“LA ZEZA” HA CHIUSO IL CARTELLONE DELL’ACCADEMIA DI SANTA SOFIA Cultura
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Con la rappresentazione teatrale de “La Zeza” in due atti, si chiude con successo la stagione dell’Accademia di Santa Sofia 25/26, nella splendida cornice del Teatro Comunale.
“La Zeza”, farsa comica con musiche è tratta da un canovaccio del ‘600 napoletano, interpretata da Vito Cesaro, Claudio Lardo, Enrica Mari, scritta e diretta da Dora Liguori.
La regista Liguori, prima dell’esibizione della straordianaria compagnia ha illustrato lo spettacolo con un excursus a partire dalla commedia dell’arte fino ai giorni nostri.
L’opera è coinvolgente, si apre il sipario del Teatro Comunale, sullo sfondo appare una scritta Compagnia Capuozzo, gli attori predispongono la scenografia, tra frizzi, lazzi e facezie, intrattengono il pubblico divertito ed appassionato. Non mancano i doppi sensi, i riferimenti sessuali, per sbarcare il lunario Pulcinella usa modalità illegali per portare a casa un piatto caldo alla famiglia affamata.
La trama ruota attorno alle baruffe familiari tra Pulcinella e sua moglie Lucrezia (detta Zeza). Le controversie familiari discendono dal matrimonio della figlia Vicenzella, Pulcinella vorrebbe farla accasare con un ricco pretendente, ma un diverso spasimante che si nasconde sotto mentite spoglie desidera la ragazza alla ricerca del principe azzurro. La conclusione dell’opera buffa è ricca di colpi di scena.
Gli indirizzi di saluto sono stati rivolti dalla direttrice artistica Marcella Parziale e dal presidente degli Amici dell’Accademia Maria Buonaguro. La pillola scientifica è stata trattata da Salvatore Palladino, presidente dell’Accademia di Santa Sofia, dal titolo: “Popolo mio, mai t’abbandonerò… Benedetto XIII, papa, archivista”. Il relatore ha rimarcato la carità del cardinale Orsini, la sua azione pastorale, la profonda abnegazione nel corso di due terremoti, del 1688 e de 1702. Egli ha rimarcato la sua opera meritoria per la salvaguardia dell’archivio diocesano, per custodire la cultura e gli eventi vergati con l’inchiostro per i posteri, riportatati nei codici e nei documenti dal valore inestimabile.
Al termine del primo atto la regista Dora Liguori ha concesso un’intervista per Realtà Sannita.
Perché ha iniziato con i canovacci per mettere in scena la farsa comica “La Zeza”?
Perché esistono quelli, poche commedie e molti canovacci nella commedia dell’arte. Quello della Zeza è un canavaccio, che pare Silvio Fiorillo abbia fatto nel 1609. Dal 1602 al 1609 ha elaborato l’opera buffa.
In questa farsa qual è il personaggio che le piace maggiormente?
Sicuramente Zeza.
Chi interpreta il ruolo più difficile?
Zeza, a parte Pulcinella che è il protagonista assoluto, però anche un uomo che fa la moglie di Pulcinella deve essere particolarmente bravo. Nella commedia dell’arte figurano nel cast le donne, nel Lazio è proibito alle donne di recitare. A Napoli lavoravano tranquillamente le donne, infatti Zezella, la figlia attempata era una donna, qualche volta è stata anche impersonata da uomini. Ormai è interpretata soltanto da donne.
Lei sta girando tutta l’Italia e lo spettacolo riscuote successo. Perche?
Si, per forza. Certo la commedia dell’arte è scollacciata, anzi io ho cercato di modificarla, infatti gli spettatori ridevano così.
Del teatro napoletano chi predilige particolarmente?
Mi piacciono tutti, Eduardo ed altri commediografi. Non abbiamo visto i grandi attori del passato... ad esempio Petito e altri. Un altro grande è Viviani, I napoletani sono tutti molto bravi, perché nascono con quest’arte di recitare, perché devono recitare per campare.
NICOLA MASTROCINQUE

10/06/2026