'Gli imperfetti sono gente bizzarra' Cultura

Rita Pacilio non ha mai avuto paura di mettersi in gioco: lo ha sempre fatto e continua a farlo con tutte le risorse artistiche di cui dispone, utilizzando linguaggi e tecniche espressive diverse e multiformi. 'Gli imperfetti sono gente bizzarra' è il titolo del suo ultimo lavoro poetico -pubblicato da pochissimo per le edizioni “La Vita Felice”, 10 euro; nella prefazione Davide Rondoni parla di 'diario intimo e visionario, dolente e splendente, in cui la forza dei versi fila, tesse e spacca la mormorazione in cui restano raccolti...”.

Ho incontrato ed intervistato Rita più volte e ne conosco bene la versatilità emozionale: sociologa immersa per lavoro nelle difficoltà della vita, si occupa di mediazione familiare, di progettualità all'interno della Casa Circondariale di Benevento, di prevenzione delle dipendenze. Accanto a questo versante coltiva il suo sentire più profondo, che spazia dalla poesia alla scrittura ed alla musica jazz. Recentemente ha vinto il Primo Premio Assoluto del ‘Concorso Letterario di Poesia e Narrativa edita e inedita Terzo Millennio XII Edizione’ con l’opera ‘Non camminare scalzo’ (Edilet Edilazio Letteraria), 'un lavoro di prosa magmatica, quasi pluristilistica, con molti registri posseduti e dominati da numerose immagini (tecnicamente) poetiche'.

Alla sua ultima opera Rita Pacilio è molto legata: “il libro è dedicato a mio fratello Alfonso - mi dice - e vede la luce grazie ad un percorso che mi ha coinvolto in prima persona nelle difficoltà di vita e di inserimento nel sociale di coloro che soffrono la malattia mentale. Ho esplorato la realtà dei 'diversi' frequentando, anche professionalmente, gli ospedali psichiatrici; nelle mie pagine accolgo e prendo per mano il lettore e con lui viaggio all'interno di questo mondo e di questa umanità afflitta e complessa cercando di restituire dignità a chi vive, per ragioni di salute, una condizione di alienazione, marginalità e sofferenza”.

Loro sono li, nel posto più lontano della solitudine” scrive, in un versificare di primo acchito dolorosamente aspro, metallico e cristallizzato nel linguaggio ma - nello stesso tempo - intriso di amara compassione e autentica partecipazione emotiva, quasi rivendicando a quelli che abitano il disagio psichico la prospettiva di una lettura del mondo e delle cose particolare, forse non consueta ma preziosa perché arricchita, malgrado tutto, di un’angolazione visionaria personale e particolarissima, di un modo di sublimare nella malattia - attraverso quel suo particolare stato di sofferenza - vita e conoscenza.

Una serie di appuntamenti speciali attende la scrittrice beneventana: già presentato in dicembre a Roma il libro sarà oggetto di letture pubbliche tra gennaio e febbraio a Torino, Milano e Rapallo.

CARLOTTA NOBILE 

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