Un detective piombato sui Longobardi Cultura

Erano tutti intossicati dal piombo i beneventani quando arrivarono i Longobardi? Un sociologo americano ha avanzato il sospetto che Benevento sia caduta tragicamente nelle mani di quei ‘barbari’ per il numero troppo esiguo di difensori sopravvissuto a un plurisecolare avvelenamento. Di chi la colpa?

A suo parere, sarebbe fondamentale approfondire la questione per individuare nello spopolamento la causa principale di un disastro storico, l’arretramento economico e sociale verificatosi all’inizio dell’Alto Medioevo in tutto il sud Italia. Ma poiché finora nessuno ha approfondito, il sociologo americano si è sorpreso assai. Il che significa che ignora che la ricerca scientifica procede sulla base di dati verificati, non di fantasie.

Sembra che lui non sappia che i popoli antichi sapevano quanto sia tossico il piombo. I romani vivevano come eventi di medicina ordinaria le malattie originate dalle emissioni di quel metallo, che penetrano nel sangue facilmente, danneggiano le funzioni intestinali, rendono sterili, avvelenano, uccidono. Erano evidenze conclamate da secoli, ma il sociologo americano non sa, o finge di non sapere, che i romani sapevano anche come regolarsi in conseguenza. Il sospetto da lui avanzato induce a riflettere sui danni che possono derivare alla cultura dal non distinguere i sogni dalla realtà.

Si sa, per esempio, che in epoca traianea Benevento contava circa ventimila abitanti, ma non si sa quanti ne avesse tra l’anno 476, caduta dell’impero romano, e l’anno 571, arrivo dei Longobardi. Non si sa quanti ‘barbari’ arrivarono, né restano tracce documentate di un massacro. Ma si sa che si trattò di una immigrazione incontenibile di migliaia di famiglie germaniche con tutte le loro cose, carri e tende, armi e animali, croci da processione e oggetti di uso pratico (nella foto).

Che sia stato impossibile rispedirle nel nord Italia a causa di un presunto avvelenamento da piombo è una trovata banale.

La divulgazione pseudoculturale invade i media, fa parte dell’esibizionismo odierno che incanta chi è pronto a lasciarsi incantare. Il caso dei Longobardi ‘massacratori di beneventani ridotti a quattro gatti’ incanta gli appassionati dell’horror e sconvolge insinuando che i Sanniti si erano completamente omologati ai romani. Il che non è vero, almeno per quanto riguarda la lingua e la vita privata. Tuttavia è noto che in epoca romana il piombo, poco costoso e molto malleabile, veniva utilizzato dappertutto per attrezzi da caccia e pesca, ancore per le navi, armi di gladiatori, statuine votive, strumenti per scrivere, coloranti di ogni tipo, farmaci, per rivestire l’interno dei recipienti in cui si faceva decantare il vino, per gli utensili da tavola. A quei tempi anche l’acqua arrivava nelle case dei ricchi da tubazioni di piombo, e le loro donne si truccavano con cosmetici contenenti quel pericoloso metallo. Secondo il sociologo americano, proprio per questo motivo le città dell’impero si spopolarono prima di tutto di benestanti finanziatori di armi, indispensabili durante le invasioni barbariche. Un venir meno di sostegni che, secondo lui, avrebbero scontato tutti.

Ma lo sfizio più grande del… detective americano consiste nel far credere ai suoi ‘followers’ che la colpa del disastro longobardo non fu dei beneventani ma di un romano, Plinio il Vecchio, lo scienziato che andò a studiare troppo da vicino l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e ci rimise la vita. Plinio avrebbe raccomandato al mondo: “usate pentole di piombo, vanno meglio di quelle di terracotta per cucinare, si riscaldano prima e di più”. Beneventani assolti dunque da ogni colpa.

Raccomanderei a mia volta ai lettori di cercare la raccomandazione di Plinio il Vecchio nei suoi numerosi scritti. Io non ci ho provato. A evocare i Longobardi mi è venuto da pensare che il disastro lo stiamo vivendo in questo anno 2021, ma non perché ricorre un cinquantenario del loro arrivo in città.

ELIO GALASSO