, la localizzazione di eventi. Infine, il 10%, del finanziamento è legato alle azioni di animazione e sensibilizzazione del territorio, oltre alle spese per il personale. 

È un progetto che sviluppa lavoro? 

Certo, non a caso fanno parte di questo progetto la casa del pellegrino, struttura che il comune di Vitulano metterà a disposizione gratuitamente, gli information point nei comuni caposaldo, e all’inizio e al termine del percorso sannita, non precludendo anche in comuni intermedi. Perché la nostra idea, che è poi quella comune a tutti e tre i tratti, di concerto con la Regione, è che la Francigena debba essere un modo per creare economia, altrimenti non avrebbe senso. 

Se il progetto dovesse andare in porto, una volta attuato come si provvederebbe alla manutenzione delle strutture create?

È auspicabile che siano formalizzati accordi annuali con Pro Loco e associazioni per ogni comune, per la manutenzione ordinaria; unitamente allo stanziamento di piccole cifre da parte degli Enti, a supporto delle attività di volontariato.