Lucia Gangale firma due nuove guide turistiche: una su Pago Veiano ed un'altra sui Castelli del Fortore Cultura

Lucia Gangale, scrittrice e saggista, storica collaboratrice di “Realtà Sannita”, autrice di molte pubblicazioni, fondatore e direttore responsabile di “Reportages Storia & Società”, unica rivista di ricerca storico-culturale in formato cartaceo e multimediale presente nella provincia di Benevento, è una delle personalità più schive e riservate del panorama culturale sannita. Sensibile interprete della bellezza dei luoghi che visita, ama raccontarli e valorizzarli non solo da un punto di vista storico letterario, in libri di grande pregio anche grafico, ma anche dal punto di vista dell’immagine fotografica.

È proprio questa l’operazione che ha messo in opera in due tra le sue recentissime pubblicazioni, e che riguardano proprio il territorio sannita.

Una è la Guida Turistica di Pago Veiano, l’altra i Castelli del Fortore, editi entrambi da Youcanprint.

Professoressa, di quale dei due vogliamo parlare per primo?

Io comincerei da I Castelli del Fortore, per un semplice criterio cronologico, ed anche perché vorrei, nel prosieguo della nostra chiacchierata, soffermarmi a fare il punto sull’attuale situazione generale di Pago Veiano, il paese al quale da molti anni dedico molto tempo e molti sforzi di ricerca. Infatti questo è il quinto libro che scrivo sul paese di cui sono originaria da parte materna.

Come nasce l’idea di fare un tour attorno ai castelli fortorini?

Dalla considerazione che quella del Fortore, dal nome già tanto evocativo, è l’area del Sannio più interna e incontaminata e forse anche più dimenticata dalle istituzioni, per svariati motivi che non è il caso qui di indagare - ma voglio solo accennare all’annoso problema della viabilità -, con delle ricchezze paesaggistiche e monumentali degne di essere conosciute. Il lavoro è nato quando ero titolare della cattedra di Storia e Filosofia al Liceo Classico “Livatino” di San Marco dei Cavoti, coinvolgendo le classi dei miei alunni. In quel periodo in quel Liceo sorsero molte attività editoriali. Infatti, oltre ad altri progetti sia cartacei che multimediali, portavo avanti una bella rivista, “Il Provenzale”, e ricordo ancora che la preside Maria Buonaguro mi fece uno dei complimenti più belli che abbia ricevuto un mio lavoro: «Di solito i giornali e le riviste scolastiche - disse - hanno sempre un po’ il sapore di scuola. Questa rivista (“Il Provenzale”, ndr) invece ha proprio il sapore di rivista».

Come dicevo, il lavoro di ricerca sulle bellezze architettoniche di paesi dell’entroterra sannita fu interamente curato dagli alunni, che ne fecero anche un’accurata traduzione in inglese (il controllo sulla lingua fu effettuato dai miei colleghi). Furono poi scattate e assemblate delle foto e pubblicate a colori in un catalogo 20x20 in carta patinata.

Dopo alcuni anni ho ripreso quel lavoro che era rimasto tra le mura scolastiche ed ho pensato che fosse veramente valido e ben fatto, tanto da poter essere fruito dal vasto pubblico. Per cui l’ho ripreso e ci ho aggiunto una postfazione, oltre a rivedere la grafica, ma soltanto in minima parte e nelle pagine finali. Così oggi è un lavoro fruibile da tutti. Il logo dell’Istituto in copertina è stato conservato. È giusto così perché è lì che nacque quest’idea. C’è ancora il video promo su Youtube, dal titolo proprio “I castelli del Fortore”. La voce recitante è quella di alcuni studenti che partecipavano al corso di Turismo e Cineturismo.

Quest’idea visiva e cinematografica ritorna un po’ anche nella Guida Turistica di Pago Veiano… È così?

Sì, per lavori di interesse turistico è l’ingrediente fondamentale. Molte foto ben fatte e testo quanto basta. Il lettore deve essere trasportato immediatamente nell’atmosfera di un luogo che gli si propone come meta di viaggio, e inoltre le immagini servono anche ad evocare e suggerire.

Ci parli brevemente del suo lavoro di ricerca su Pago Veiano.

