Appunti in tema di Coronavirus. Dal teatro delle maschere all'uomo mascherato In primo piano

Siamo entrati nel secondo mese di isolamento pandemico.

Usciamo di casa solo per esigenze alimentari, farmaceutiche e lavorative, muniti della, oramai, familiare mascherina che nasconde il volto e ci rende quasi irriconoscibili.

Incrociando altre mascherine la mente, forse per l’ebbrezza di una pillola di libertà, ha fissato una strana associazione di idee: da un lato, il pirandelliano Teatro delle Maschere; dall’altro, l’Uomo mascherato (the Phantom), antesignano precursore di altri famosi personaggi dei fumetti (Flash Gordon, Mandrake, Spider Man).

Al grottesco nascondersi dietro la maschera dell’apparenza, in un gioco di frammentazioni e di riflessi dell’identità (che si tramanda dalla tragedia greca), si sovrappone il nascondere dietro la mascherina la fisionomia del viso, in un standard che non lascia percepire espressioni, se non per gli occhi che restano sentinelle del cuore.

Così al quotidiano teatro del sembrare quello che non si è si aggiunge il lugubre carnevale dell’uomo in maschera (sempre uguale, sempre lo stesso), come una necessitata omologazione che ci accompagnerà per lungo tempo.

Quando finirà l’emergenza ci leveremo la maschera dal viso e conserveremo quella dell’anima.

E tutto riprenderà come prima!

UGO CAMPESE