La repubblica di Benevento una lezione americana Cultura

Entro nel sito online di una Università californiana dove un gruppo di docenti e studenti ha trattato in videoconferenza il tema ‘Benevento, italiana o repubblica”. È stato un esempio della didattica dei College statunitensi che, oltre a trasmettere conoscenza, sviluppano lo spirito critico dei giovani stimolandoli a proporre ipotesi su questioni politiche, sociali, economiche, scientifiche, sulla scorta di studi aggiornati. Ne traduco qui di seguito qualche intervento alquanto provocatorio su quella che hanno definito “la storica autoreferenzialità beneventana”.

L’occasione di proclamare una Repubblica di Benevento è capitata nel 1860 quando lo Stato Pontificio si sfasciò e i beneventani espulsero l’ultimo Governatore mandato da Roma. Ma ritenendosi incapaci di autogovernarsi dopo otto secoli di totale dipendenza da Roma, preferirono sottomettersi di nuovo, questa volta al re del Piemonte, riducendosi alle dipendenze di una capitale italiana ancora più lontana, Torino. Perciò anche la Benevento longobarda, che fu uno dei centri importanti di uno Stato diventato indipendente all’improvviso, rimane oggi per i suoi cittadini non una fase storica di riferimento ma soltanto una memoria lontana che non viene studiata nemmeno nelle scuole…”.

Gli studenti americani hanno affrontato la tematica sostenendo che Garibaldi, alla conquista del sud borbonico, ignorò la città pontificia perché era ormai sostanzialmente insignificante. Proprio questo avrebbe potuto consentire la nascita di una Repubblica di Benevento indipendente come quella di San Marino: “Se i beneventani non le avessero portate loro stessi a Garibaldi a Napoli, le chiavi di Benevento sarebbero rimaste finalmente nelle loro mani….”.

Recuperando le dimensioni del territorio pontificio, gli studenti hanno disegnato la mancata Repubblica di Benevento includendovi Sant’Angelo a Cupolo, Motta, Panelli, Pastene, Maccabei, Bagnara, Montorso, Maccoli, Perillo, Sciarra, San Leucio del Sannio, San Marco ai Monti. La loro idea di uno stato democratico nasceva dalle Repubbliche proclamate da Napoleone nel centro-nord Italia alla fine del Settecento, riportate da una antica mappa francese: la Repubblica Piemontese, la Repubblica Ligure, la Repubblica Bergamasca, la Repubblica Bresciana, la Repubblica Bolognese, la Repubblica Anconitana, la Repubblica Tiberina e altre: “Tutte politicamente rilevanti e per questo poi annullate dalle potenze europee. Al contrario, una Repubblica di Benevento, se fosse stata voluta dai suoi abitanti, sarebbe stata molto probabilmente riconosciuta dal Regno d’Italia”.

Ho inoltre notato che anche i docenti non chiamavano ‘capitale’ la Benevento longobarda: “Oggi i beneventani ancora trascurano di approfondire il vero ruolo svolto dalla loro città nella fluida struttura della Longobardia meridionale e preferiscono immaginare che sia stata capitale di tutto il Sud. Invece Benevento, centro allora di attività finanziarie, commerciali e culturali, dal punto di vista politico non riuscì a svolgere con sicurezza il ruolo di state general capital city (città capitale dell’intero Stato). Ne fu presto consapevole Arechi II, primo sovrano del sud longobardo indipendente nel secolo VIII, che per evitare scontri con i potenti di altre città non se ne proclamò ’re assoluto’ ma addirittura abbandonò Benevento a un destino di decadenza trasferendo la sua sede di governo dall’area appenninica a Salerno, che così diventò il porto mediterraneo meglio connesso col mondo arabo e bizantino. Che l’Italia meridionale longobarda non sia stata sostanzialmente unitaria - hanno concluso gli studenti americani - è confermato dal fatto che presto si frammentò in tre principati: Benevento, Capua, Salerno. Oggi Arechi II è più noto ai beneventani come fondatore della Chiesa di Santa Sofia che per le sue azioni di governo, mentre per i salernitani è il Duca che cambiò Salerno”.

Una lezione carica di spunti di riflessione.

ELIO GALASSO