Realtà Sannita ritorna in libreria con un nuovo volume ''Ai tempi dei Borbone'' Cultura

Le Edizioni Realtà Sannita durante questo lungo periodo di quarantena per via dell’epidemia di coronavirus non sono rimaste inerti anzi, i nostri tradizionali autori ed alcuni nuovi studiosi hanno lavorato di buona lena per la preparazione di opere inedite delle quali presto daremo conto sulle colonne di questo giornale.

Intanto siamo lieti di annunciare che dopo una lunga e, come al solito, meticolosa preparazione abbiamo già dato alle stampe e quindi è già disponibile un volume di grande interesse: “Ai tempi dei Borbone - Nelle tracce storiche dei Capone di Terranova Fossaceca in Arpaise Casalpreti ed Altavilla del Principato Ultra dal 1600 attraverso il Risorgimento ai Savoia”, di pagine 324, cartonato, con un ricco arredo di foto d’epoca, lettere e documenti inediti.

Autore dell’opera è la dott.ssa Angelina Capone, coautori Michele Capone e Marina Capone.

Angelina, medico di base in Airola, ha già pubblicato alcuni romanzi e scritti vari; Marina è notaio in Airola, mentre Michele Capone fa l’imprenditore.

Il libro tratta un lungo periodo storico che va dal periodo pre-unitario fino alla seconda guerra mondiale e la caduta del Fascismo.

Naturalmente al centro della ricerca c’è il Sannio e la Valle Caudina e il ruolo non secondario svolto dalla famiglia Capone che ha annoverato personalità di grande spessore e riconosciuto prestigio quali Giuseppe Capone di Altavilla, patriota e senatore del Regno d’Italia; Michele Capone, consigliere provinciale di Benevento e presidente della Camera di Commercio di Benevento (1886 - 1924) ed ancor prima Federico Capone (1829 - 1918) deputato al Parlamento del Regno d’Italia, nonché la figura di un intellettuale di spicco quale il prof. Angelo Raffaele Capone, autore di un’opera di grande prestigio “Disegno storico della Letteratura Italiana del Novecento”, Kat Edizioni.

In copertina il ritratto di Pasquale Capone (1913 - 1943) ufficiale durante la II guerra mondiale, uno dei dispersi nelle acque del mar Egeo, nell’isola di Cefalonia.

Bisogna dire che i vari eventi storici sono riportati con grande scrupolo ed equilibrio ed anche laddove si tratta dell’opera di personalità della famiglia Capone, gli autori riescono ad essere sempre imparziali astenendosi da qualsiasi giudizio.

È per questo che i libro può tranquillamente essere letto e consultato dai giovani che vogliono saperne di più e, soprattutto, essere illuminati su momenti particolari della nostra storia.

Gli eventi nazionali vengono riportati ampiamente, ma considerati soprattutto nella loro ricaduta sul territorio, molto accurata descrizione della società dell’epoca, nonché le opere e le gesta di tutte quelle personalità che animarono il dibattito politico.

SILVIA RAMPONE

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Il libro può essere ordinato direttamente alle Edizioni Realtà Sannita, Via Piermarini, 61 - 82100 Benevento

via E-mail realta@realtasannita.it;

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Il costo del volume è di euro 18,00 che possono essere versati con bonifico bancario codice IBAN: IT47E0311115001000000001400 oppure sul

c.c.postale 101145829 intestato a Realtà Sannita via Piermarini, 61

Le spese di spedizione sono a carico delle Edizioni Realtà Sannita.

Il libro è anche disponibile presso le principali librerie ed edicole di Benevento ed Airola.

PROEMIO

Questo volume è nato per rendere omaggio alle memorie ritrovate. La classe dirigente meridionale che si adoperò a consentire la nascita dell’Unità d’Italia fu scolpita nella storia di 2000 anni orsono. Un tempo antico vissuto da uomini e donne il cui patrimonio genetico si è conservato poiché trasfuso nel corso delle generazioni, ed offre idea del passaggio romano sulla via Appia, che collegava Roma a Brindisi, attraverso le tracce degli insediamenti urbani costituitisi lungo di essa per merito di alcune “gentes” dalle passate magnificenze.

Al tempo dei romani molte persone che si stabilirono nei territori del meridione peninsulare avevano guadagnato ricchezze nelle campagne militari.

Una “gens” in particolare ebbe ad insediarsi nel “locus” degli Irpini, in particolare nel “pagus“ cosiddetto di Aeclanum.

Era la “gens Fonteia” che vantava già nomi illustri a Roma tra cui il console Caio Fonteio Capitone, personaggio citato dal poeta Quinto Orazio Flacco, che seguì la delegazione romana inviata da Ottaviano Augusto nel 33 a.C. lungo la via Appia per raggiungere Marco Antonio in Egitto e trattare con lui.

Piacquero i luoghi alla “gens Fonteia” che, tornata dalla guerra civile fra Ottaviano e Antonio, lasciava Roma per raggiungere gli attuali territori campani spostandosi tra il Sannio e l’Irpinia in cui, avutane le terre e i possedimenti degli avamposti come premio per la vittoria ottenuta, divenne capostipite di generazioni, nei secoli a venire, di ricchi proprietari terrieri.

Questi latifondisti aristocratici basarono le proprie fortune sul censo, governando piccoli borghi così come i paesi più grandi, in quanto resistettero alle occupazioni straniere medioevali di quei territori, adattandosi alle incursioni dei condottieri che si portavano nel Sannio e nell’Irpinia rendendole terre di conquista, divenendo a loro volta vassalli di costoro, ed elaborando di tempo in tempo la strategia più idonea per uscire dai conflitti onde evitare la perdita del proprio potere. Furono con i Longobardi nel primo Medioevo e coi Della Lagonessa nel 1300, e poi con i Carafa, i Caracciolo, i Pignatelli nei secoli che si avvicendarono.