I primi due libri che ho scritto su Pago Veiano sono stati pubblicati dalle Edizioni Realtà Sannita del professore Giovanni Fuccio, a cui va tutta la mia riconoscenza per avere fatto un’opera così meritoria all’interno di una collettività. Durante una manifestazione tenuta alcune settimane fa qui in paese ho sentito dire che le giovani generazioni sanno già tutto della storia del loro paese. Mi si è allargato il cuore. Il merito è dei due libri editi da Realtà Sannita. È dalla storia che si deve partire per progettare il futuro. Senza memoria delle radici non si fanno passi avanti di nessun tipo. I primi due libri si intitolano Pago Veiano antica terra del Sannio e Pago Veiano nelle fotografie d’epoca. La casa editrice li ha editati in centinaia e centinaia di copie. Praticamente non c’è nessuna famiglia in paese che ne sia sprovvista e inoltre moltissime copie sono nelle case di emigranti pagoveianesi. Insomma è stata fatta un’operazione di divulgazione storica importante, ma come sempre capita, i frutti si raccolgono dopo molto tempo.

E gli altri tre?

Gli ultimi tre sono stati pubblicati da Youcanprint, che è una potente piattaforma di self publishing in grado di produrre libri molto curati sotto ogni profilo e che offre una enorme visibilità ai propri autori. Gli autori sono poi personalmente seguiti da uno staff professionalmente molto competente ed assai corretto e garbato nelle relazioni. Con Youcanprint, oltre alla guida, ho pubblicato una biografia sul maestro Paolo Cecere ed un volume di grande formato su “persone e personaggi, fatti e storie di vita paesana” dal titolo Pago Veiano Amarcord.

Come si passa dalla ricerca storica ad un libro di promozione turistica del territorio?

Proprio perché dopo aver effettuato un recupero di memorie che se non fissate su carta si sarebbero perdute, è arrivato il momento di servirsene per progettare una crescita economica, sociale e turistica di questo paese. Non c’è strumento migliore di un libro che guidi alla scoperta di un luogo.

Quindi lei pensa che un piccolo comune come Pago Veiano avrebbe la possibilità di intercettare turismo?

Guardi, come diceva Proust: «Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi». Il turismo qui si può senz’altro fare, ma occorre un cambiamento di mentalità. Il turismo è tutta una questione di mentalità. Su questo c’è ancora molto da lavorare.

Quali sarebbero, secondo lei, le strategie da mettere in campo a tale riguardo? Non ci dimentichiamo che Pago è uno di quei paesi che soffre di uno dei maggiori tassi di abbandono da parte dei propri giovani. Oltre ad altri problemi molto sentiti in paese, stando almeno alla cronaca locale.

Se lei intende per problemi la cronica mancanza di acqua, la carenza di strutture per i giovani e le poche opportunità occupazionali, devo con rammarico darle ragione. I giovani cercano la propria strada e le proprie soddisfazioni altrove. Spesso all’Estero. Anche io sono emigrata per anni in Piemonte. Non voglio entrare nel merito della politica ed alimentare polemiche inutili. Ma certo, fino a quando non si troverà una soluzione al problema dell’acqua, che sia la fatiscenza della rete idrica o le carenze dell’ente fornitore, sarà un po’ difficile parlare di progresso.

Poi c’è il problema dello spopolamento del centro storico, con un numero di case sfitte e in vendita che fa impressione, soprattutto tra le arterie centrali che sono corso Margherita e via Roma. Per non parlare ancora dell’incuria che riguarda alcune strade, tenute in uno stato pietoso. O del fatto che molti alloggi, vedi quelli di via Pozzo, sono richiesti da alcuni cittadini, anche residenti all’estero, ma dopo anni ancora non sono stati assegnati. E invece quell’arteria andrebbe rivitalizzata. C’è l’emiciclo che è stato costruito proprio in fondo a via Pozzo, ma a parte una o due manifestazioni non è stato utilizzato. Per carità, resta una bella terrazza sul belvedere, ma niente di più.

C’è il problema irrisolto di Palazzo Polvere, uno dei pochi resti del nostro passato ancora in piedi, ma a parte non intravedere all’orizzonte alcuna concreta azione di recupero, c’è da dire che un serio intervento di messa in sicurezza da parte dei suoi molti proprietari avrebbe richiesto, a parte i supporti per le porte e le finestre, che venissero abbattuti tutti quegli alberi che sono cresciuti al suo interno a mo’ di foresta amazzonica, con tutti i problemi di degrado igienico conseguente.

Dirò solo che vedo dei segnali di ripresa, ma questi provengono spesso dai privati.

Ad esempio dal mondo delle associazioni. Ce ne è una molto attiva in paese, composta da sole donne, che sta facendo un egregio lavoro di divulgazione culturale e anche di buone prassi in campo igienico-sanitario. C’è l’associazione pesca sportiva e qualche altra che vivacizza un po’ la vita paesana.

Ci sono attività di carattere sanitario, commerciale e artigianale che si sono sviluppate solo ed esclusivamente per merito dei privati e che sono concentrate nel lungo tratto che va da via IV Novembre a via Piane. Una zona che a mio modesto parere dovrebbe porsi all’attenzione dell’agenda politica locale.

