Città Spettacolo 2019, Moni Ovadia lancia un messaggio di pace contro ogni forma di razzismo Cultura

L’Hortus Conclusus, cornice privilegiata di rappresentazioni di elevato spessore culturale nella XL edizione del Festival “Benevento Città Spettacolo” ha ospitato, nella serata di ieri, Senza Confini-Ebrei e Zingari. Il recital di Moni Ovadia che si propone di diffondere la battaglia contro le discriminazioni.

Uno spettacolo di canti, musiche e storie rom, sinti ed ebraiche che richiamano ad una vocazione di fratellanza fra questi popoli uniti dalla comune sorte di persecuzioni ed esili, con la differenza che gli Ebrei in un dato momento storico sono entrati a far parte del “salotto dei vincitori” trasformandosi da vittime a carnefici e opprimendo, a loro volta, un altro popolo. Al contrario, gli zingari sono rimasti vittime pur non avendo dichiarato guerra ad alcuno.

Sono 500mila - continua Ovadia - i Rom sterminati nei lager di Auschwitz, senza contare tutte le altre forme di repressione subite in Europa. Un’ esortazione ad approfondire la conoscenza di un popolo che ha molto sofferto ma verso il quale persiste un atteggiamento generale diffidente e stereotipato.

L’accoglienza - ricorda - può avvenire solo attraverso la conoscenza dell’altro partendo dalle sue radici.

Sul palco Moni intona con voce profonda le struggenti melodie russe, rumene e greche, di momenti di festa e di dolore, destreggiandosi anche in un improvvisato sirtaki accompagnato dai virtuosismi del suo gruppo di musicisti Rom: Paolo Rocca ed Ennio D’Alessandro -clarinetto, Albert Florian Mihai-fisarmonica, Marian Serban-cymbalon, Marin Tanasache-contrabasso.

L’artista bulgaro- scrittore, attore, musicista e cantante- cresciuto a Milano da famiglia ebraica, porta avanti da anni il suo impegno per la pace e per la fine di ogni forma di razzismo. Il teatro è uno strumento per “scardinare conformismi, meschine ragionevolezze e convenienze nate dalla logica del privilegio, per proclamare la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni singolo essere umano” e restituire importanza a valori di uguaglianza e democrazia.

Con la grande ironia, la bravura ed il talento che lo caratterizzano, Moni Ovadia ha intrattenuto un pubblico visibilmente coinvolto, conducendolo in un viaggio suggestivo fra le sonorità della cultura zingaresca, una popolazione che “tutti invidiano per la sua grande libertà ma non lo ammettono”.

Un intreccio di suoni, ritmi, aneddoti e citazioni, dove non sono mancate battute scherzose ed umorismi, per veicolare il messaggio che la musica è universale e per questo emoziona in qualsiasi parte del mondo senza distinzione.

ALESSANDRA GOGLIANO