Sempre vivo l'interesse per le streghe Cultura

Strega: figura ambigua, antica, affascinante e misteriosa; Benevento: città dalla storia millenaria, intrisa di miti e leggende sulle streghe, ovvero, un connubio da “kriptonite pura”!

Se nel terzo millennio un convegno, con tanto di presentazione di libro sull'universo strega, fa accorrere in massa uomini e donne di tutte le età, fino a riempire come un uovo la sala “G. Vergineo” del Museo del Sannio, vuol dire che non solo c'è ancora parecchio da dire e da scoprire, ma anche che la sete di conoscenza su questo determinato argomento è davvero smisurata.

E così, due associazioni culturali made in Benevento - Bellezza Orsini e BBT (Biblioteche, Beni Culturali, Territorio) - presiedute rispettivamente da Rosanna Scocca ed Enzo Gravina, hanno scandagliato il tema insieme allo storico e scrittore Paolo Portone attenzionando, come rare volte è dato vedere, il variegato uditorio.

Perchè le streghe dicevano di venire a Benevento? Il titolo dell'incontro ed il quesito a cui ha risposto l'autore del libro “Streghe e magia”, Enzo Gravina, non prima, però, di aver compiuto un simpatico rito, mettendo in bella vista un aglio intero ed un piccolo “mamozio di legno” dotato di grandi occhi sbarrati (regalatogli da una vecchietta durante le sue ricerche), che - secondo la tradizione popolare - serviva a tenere sott'occhio il marito, l'amante o la persona cara...

«Se dovessimo accettare il fatto che streghe venivano a Benevento - ha esordito Gravina - vuol dire che effettivamente c'erano, ma noi laici sosteniamo che non c'erano».

La tesi dell'autore, suffragata da elementi storici, prende spunto da una suocera e da una scomunica.

«Dicevano di venire a Benevento - ha affermato - perchè la nostra città nel 1046 fu scomunicata da papa Clemente II, sodale dell'imperatore Arrigo II, che aveva subito l'affronto di vedere sua suocera, Agnese D'Angiò, reduce da un pellegrinaggio al Gargano, insultata e scacciata dai beneventani. In seguito, nel 1051, papa Leone IX tolse la scomunica e perdonò i beneventani riacquistando la completa giurisdizione sulla città. Dunque, quando le “streghe” subivano le torture dicevano di venire a Benevento perchè pensavano di essere perdonate, così come erano stati perdonati i beneventani. Se pensiamo che queste donne non andavano a scuola - ha chiosato Enzo Gravina -, venivano considerate meno di zero, non potevano neanche sapere dove fosse Benevento e valutando che in Italia c'erano altri siti oggetto di stregoneria, allora, tutte dicevano di venire a Benevento per avere la pelle salva».

Su come sia iniziata la loro persecuzione lo ha spiegato Rosanna Scocca: «Le donne definite streghe, in effetti, praticavano la medicina naturale, mediante l'ausilio di piante ed erbe, per alleviare i mali della povera gente, ma poiché allora si viveva in un periodo in cui la chiesa cattolica esercitava un forte controllo sulle genti - le sofferenze le mandava Dio, pertanto si doveva soffrire senza intervenire -, ed inoltre, i cerusici, i medici ufficiali del tempo, si sentivano minacciati da quella che loro consideravano concorrenza sleale, ecco che dette donne furono prese di mira ed ebbe inizio un periodo terribile. Con l'accusa di praticare medicina diabolica furono torturate e arse vive sui roghi. In pratica, si è trattato del femminicidio più atroce di tutti i tempi, femminicidio per il quale - ha ricordato la presidente dell'associazione Bellezza Orsini - papa Giovanni Paolo II ha chiesto perdono all'umanità, ben consapevole del grave errore commesso dalla chiesa».

«Il processo - ha aggiunto Paolo Portone - era una mostruosità dalla quale non si usciva che in un senso: orizzontale».

Forte dei suoi studi approfonditi e della lettura di numerosi atti, lo storico ha disquisito ampiamente di caccia alle streghe e inquisizione senza tralasciare che molte donne accusate di stregoneria in realtà erano solo medichesse, levatrici e mammanne (procuravano cioè gli aborti) per cui si difendevano anche con una certa veemenza asserendo: «Io non sono una strega, io curo!».

Da sottolineare, infine, che Portone ha auspicato per il capoluogo sannita un vantaggio in termini di pecunia che possa far leva proprio sulla leggenda delle streghe: «Spero che Benevento riesca a trarre da questa sua tradizione importante un ritorno economico. In tempi di crisi, infatti, un tale giacimento culturale può diventare un case in point del turismo di questa bella città».

Ha coordinato brillantemente il giornalista Pellegrino Giornale.

Perchè le streghe dicevano di viaggiare a cavallo di scope e caproni? Perchè nel beneventano le chiamavano janare? Quali erano gli ingredienti usati per fare l'unguento magico che faceva “volare” le streghe? Questo e molto altro viene illustrato nel libro di Enzo Gravina che apre nuove conoscenze sulle streghe di Benevento e sulla leggenda del noce magico.

Streghe e magia”: un libro da leggere tutto d'un fiato, pardon, tutto d'un volo!

ANNAMARIA GANGALE

annamariagangale@hotmail.it

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