Architettura razionalista a Benevento Cultura
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E’ apparso bellissimo il Liceo Ginnasio illuminato a cura di “Cannata e Partners” la sera del 4 luglio scorso per l’ inaugurazione della piazza Risorgimento, rinnovata da un lungo porticato ornamentale che procede ad angolo retto tanto per essere in linea con lo stile degli edifici limitrofi e dei fazzoletti di prato dei Vivai Federiciani Maisto, un verde voluto dal sindaco Mastella, partecipe con l’assessore LLPP, avv. Mario Pasquariello, su progetto esecutivo dell’arch. Antonio Iadicicco e con il responsabile unico del progetto, ing. Alfredo Rondina, il Liceo sembrava vestito di un abito che di giorno gli manca, un abito che è frutto di una lunga storia da ricapitolare.
Finita la prima guerra mondiale, gli intellettuali non potevano aspettarsi il fascismo, ma neppure la notevole progressione di idee a cui contribuì decisamente l’urbanistica, ispirata all’architettura razionalista di respiro europeo. In premessa, faceva corona a questa situazione l’attività di geniali architetti con opere singolari, basate sulla convinzione che la forma artistica è il risultato logico di un problema bene impostato. Ad esempio “Villa Savoye” a Poissy, di Le Corbusier; “Casa Tugendhat” a Brno, di Mies van der Roe; “La casa sulla cascata” in Pennsylvania, di Frank Lloyd Wright, insieme con altri che avevano presentato eccellenti modernità anche oltre l’Europa.
La grande architettura popolare era venuta in aiuto del popolino dalla scuola Bauhaus, “casa della costruzione”, fondata nel 1919 a Weimar dall’arch. tedesco Walter Gropius il cui programma fu coordinato ad una corrente politica, la socialdemocrazia, di vaga derivazione socialista, con l’aiuto della quale egli voleva aiutare l’economia riannodando tra l’arte e la produzione industriale il legame che prima della guerra univa l’arte all’artigianato.
Di conseguenza, Gropius, ritenendo necessario affrontare il pressante problema della casa per i più bisognosi, operò per l’utilità delle abitazioni e la loro costruzione privilegiando l’architettura adeguata e lasciando l’estetica in secondo piano: idea nuova e generosa, ma contrastata, tanto che nel 1933 la Bauhaus fu soppressa dal nazismo fortificatosi al potere.
In Europa le nuove costruzioni venivano progettate squadrate, talvolta poggiate su esili colonne, con larghe e sottili coperture piane che a volte si succedevano con diversa estensione, generalmente dotate di ampie e ordinate aperture a vetri con sostegni in metallo e cemento. Potevano presentare un’estetica razionalmente impostata per quanto utile così come presentata dai nuovi edifici scolastici di piazza Risorgimento.
Ancora più innovativo è che la riflessione di tanti architetti si basava apertamente sui problemi derivanti dalle deficienze della società, soprattutto dai compromessi politici che trascinavano quelli sociali.
Non mancavano le ipotesi di ville e palazzi elaborati per i più abbienti, ma fu la casa popolare con corridoio divisorio e verde circostante ad essere il nuovo centro di produzione architettonica tanto che in Italia finì per essere accettata dal Fascismo non tanto per condivisione artistica, ma piuttosto per il fatto che, volendo prevalere sulle masse, ne cercava in tal modo il consenso.
Così, furono redatti numerosissimi piani regolatori per migliorare le città estendendole nella campagna intorno al centro storico. E, naturalmente, era prevista nel piano una serie di edifici pubblici adatti alle esigenze degli organismi funzionali per il Regime in tutte le sue ormai numerose sfaccettature: le case GIL conglobanti l’ONB; le Case del Fascio; le sedi dell’Opera Nazionale Dopolavoro e dell’Opera Maternità e Infanzia; le Colonie marine e montane.
Edifici pubblici che attrassero molti architetti nell’ambito del partito. Benevento, con il piano regolatore dell’arch. Luigi Piccinato promosso nel 1933, ebbe la fortuna di vedere programmato soprattutto il contesto della casa popolare e la creazione di un’edilizia pubblica senza confusione estetica, in linea con le novità dell’architettura razionalista.
Abbiamo visto che l’abitazione è stato il tema di ricerca fondamentale del razionalismo europeo. Gli architetti italiani del “Gruppo 7” e del MIAR di Giuseppe Terragni, autore della “Casa del Fascio” di Como considerata la perfezione del razionalismo italiano, lo presentarono in varie città, in polemica col clima conservatore della cultura ufficiale che prevedeva scelte classiche inserite in un’architettura moderna che era invece capace di valorizzarsi da sé.