Da buoni estimatori della “res pubblica”, evitarono che la “familia” facesse una brutta fine estinguendosi, col rendersi amici gli avversari e trasformando la guerra in pace. Ecco perché i discendenti della “gens” Capone non furono mai messi in ginocchio.

Che sia frutto di verità o meno, è da tale “gens” che avrebbe avuto origine il “nomen” Capone.

Non lo sapremo mai, ma è certo che le fonti documentate scritte anteriori al 1600 testimoniano la genealogia dei Capone e la loro presenza nel territorio sannita/irpino, nelle terre poste a confine con i domini della Chiesa, nei luoghi dove nasce la nostra storia a partire da Terranova Fossaceca di Principato Ultra.

Buona lettura

L’Autore & C.

PREMESSA

Era il 1734 quando Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, fu nominato capo del Regno di Napoli assumendo ufficialmente il titolo di Re di Napoli il 2 gennaio 1735.

La corte fu stabilita a Napoli dove egli governò come despota illuminato.

A Palermo egli invece fu monarca parlamentare, dato che lì era costituito un Parlamento siciliano.

Morto il padre, Carlo di Borbone partì alla volta della Spagna nel 1759 per assumere il titolo di re Carlo III di Spagna.

Cinque anni prima, il 2 agosto 1754, aveva dato il titolo di “città” all’agglomerato urbano di Airola, sito nel cuore della Valle Caudina, un territorio di confine di Principato Ultra e la provincia napoletana. In quell’occasione era accompagnato dalla moglie Maria Amalia di Sassonia, come testimonia una antica lapide commemorativa del passaggio dei reali in quel luogo ameno, la terra di Airola; la regina aveva allora 30 anni essendo nata il 24 novembre 1724, e rientrata in Spagna vi moriva a 39 anni di tubercolosi. I reali furono ospitati dal duca di Airola Bartolomeo II, già VI, di Capua nel palazzo baronale.

Bartolomeo II di Capua e la consorte Costanza Caietani erano molto devoti ai Borbone e ne erano ricambiati in altrettanta amicizia.

Quando morì nel 1795 senza eredi, i beni e le terre dei propri feudi furono parcellizzati e retti da governatori reali che segnarono il diverso destino e la diversa collocazione territoriale dei paesi e dei borghi afferenti al feudo.

Airola faceva parte di Principato Ultra e lo fu sino al 1816 per essere collocata dopo quella data, e fino al 1861, nella Terra di lavoro; infine dopo questa data passò alla Provincia di Benevento.

Dopo tali eventi salì sul trono di Napoli a 8 anni il figlio terzogenito di Carlo, Ferdinando, che essendo minore vi governò sotto la reggenza di Domenico Cattaneo principe di San Nicandro e del marchese Bernardo Tanucci.

Prima del 1789, anno della rivoluzione francese, i Borbone di Spagna governavano il Regno di Napoli in forma assoluta con Ferdinando IV dal 1759 al 1799, ed il Regno di Sicilia con lo stesso monarca dal 1759 al 1816 dove però, come si è detto, era istituito un Parlamento.

Ferdinando aveva sposato Maria Carolina D’Asburgo Lorena, sorella di Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI di Francia.

Quando vi fu la riunificazione della Sicilia al continente, egli assunse il nome di Ferdinando I regnando fino al 1825.

Intanto Napoleone I era entrato il Italia nel 1796.

Nel dicembre 1798 re Ferdinando IV, a seguito dell’avanzata francese, era fuggito a Palermo lasciando Napoli indifesa.

Il conte Francesco Pignatelli nel gennaio 1799 ebbe la delega dal Re a trattare la resa con i francesi, e i giacobini napoletani, Mario Pagano, Lomonaco, Granata, Domenico Cirillo, Eleonora Pimentel Fonseca proclamarono la Repubblica partenopea, la quale ebbe breve durata dal gennaio al giugno 1799.

Nel 1805, dopo la vittoria di Austerlitz, Napoleone occupava militarmente il Regno di Napoli dichiarando decaduta la dinastia Borbone e nominando suo fratello Giuseppe Bonaparte re di Napoli. Quando questi fu trasferito in Spagna per assumerne il trono gli successe il cognato dell’imperatore, Gioacchino Murat.

Iniziava la dominazione francese del Regno di Napoli con la repressione degli oppositori.

Il 7 marzo 1806, in particolare, fu attuata dal regime napoleonico una lotta al brigantaggio. Questo era fatto di gente povera che si dava alla macchia per non attendere al servizio di leva obbligatorio imposto da Giacchino Murat, ma il fenomeno venne considerato come ‘brigantaggio’, ovvero fuorilegge, per opera di alcuni soggetti, fra i quali in particolare il colonnello Michele Pezza, meglio conosciuto come fra diavolo, morto il 1° novembre 1806, noto perché faceva scorribande nel Lazio e in Campania. Di lui si racconta che, da ricercato, si rifugiò in Valle Caudina, e lì fu inseguito dal colonnello Hugo, padre dello scrittore Victor Hugo, e quindi impiccato nella piazza del Mercato a Napoli.

Molti legittimisti sanfedisti furono arrestati nel decennio napoleonico 1806/1815.

I primi tumulti siciliani del 1812 costrinsero intanto re Ferdinando a promulgare la Costituzione siciliana con il sostegno del Ministro ed ammiraglio inglese Bentick, dato che l’isola era sotto protettorato britannico.

Dopo la caduta di Napoleone, re Ferdinando I tornò a Napoli nel 1815.