Insomma, scrivere una guida turistica è un atto di coraggio… Lei cosa proporrebbe, appunto, per un cambio di mentalità e per una nuova programmazione turistica nel territorio di Pago Veiano?

Le cose che si potrebbero fare sono moltissime. Per un paese che forse vanta di avere un belvedere che è tra i più belli e suggestivi del Sannio e che da solo potrebbe fare turismo. Già ho detto che per me le colline della nostra zona e la produzione olivicola andrebbero messi nel patrimonio Unesco. Magari facendo rete con comuni limitrofi con caratteristiche affini. Del resto se ci pensiamo da una rete di comuni è nata la Città del Vino 2019 proprio qui nel Sannio. Quindi, per prima cosa, darei maggior risalto alle produzioni agricole ed alla creazione di percorsi culturali ed enogastronomici.

Poi non mi dispiace l’idea della fiera agricola nella zona di Piana Romana, anche se a onor del vero non è una mia idea ma è stata lanciata negli anni passati da altre persone.

Penso alla realizzazione di un murales che costeggi tutta l’area del boschetto, con la creazione di punti di ristoro e tappe varie, in modo che la passeggiata di cittadini e visitatori sia più produttiva e piacevole.

Penso anche alla creazione e al potenziamento di strutture sportive per i giovani, in modo che possa fruirne anche la componente femminile della popolazione e fosse rimesso a nuovo il campo sportivo di via Piane. Via Piane e via IV Novembre andrebbero sfruttate meglio, anche per eventi fieristici. Si dovrebbe provvedere al rifacimento dei marciapiedi ormai obsoleti e rotti in più punti proprio all’ingresso del paese.

La creazione di una struttura sanitaria con prestazioni specialistiche e di eccellenza. Di questi tempi, e per come è ridotta la sanità in provincia e in regione, sarebbe una cosa non da poco. Molti anni fa il compianto dottore Raffaele Crafa, originario di Pago e primario all’Ospedale Civile di Benevento, ebbe questa intuizione.

Mi viene in mente anche il recupero dell’edificio della scuola elementare a via Giovanni XXIII, con tutta l’area circostante, in modo da creare un polo di attrazione culturale.

L’attribuzione di una destinazione d’uso di Palazzo Casalbore a via IV Novembre, visto che oggi è adibito solo a pubblico parcheggio.

La pulitura ed il rifacimento delle dieci fontane di acqua sorgiva di cui dispone il paese.

Pannelli illustrativi che espongano i luoghi di interesse e le personalità che vi sono legate.

Un Museo Archeologico paesano, idea lanciata tanti anni fa da Elio Galasso, in considerazione della ricchezza di reperti di cui il paese dispone.

La nascita di un polo scolastico, magari alberghiero, e di una sede congressuale, per un turismo di alti livelli, in partenariato con le Università ed i centri di ricerca e di eccellenza della regione e di altre parti d’Italia.

Ma soprattutto rivedere tutto l’aspetto della comunicazione. Dobbiamo sapere comunicare quello che ci circonda e saperlo rendere appetibile. Un libro può essere un buon punto di partenza. E poi la valorizzazione dei giovani del posto, che andrebbero coinvolti in eventi di spessore, come festival letterari e musicali o kermesse come il mitico “Meeting dei giovani” che ormai molti anni fa, proprio qui, si inventò un sacerdote carismatico: don Ugo Della Camera. Penso che la cosa fondamentale sia far sentire unita una comunità, senza creare contrapposizioni inutili che sempre, nella storia di questo paese, hanno fatto il gioco dei politicanti di turno. Oggi i giovani di Pago sono più acculturati di un tempo e viaggiano di più. Sarebbe importante valorizzarli per dare slancio alla vita di questo paese e per essere, di questo nostro paese, ambasciatori nel mondo.

Come si può acquistare la Guida Turistica di Pago Veiano ed il libro sui castelli?

Entrambi sono già disponibili online e si possono comprare su www.youcanprint.it. A giorni saranno visibili anche su molti altri store librari, come Amazon, Ibs, Mondadori, Feltrinelli e molti altri. Basta mettere nel motore di ricerca. La guida su Pago Veiano per la festa del Santo Patrono, ai primi di agosto, sarà disponibile fisicamente nell’edicola del paese. 

▪ Video in rete

I Castelli del Fortore: www.youtube.com/watch?v=K48cmRcGwSg

Guida Turistica di Pago Veiano: www.youtube.com/watch?v=BxwmBY9ABho

R. S. 

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