Da ''Il segno del comando'' al giallo di Garlasco, l'Italia amante del mistero Cultura

Gli anni ᾽70 non sono stati solo “gli anni di piombo”, sono stati anche gli anni dei misteri, della parapsicologia e della medianità. Tutto comincia, a mio avviso, con la pubblicazione di Non è terrestre di Peter Kolosimo, nel 1969, vincitore del Premio Bancarella, altri libri dello stesso autore, pubblicati in precedenza, vennero alla ribalta con grande successo: Il pianeta sconosciuto, Ombre sulle stelle, Terra senza tempo, proponendo la teoria dell’origine extraterrestre della civiltà umana e altri misteri archeologici, con una lettura nuova di certi fenomeni, in contrasto con le teorie ufficiali.

Altro best seller del 1969 fu Universo proibito di Leo Talamonti, che apriva a temi come parapsicologia, telepatia, psicocinesi.  Il grande pubblico televisivo italiano si era già appassionato a una serie destinata a turbare i sogni dei bambini dell’epoca: nel 1965 la maschera di Belfagor o il fantasma del Louvre era sbucata dagli schermi, col suo contorno di sette segrete, ipnosi, omicidi e del grande fascino di Juliette Gréco. La serie era francese, diretta da Claude Barma, ma preparò il terreno, sei anni dopo, a uno sceneggiato (così si chiamavano le fictions) che incollò davanti al televisore praticamente l’intera nazione: il 16 maggio 1971, infatti, andava in onda sul primo canale RAI la prima puntata de Il segno del comando, originale dello scrittore e sceneggiatore Giuseppe D’Agata (lo stesso de Il medico della mutua, geniale critica della professione medica, che divenne anche un film di cui fu protagonista Alberto Sordi), con la regia di Daniele D’Anza.

Ognuna delle cinque puntate fu seguita da 15 milioni di italiani, diventando di fatto un fenomeno di costume. La serie vedeva revenants, reincarnazioni, sedute spiritiche, sette segrete, diari perduti di Byron, gioielli maledetti, musiche medianiche, sullo sfondo di una Roma inquietante e fiabesca, su cui si muovevano gli affascinanti protagonisti Ugo Pagliai e Carla Gravina. La puntata finale andò in onda il 13 giugno 1971.

Soli due anni dopo, Daniele D’Anza ritorna sulla fiction misteriosa con ESP, sulla vita del sensitivo olandese Gérard Croiset, interpretato da Paolo Stoppa, in quattro puntate, dal 27 maggio al 17 giugno 1973. Il sensitivo divenne famoso perché, grazie alle sue capacità paranormali, era in grado di localizzare i corpi di persone annegate.

Il clima di mistero non si esauriva nella produzione di sceneggiati. Nello stesso periodo de Il segno del comando, la parapsicologia entrò prepotentemente anche nel più seguito quiz televisivo: Rischiatutto, condotto da Mike Buongiorno; uno dei campioni più longevi della trasmissione fu il dr. Massimo Inardi, medico e appassionato di parapsicologia, partecipò a Rischiatutto dal 2 dicembre 1971 al 10 giugno 1972, vincendo somme ragguardevoli, rispondendo a domande sulla musica classica. In quelle occasioni, parlò anche della parapsicologia, diffondendo quindi nel grande pubblico interesse per la materia.

Addirittura si disse che egli riusciva a vincere, perché era in grado di leggere telepaticamente le risposte nel cervello di Mike. Per evitare questa possibilità, il foglio con le risposte fu consegnato alla valletta Sabina Ciuffini, in modo che Mike non potesse conoscerle.

Il 1971 fu anche l’anno di fondazione di una rivista specializzata su spiritismo, ufologia, archeologia misteriosa, che è uscita regolarmente fino al 2002: Il giornale dei misteri, nato da un’idea dell’editore Corrado Tedeschi a Firenze. In questo clima esoterico, gli italiani hanno vissuto per diversi anni. La pratica delle sedute spiritiche con la planchette divenne di moda in molte case. Persino nel caso Moro nel 1978 fu utilizzata una seduta spiritica con medium, a cui partecipò l’on. Romano Prodi, nel disperato tentativo di salvare il presidente della DC rapito dalla Brigate Rosse.

L’anima evocata rivelò il nome Gradoli, ma l’indicazione diede scarsi frutti, poiché la polizia corse a fare indagini nel paese di questo nome, mentre solo dopo la morte di Moro si scoprì che il covo dei terroristi era in via Gradoli a Roma. Dagli anni ᾽80 in poi, l’interesse per queste materie restò più confinato, anche per il contrasto esercitato dal CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, oggi cambiato in Pseudoscienze), fondato nel 1988 da Piero Angela, ma la passione per i misteri sembra oggi conoscere una nuova stagione, dirottando l’attenzione non più sul soprannaturale, ma sui casi di cronaca nera irrisolti, a cominciare dalla sparizione di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, due cittadine vaticane, rapite nel 1983 (come negli sceneggiati RAI, anche per questi terribili fatti il mistero si concentra tra maggio e giugno).

Ancora oggi, gli italiani seguono col fiato sospeso i sempre più ingarbugliati indizi di questa vicenda. A rinnovare l’interesse per le scomparse misteriose e gli omicidi più brutali, in particolare c’è stato il caso di Sarah Scazzi, una giovanissima di Avetrana (Taranto), sparita nell’agosto del 2010 e ritrovata solo in ottobre in un pozzo nella campagna degli zii della ragazza. Clamoroso l’annuncio del ritrovamento del corpo, dato in diretta televisiva alla madre della ragazza, durante la trasmissione Chi l’ha visto? del 6 ottobre 2010.

La partecipazione collettiva al dramma ha avuto un effetto dirompente, pari solo alla vicenda del piccolo Alfredino Rampi, morto in un pozzo artesiano a Vermicino nel 1981, evento seguito in diretta per 18 ore dalla televisione a reti unificate.

Ultimo in ordine di tempo, il giallo che sta turbando le coscienze di molti italiani, con una partecipazione appassionata; è il cosiddetto giallo di Garlasco, paesino in provincia di Pavia, teatro dell’efferato delitto di Chiara Poggi, per il quale dal 2015 è in galera l’ex fidanzato Alberto Stasi. Dallo scorso 11 marzo 2025, tuttavia, una nuova inchiesta vede un nuovo indagato, Andrea Sempio, per cui si parla di revisione del processo.

Nel Paese della mafia, dei servizi segreti deviati, della massoneria eversiva P2, delle stragi di Stato impunite, un po’ di mistero non guasta.

PAOLA CARUSO

Nella foto Carla Gravina e Ugo Pagliai in una scena de Il segno del comando