La croce sul selciato: una memoria di Benevento che non deve scomparire Cultura
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Passeggiando tra i vicoli storici dell’antica Benevento, là dove la pietra conserva ancora il passo lento dei secoli, può accadere di imbattersi in un piccolo segno inciso sul pavimento. Nel vicolo Giuseppe Repola, su una pietra del selciato, una croce scolpita ci riporta ad una spiritualità oggi quasi incomprensibile.
È un dettaglio, facilmente ignorato da chi attraversa quei luoghi con la fretta del presente. Eppure quel segno custodisce una storia che rischia di cadere nell’oblio. In passato, soprattutto nell’Ottocento, quando i vicoli erano rischiarati appena da piccole candele, lanterne, camminare di sera significava procedere con prudenza, con lo sguardo rivolto verso il basso, attenti a ogni passo.
Chi abbassava lo sguardo, incontrava quel segno sacro. Alla prima vista chiedeva al viandante di fermarsi, per poi alzare gli occhi. Sopra il capo del passante, infatti, si trovava, e si trova ancora, una piccola edicola votiva con l’immagine della Madonna delle Grazie.
Elevare uno sguardo verso l’alto significava affidare alla Madonna delle Grazie, una breve Ave Maria, un dolore familiare, una preoccupazione, una speranza, prima di rientrare a casa.
Queste edicole votive, sparse nei vicoli storici di Benevento, non erano semplici ornamenti murali, bensì piccoli spazi dove gli abitanti del vicolo si votavano alle figure di culto della nostra cristianità. La tradizione ricorda che papa Orsini, profondamente legato a Benevento, amasse chiamarle oratoria viarum: oratori delle strade. Una definizione bellissima, perché restituisce dignità spirituale a quelle immagini poste tra una casa e l’altra, tra un vicolo e un altro. Non chiedevano cerimonie solenni, ma un gesto semplice: fermarsi, guardare, pregare.
La croce del vicolo Giuseppe Repola racconta una Benevento devota, una città in cui la fede non abitava soltanto nei grandi templi, ma anche nei passaggi stretti, negli angoli più silenziosi.
Oggi quella piccola croce incisa sul selciato, rischia di essere cancellata non dal consumo del tempo, ma dall’indifferenza di questi racconti.
CESARE MUCCI

16/07/2026