E, accanto all’attenzione sull’alloggio funzionale minimo, anzi “minimissimo”, ma nel verde e dotato di spazi liberi, c’erano gli edifici funzionali per il Regime che miravano al centro storico, talvolta sventrato per rinnovarlo, sull’esempio dell’azione del francese arch. George Eugène Haussmann, che, al servizio di Napoleone III, aveva cancellato la rete di malandate stradine medioevali del centro di Parigi, per rinnovare il sito con tracciati stradali in rettifilo dotati di fognature, rete idrica e collegamenti di superficie, cioè gli odierni boulevards di cui curava tutto.
In Italia si confrontavano i diversi pareri.
Per tutto il periodo fascista fiorirono e morirono continuamente riviste di settore dirette da noti personaggi. In particolare, si era formato un gruppo di brillanti architetti aderente alle nuove idee, nonchè uno schieramento di accademici di carriera universitaria posizionati verso il fascismo che voleva mantenere un certo legame con la tradizione classica, di cui l’Italia si è sempre ritenuta titolare e per la quale si distinse, e fu apprezzato dai vertici fascisti per il suo ammirevole equilibrio fra passato e presente, l’arch. Marcello Piacentini, tra l’altro coordinatore delle opere per l’Università di Roma e per l’E42, poi quartiere EUR.
I meno giovani possono ricordare gli albori della beneventana piazza Risorgimento nel suo primario allestimento agreste, posto in cantiere dall’arch. Piccinato il quale destinò la nuova piazza al complesso urbanistico chiamato “Quartiere degli studi”, per il momento costruendo il Liceo ginnasio “Pietro Giannone” e il secondo plesso beneventano di scuola elementare - dopo “Colonnette” - intestato a “Costanzo Ciano” - poi diventato “Giuseppe Mazzini”. Altri tipi di istituti scolastici erano in previsione sul Quartiere.
Il Liceo, durante il più recente periodo fascista, fu affiancato dalla Casa della GIL, Gioventu’ Italiana del Littorio, dotata di campo da gioco e ginnastica, tutto distrutto in tempi abbastanza recenti per costruire l’alto palazzo della Banca d’Italia, oggi in via di aggiornamento. Sul frontone si leggeva la massima di Mussolini rivolta ai giovani: “Voi siete soprattutto l’esercito di domani”.
Sulla collinetta alle spalle si vedevano ancora le messi ondeggianti al vento.
Al centro della piazza, allora chiamata “della Rivoluzione”, intendendo quella fascista che allora pochi si spiegavano, era prevista la vasca di un’ampia fontana a gloria del Duce, per la quale era stato costruito un capace serbatoio d’acqua in zona alta. Invece la fontana fu sostituita dal monumento all’illustre clinico sannita Leonardo Bianchi anche se la piazza veniva comunque utilizzata per le parate e le manifestazioni ginniche.
Visto che la condivisione dell’espansione edilizia aveva spinto la cultura urbanistica ad affermare l’idea di ampliare le città nelle zone rurali limitrofe, a Benevento, nei pressi della stazione ferroviaria, fu costruita una serie di casette con giardinetto, secondo l’idea moderna di casa a schiera; nella piana ai piedi del colle della Guardia fu costruito un quartiere di palazzine popolari squadrate con al centro la Chiesa e si chiamò “Costanzo Ciano”, poi diventato “Rione Libertà” dopo la guerra.
Inoltre, nella parte del colle oltre la nuova piazza e parallelamente al già tracciato viale degli Atlantici, l’acume di Piccinato individuò la possibilità di un grande quartiere di stampo razionalista con numerosi edifici a piccoli appartamenti, che risaliva tutta la collina annullando il fiumicello preesistente per fare posto ad una serie di strade parallele con al centro un grande viale, poi intestato dopo la guerra al poeta sannita Antonio Mellusi.
Il razionalismo dei due edifici scolastici di piazza della Rivoluzione, al momento li fece sembrare privi di rifiniture e decorazioni, anche se qualcosa di decorativo era stato proposto: al centro dell’edificio, dove si apriva il portone, il progetto, poi annullato, presentava un avanzamento portante una statua e una scritta di tipo classico. Rimase, invece, la statua del discobolo di Mirone, copia classica rimasta sempre posizionata all’ingresso della palestra adiacente all’edificio di scuola elementare.
ANGELA REALE
Nella foto Piazza Risorgimento con il Liceo Classico “P. Giannone” sulla sinistra e a destra
L’edificio della ex GIL (Gioventù Italiana del Littorio) demolito negli anni ‘60
per far posto al palazzo della Banca d’Italia (attuale sede Confindustria).

12/09/2026