Benevento, non più snodo geostrategico interregionale In primo piano

Per due millenni, dall’epoca dei Sanniti e Romani, al periodo longobardo fino all’arrivo dell’Impero napoleonico ed all’alternante presenza della Città pontificia, Benevento è stata più volte sede e capitale di uno Stato: ducato, granducato, principato, città stato... La causa principale, se non l’unica, va ricercata nella sua singolare posizione di incrocio e snodo lungo la dorsale appenninica e in particolare sulla confluenza di tre fiumi e relative valli (Calore, Sabato e Tammaro).

Nel terzo secolo a.C., i Romani, quando progettarono la prima strada da Roma verso il sud, la Via Appia, regina viarum, individuarono in Benevento non solo uno spazio di attraversamento ma un baricentro lungo la direttrice Roma-Brindisi e quindi uno snodo verso tutti i territori circostanti. Questa dinamica posizione fu riconosciuta anche dal giovane Regno d’Italia, quando, intorno al 1870, fu progettata la prima linea ferroviaria statale diretta a sud-est della penisola, utilizzando appunto la città di Benevento come fulcro per una ramificazione in direzione di Campobasso-Termoli da un lato e di Avellino-Salerno dall’altro. Successivamente, agli inizi del novecento, venne completato il triangolo con la ferrovia Benevento-Valle Caudina-Napoli.

Quell’importante triangolazione sul territorio beneventano cominciò a perdere peso verso la fine del secolo scorso, con l’invecchiamento della linea “Valle Caudina”, nonché con la messa fuori sevizio della ferrovia Benevento-Campobasso-Termoli e del declassamento della Benevento-Avellino-Mercato San Severino.

Da qualche anno stiamo assistendo ad un certo clamore sulla costruenda nuova ferrovia Napoli-Bari, la cosiddetta “Alta Capacità”, indubbiamente una grande infrastruttura, che però potrebbe essere un’ulteriore causa di annullamento dello storico snodo geostrategico di Benevento. E questo, soprattutto, osservando il mastodontico progetto della nuova stazione Hirpinia nell’area di Grottaminarda che, tra l’altro, comporta l’allungamento di alcune decine di km di quel tratto ferroviario. Ed allora chiediamoci quali potrebbero essere i relativi ristori e risarcimenti per Benevento e il Sannio. Grosso modo forse potrebbero essere dello stesso tipo di quelli fruiti dalla nostra provincia negli anni ‘60 del secolo scorso, quando fu scelto il tracciato dell’autostrada Napoli-Bari...Allora incolpammo il ministro Sullo.

Su questa tematica, inerente appunto la localizzazione delle infrastrutture viarie e la relativa forma di insediamento, sarà il caso di riflettere in qualche successivo articolo nella rubrica “Geografia e Storia di un Territorio”.

Più che fare clamore sulla costruenda Alta capacità Napoli-Bari, forse dovremmo prestare più attenzione alle necessità della viabilità interregionale e regionale, su ferro e su gomma: le ferrovie in direzione di Avellino, Valle Caudina, Campobasso; la superstrada Fortorina, il tratto dell’Appia verso Maddaloni, ed in particolare il raddoppio della Benevento-Caianello.

Forse la storia, oltre la geografia, potrebbe almeno stimolarci ad un confronto con il Sannio dei secoli scorsi, quando la Città pontificia rappresentava una specie di Repubblica di San Marino confinata nel Regno borbonico. E quindi domandarci cosa sarebbe oggi Benevento, se nell’autunno del 1860 i patrioti sanniti, anziché chiedere a Garibaldi l’annessione al nascente Regno d’Italia, ne avessero proposto la permanenza come istituzione territoriale autonoma, quindi non più come città pontificia, ma qualcosa somigliante al Principato di Benevento creato da Napoleone nel 1806. Sarebbe certamente diversa dalla storica città pontificia, ma anche diversa dalla città campana di oggi.

ROBERTO COSTANZO