L’arte che parla alla comunità: a San Giorgio la Molara torna la mostra dedicata a Nicola Ciletti Cultura
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Lo scorso 23 Dicembre, a San Giorgio la Molara ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra dedicata a Nicola Ciletti. Tale installazione non ha avuto solo lo scopo di arricchire in maniera ulteriore il territorio, ma ha cercato di mettere in rilievo una personalità che risulta essere parte integrante dello scenario storico-culturale della cittadina sangiorgese.
Nicola Ciletti non è stato solo uno dei più importanti esponenti del realismo italiano, nel corso della sua vita ha ricoperto anche il ruolo di sindaco e, tenendo conto delle esigenze cittadine, nel 1949 diede avvio ai lavori per la costruzione di una scuola che offriva ai giovani un luogo di formazione moderno ed accessibile che si proponeva di sostituire le scuole che, come da tradizione , erano distribuite nelle campagne del territorio.
Tale edificio ha ospitato numerose generazioni sangiorgesi fino al 2002, anno in cui la scuola venne dichiarata inagibile per via del terremoto. Da allora tale struttura rimase inutilizzata fino al 2005, anno in cui l’architetto Massimiliano De Cesaris propose alla Proloco un’installazione temporanea che coinvolgeva alcune delle finestre del vecchio edificio scolastico, tale proposta fu accettata e promossa sia dalla Proloco sia dalla figlia dell’artista.
Tale installazione sarebbe dovuta permanere per due anni sulla facciata dell’edificio ma il tempo ci rivela che non è stato esattamente così, infatti le riproduzioni dei dipinti sono state rimosse soltanto quando nel 2017 sono iniziati i lavori di restauro dell’edificio. L'iniziativa al tempo riscosse grande successo tanto che all’interno del progetto che ha coinvolto la restaurazione sono state disposte delle finestre mute.
La mostra che è stata riproposta lo scorso Dicembre è stata ideata e curata nuovamente da Massimiliano De Cesaris ed è stata realizzata grazie alla collaborazione con il comune e con Alessandro ed Ambra Iazeolla nipoti dell’artista e responsabili dell’archivio Nicola Ciletti. Il curatore ha dichiarato che la mostra non occupa solo le quattro finestre mute che sono state disposte all’interno del progetto, ma occupa anche altre finestre le quali ospitano delle pellicole che riproducono, con ingrandimento in scala, alcuni dipinti. Rispetto alla prima mostra i dipinti esposti sono in minor numero in quanto il nuovo edificio risulta mancare di un piano, ma ad accomunare le due installazioni è la scelta dei quadri in quanto in entrambi i casi i fautori hanno cercato di tracciare il profilo artistico dell’autore. Inoltre il presidente della comunità montana, Zaccaria Spina, ha dichiarato di aver apprezzato in maniera particolare l’iniziativa, ritenendo che la mostra non è solo motivo di orgoglio per la comunità sangiorgese, ma è anche un mezzo attraverso cui le aree interne possono essere rilanciate.
E’ doveroso sottolineare che tale mostra che si presenta come una particolare declinazione dell’arte organica, ha lo scopo di restituire all’arte la sua dignità e di attribuirle un significato che spesso viene trascurato. Infatti l’arte nasce come luogo di accoglienza per gli uomini, come mezzo di comunicazione diretto che rende gli uomini uguali e che prescinde dalla loro personale forma mentis. Inoltre, un tale mezzo di comunicazione risulta essere efficace al fine di combattere gli idoli del linguaggio che, nel secolo scorso ma anche nella filosofia gorgiana hanno condotto l’uomo a combattere con delle forme di nichilismo. In conclusione, possiamo affermare che tale mostra non si limita ad essere una delle poche proposte di arte moderna presenti all’interno del Sannio, ma va oltre non solo perché costringe l’uomo a confrontarsi con una realtà artistica che gli appartiene ma perché permette allo stesso di identificarsi in dei valori ed in delle realtà che infondo heiddegherianamente parlando sono le circostanze che lo hanno definito.
RAFFAELLA MAZZACANO

09/01/2026