Opere pubbliche a Benevento all'epoca del Papa-Re Cultura
![]()
Intorno agli cinquanta dell’Ottocento la città di Benevento, amministrata dallo Stato Pontificio così come l’intera provincia, non navigava nell’oro. In una relazione del periodo, il presidente della Commissione Municipale Saverio Fiore la presentò “senza commercio, senza infrastrutture, abbondante sol di miseria” spiegando anche che i redditi ricavati dai dazi, numerosi, fruttavano poco e, per giunta, con il commercio “inceppato” e un settore industriale praticamente inesistente, essi avrebbero dovuto essere aboliti.
Il 30 dicembre 1849 ne furono, infatti, aboliti otto aumentandone, però, i restanti quattro, come ad esempio quello sul consumo del vino di tre cavalli (moneta napoletana corrispondente alla quarta parte di un grano) per ogni ampolla. Parliamo di 0,50 € attuali per ogni cavallo, approssimativamente.
Ciò nonostante per risollevare in qualche modo l’animo della cittadinanza il 15 gennaio 1851 nella sala del Consiglio in Parrocchia Santa Caterina, alla presenza del notaio Francesco Baccari il Comune di Benevento sottoscrisse un contratto d’appalto con il sig. Fortunato Grimaldi, proprietario ed imprenditore napoletano, di Portici.
L’appalto comprendeva la costruzione di un nuovo Teatro, la lastricatura della strada Magistrale da Porta Somma a Porta San Lorenzo, quella che da Porta Rufina andava in direzione di Piazza Orsini per congiungersi con la magistrale presso il Duomo e la costruzione di una nuova strada che dal ponte Vanvitelli arrivasse a congiungersi con la magistrale, denominata strada Pia dall’omonima porta sul Calore.
Ad eccezione del Teatro gli altri interventi in opere pubbliche andavano a modificare il sistema viario cittadino in modo da rendere più libero il commercio. In pratica si prevedeva un collegamento più breve che agevolasse le merci provenienti dal Molise e dal Fortore nella prosecuzione per Napoli.
Per la stipula dell’atto notarile il Comune di Benevento era rappresentato dalla Commissione municipale presieduta dal Cavaliere Saverio Fiore e dai Commissari: Leopoldo De Palma, Vincenzo Colle de Vita, Luigi e Giovanni Tommaselli, Giovanni Capobianco, Celestino Bosco Lucarelli e Pasquale La Valle. Si era, all’epoca, sotto il pontificato dell’ “adorato monarca” Pio IX, mentre il Delegato Apostolico era Pietro Gramiccia e i Commissari della Delegazione Giovanni Roscio, Giuseppe Schinosi, Giovan Battista Marchese Andreotti, Giovan Battista Zamparelli. Il suo segretario generale era Luigi Cattarini.
Il contratto sottoscritto con Grimaldi, dunque, riguardava: la creazione di una strada, denominata Pia e relativo canale sotterraneo, per una via più comoda per i carri che entravano in città dal ponte sul calore; la lastricatura di strada Magistrale da Porta Somma a Porta San Lorenzo e la lastricatura della strada che da Porta Rufina portava al Duomo. Queste le opere pubbliche oltre alla costruzione del Teatro cittadino.
Il contratto prevedeva che la costruzione del Teatro, prioritario, avvenisse in quattro anni, mentre le altre opere in sette e che i lavori del primo fossero seguiti dall’ingegnere napoletano Pasquale Francesconi, quelli delle altre dagli ingegneri/architetti comunali Giovanni Torre e Orazio Colle de Vita, aiutati dal geometra comunale Pietro Chiariotti.
La sola sistemazione stradale cittadina, comprensiva della disselciatura di tutte tre, sarebbe costata 20.646,12 ducati, mentre il solo Teatro 21.311,04.
Il contratto d’appalto prevedeva alcune particolarità, come ad esempio l’obbligo al sig. Grimaldi di assumere per la costruzione di queste opere artigiani ed operai beneventani con la possibilità di licenziarli solo per inadempimento o incompetenza.
Per poter procedere ad un lavoro eseguito ad opera d’arte per la riparazione della strada magistrale si chiese al Gonfaloniere Pietro Gramiccia di emanare un’ordinanza con cui si obbligava i proprietari delle abitazioni laterali di procedere a “costrursi il cesso” e a non avere più “gittatoi esterni ma tutti interni che vadano a sfociare nella chiavica pubblica” in modo da mantenere pulita la stessa strada e l’aria purificata. La stessa ordinanza obbligò anche la raccolta dell’acqua piovana in altri canali separati che poi dovevano scaricare nella stessa.
Per quanto riguarda i dettagli tecnici la lastricatura della strada Magistrale riguardò 4.340 palmi di lunghezza e 23 di larghezza corrispondente a 1.148,36 metri di lunghezza e a 6,07 di larghezza. La strada che andava da Porta Rufina a Piazza Orsini nei pressi del Duomo in un primo tratto si estendeva per 235,76 metri di lunghezza con una larghezza di 6,07 metri ed per i restanti 134 metri di lunghezza con una larghezza di 7,92 metri, in prossimità di piazza Orsini. I basoli nuovi dovevano essere sistemati al centro strada, occupando 3,17 metri, mentre i recuperati dalla disselciatura ai lati avrebbero formato due fasce di 79 centrimetri.
Le opere pubbliche nell'Ottocento, dunque, sono state il motore della modernizzazione urbana e infrastrutturale, spinte dalle esigenze e dalla necessità di gestire la crescita cittadina e, anche se in minima parte, erano praticate rispettando gli interessi del pubblico. Queste, solo un piccolo esempio.
ANTONIO D’ARGENIO
Istituto Storico per il Risorgimento - Delegazione sannita
Nell’immagine: Via da Porta Rufina a Piazza Orsini nei pressi del Palazzo Arcivescovile. Primi anni del 900

16/05/2026