A che servono gli alberi? In primo piano

Forse ci siamo persi qualcosa nelle polemiche sui pini del Viale degli Atlantici e sul massacro delle capitozzature di tigli e platani. Risulterebbe altrimenti incomprensibile la sparata del rappresentante della Contrada Pietà che gioisce perché finalmente a quei platani che fanno cadere montagne di foglie finalmente gli hanno tagliato i rami (“a regola d’arte”, dice più o meno lui).

Ci siamo persi, cioè, di chiarire a che servono gli alberi. Perché di questo si tratta, di andare alla radice “cosmica” della questione.

Fin quando si sprecano soldi per centraline che ci “sorprendono” con livelli “allarmanti” di CO2, e si organizzano domeniche senza automobili, e si fanno convegni sulle malattie polmonari restando ognuno chiuso nell’orticello di una specializzazione (quando non nel deserto di una allegra ignoranza), o ci si innamora di una ragazzina che ci vuole portare fuori da questo mondo tutto si spiega. Anche se è una spiegazione insoddisfacente.

CO2, idrogeno, ossigeno non sono elementi di competenza solo di chi costruisce e vende automobili.

Il CO2 esiste in natura, c’era pure al tempo di Adamo ed Eva. Ma nel racconto della Bibbia (che non è un libro di scienza, ma la summa di una cultura plurisecolare per chi non voglia credere alla ispirazione divina), non è un semplice ornamento estetico il “contorno” di un giardino chiamato paradiso terrestre. L’impianto della vita nel mondo è un mirabile capolavoro di equilibrio.

Per capirci qualcosa su questo CO2 prendo da Wikipedia: “Le piante lo utilizzano per la fotosintesi che, combinandolo con l'acqua e per azione della luce solare e della clorofilla, lo trasforma in glucosio liberando ossigeno come sottoprodotto”. Uno dei principali produttori di anidride carbonica (questa è CO2) è l’animale, categoria alla quale appartiene l’uomo che contribuisce con un chilogrammo a testa di anidride carbonica prodotta giornalmente. Ogni essere vivente della categoria animale è un consumatore di ossigeno (l’uomo arriva a consumarne 550 litri al giorno) e un produttore di anidride carbonica. La vita sulla terra sarebbe finita da un pezzo se non ci fosse un produttore di ossigeno che la rifornisca.

E chi è questo “produttore” di ossigeno? Le piante. L’equilibro “naturale” che assicura la sufficiente produzione di ossigeno per la vita degli animali, trai quali è calcolato l’uomo, è assicurato dalle piante. Anche da quelle dei nostri viali, dei parchi pubblici, delle alberate stradali e di quelle una volta lussureggianti lungo il corso dei fiumi e lungo le cunette. E’ questo uno dei motivi per cui qualcuno si preoccupa della salute delle foreste amazzoniche. Ma non ha senso agitare cartelli per queste e poi disinteressarsi della vita della vegetazione che abbiamo più a portata di mano.

I prodotti della terra non sono soltanto quelli che ci alimentano attraverso lo stomaco, ma innanzitutto quelli che ci forniscono l’ossigeno, il primo alimento della vita. Il pianto del neonato è il segnale che, staccatosi dal corpo della mamma, ha cominciato a respirare, ha introiettato la primissima dose di ossigeno.

Una pur minima sensibilità ambientale induce a ribellarsi di fronte allo scempio di tanta parte del patrimonio verde. Anche ammesso che gli alberi capitozzati o massacrati da tagli sconsiderati (la potatura è tutta un’altra scienza, ignota ai manovratori di motoseghe) riprenderanno a produrre foglie (che cadono per terra, sissignori, ma non sono da classificare e da raccogliere tra i “rifiuti speciali”!) il bilancio del rifornimento di ossigeno non sarà mai in pareggio.

Ma quel che più conta è l’esempio diseducativo che chi dovrebbe custodire e curare il patrimonio arboreo continua a dare, con una caparbietà degna di miglior causa e con una strafottenza rispetto al senso civico che anima chi si permette di dire (e scrivere) che gli alberi meritano cura, rispetto, attenzione.

Richiamare ancora una volta la Costituzione, la legge e il decreto ministeriale non ha alcun effetto rispetto a precisi doveri d’ufficio se a monte manca la consapevolezza che gli alberi sono molto più importanti dei marciapiedi, delle automobili, dei pali della luce.

MARIO PEDICINI