Antonio Manganaro e cinquecento ''Onorevoli nababi'' Cultura

Si firmava ‘Mancadanaro perché non guadagnava granché il foggiano Antonio Manganaro, acclamato caricaturista del giornalismo partenopeo dell’Ottocento. Ai suoi tempi chi aveva pochi soldi non aveva diritto al voto, potevano votare soltanto i “cittadini maschi di elevata condizione sociale”, in tutto quattro milioni di italiani, che eleggevano 508 Onorevoli nababi. Esclusi da ogni partecipazione i rimanenti ventidue milioni di cittadini, dei quali venti milioni erano analfabeti.

Durante il regno borbonico Manganaro aveva partecipato ai moti rivoluzionari per l’ingresso di Garibaldi a Napoli nel 1860. Si affermò poi come caricaturista satirico in vari giornali, L’Arca di Noè, Il Giudizio Universale, Lo Stenterello. Anticonformista, sosteneva che i detentori del potere necessitano sempre di un po’ di satira terapeutica che li aiuti a pensare, a evitare di diventare pericolosi con la complicità di portaborse e Segretari intimi. Interveniva quindi da artista, convinto che la politica nasce anche dalla matita.

La prima volta che gli eletti, per lui onorevoli nababi, si riunirono a Roma diventata da pochi mesi capitale d’Italia, andò all’entrata di Montecitorio per ritrarli in caricature. Era il 27 novembre 1871. Proveniente da ogni regione, quella folla di sconosciuti gli sembrò “una babele orribile d’ogni linguaggio umano” più adatta a un’Arca di Noè:

Che tipi, c’è da ridere, ma proprio a crepapelle!

Tra quella calca d’uomini, di frati, di gonnelle,

veggo laggiùso un tànghero venuto dal paese,

che pare una lucertola, laggiù veggo un… ‘inglese’

con più che problematico cappello in sulla testa

dalle sue fosche nebbie venuto a quella festa,

e un pretacchione vìllico completa il bel tableaux

con un faccion sì zotico che pingere non so…

Singoli o a gruppi secondo gli indirizzi politici, gli Onorevoli delle scenette disegnate da Manganaro si muovono come burattini in abbigliamenti variegati e forme sproporzionate, teste grandi su corpi piccoli. Numerosi i ritratti di ministri e personalità famose come Urbano Rattazzi, Bettino Ricasoli, Quintino Sella, Ruggero Bonghi, Alfonso La Marmora, Onorevoli Banchieri e Deputati Giornalisti, Cavalieri di destra, Sfumature della Destra, il Centro Destro, gli Onorevoli del Centro, il Centro Sinistro, i Puritani di Sinistra. Le loro identità emergono da una acuta esplorazione psicologica di atteggiamenti e gesti significanti, che fa dell’Artista un precursore dei vignettisti odierni. Sognava di vendere tutte le caricature per tornarsene a casa “ricco, straricco d’un milione almeno”.

Nell’imminente 2021 ricorrerà il 150° anniversario di quella prima seduta a Romadel Parlamento Italiano. Se qualcuno se ne ricorderà sarà merito anche di Antonio Manganaro che stampò le caricature in litografie per diffonderle colorate a mano in cartelle di 51 fogli ciascuna, corredate da caustici ‘schizzi’ biografici a cura dell’amico Mariano Del Giudice, in arte Meo Patacca o Pulcinella.

Caso fortunato a Benevento, l’unica cartella pervenutaci completa è quella rimasta abbandonata in un cassetto del Museo del Sannio dagli Anni Trenta del Novecento. Quando la scoprii eorganizzai la Mostra “Montecitorio. Le litografie di Antonio Manganaro inclusa nella Città Spettacolo 1988 mi vidi arrivare due richieste inaspettate. Giulio Andreotti volle inaugurare la Rassegna nel Chiostro di Santa Sofia. Nilde Jotti Presidente della Camera dei Deputati propose che venisse poi trasferita nel Transatlantico, l’imponente salone contiguo all’Aula di Montecitorio. Si era tuttavia già prenotata la Direzione dei Musei del Piemonte e portai la Mostra a Torino nel monumentale Palazzo Carignano, sede storica del primo Parlamento del Regno d’Italia nel 1861. Il Catalogo della Mostra, con il titolo Montecitorio. Album dei 500 e un mio saggio introduttivo, fu richiesto in tutta Italia. Nel frontespizio, sullo sfondo del Vesuvio,appare Antonio Manganaro che parte per Montecitorio barbuto e col lungo naso appuntito, con i giornalisti che lo salutano mentre parte da Napoli munito di pennello, a cavallo di una locomotiva a vapore, seguito dal suo collaboratore Mariano Del Giudice in veste di Pulcinella su un carrello-bagagli.

Ci sono deputati di area beneventana in questa vulcanica eccitazione di scenette? ”chiese Andreotti lungo il percorso della Mostra. Lo condussi davanti alla litografia XLIII con la caricatura di Francesco Picone Deputato di Airola e altri onorevoli del Centro. Cominciò a leggerne il commento: “È quasi universale credenza che gli uomini che seggono al Centro di un’Assemblea siano tanti papiri pietrificati”. Sorridendo Andreotti mi sussurrò: “io, centrista, sarei un… papiro pietrificato!”. Ma al termine del suo discorso inaugurale volle continuare a leggere:Nel Centro della nostra Camera vi sono delle individualità assai spiccanti che, se giudicarono eclissarvisi, fu perché potessero con maggiore imparzialità dare il loro voto…”. Andreotti non disse altro, colpito dal sapore partenopeo della ironia di Mariano Del Giudice, che con l’espressione “eclissarsi nel Centro” derideva i deputati opportunisti che ‘si nascondono nel Centro’ per aggrapparsi ora alla Destra ora alla Sinistra. Non badò alla caricatura finale intitolata Ecce Homo, in cui Antonio Manganaro si raffigura come un povero Cristo che chiede perdono per aver pestato i piedi ai…Bipedi di Montecitorio.

ELIO GALASSO