Vola sempre più in alto la farfalla verde, simbolo distintivo del logo di ASIA Benevento S.p.A., la società in house providing di Palazzo Mosti, definita più volte dal sindaco Clemente Mastella: “La più bella azienda che ha il Comune”.A partire dal prossimo mese di luglio, infatti, inizierà ad operare in contrada Olivola il primo impianto di selezione del multimateriale leggero della città.Si tratta di un’infrastruttura strategica per il territorio e che, in soldoni, garantirà più di un vantaggio.“Da rifiuto a risorsa” è il mantra del management aziendale, che spiega: “L’impianto andrà a valorizzare quelle che sono le frazioni dei materiali misti, classificati come non pericolosi, provenienti dalla raccolta differenziata che Asia fa sul territorio. Plastica, gommapiuma, metalli, carta e cartone arriveranno direttamente nell’impianto di contrada Olivola. Qui, nelle sei postazioni già preparate all’uso, gli operatori andranno a selezionare le frazioni da trattare: tipo bottiglie di plastica, pellicole, oppure carta, in modo da renderle quanto più piccole possibili, con il vantaggio di portare fuori dall’impianto del materiale con una maggiore qualità”. L’entrata in funzione dei macchinari produrrà, dunque, un incremento delle percentuali di raccolta differenziata, un netto miglioramento della qualità del multimateriale raccolto, la riduzione dei rifiuti destinati a discarica, il contenimento di costi e smaltimento e, dulcis in fundo, un rafforzamento dell’autonomia impiantistica locale.Un impianto di prossimità, quello di contrada Olivola, in cui verranno trattati sul territorio rifiuti che - ancora per poco - prendono oggi la strada, da sottolineare a pagamento, di fuori città e fuori regione; mentre da luglio in avanti per Asia ciò rappresenterà una voce di introito grazie al conferimento post trattamento delle frazioni valorizzate.La quantità annua autorizzata è di 6.000 tonnellate di rifiuti prodotti nella città di Benevento e così suddivisi: 3.800 tonnellate di carta e cartone, 2.000 tonnellate di imballaggi in materiale misto e 200 tonnellate di imballaggi di plastica, da cui poi si configura una produzione stimata di 3.492 tonnellate di multimateriale selezionato; ma, come indicato dal Piano d’Ambito, si potranno trattare in un prossimo futuro anche i rifiuti di tutta la provincia sannita, portando la produzione a circa 13mila tonnellate, con evidenti risparmi in termini di costi di gestione.L’impianto è dotato di sistema automatico di apertura sacchi, vaglio vibrante per la separazione dimensionale, separatori elettromagnetici, nastri trasportatori automatizzati, pressa continua per la compattazione e software di monitoraggio.Due i turni di lavoro programmati, che impiegheranno complessivamente una ventina di unità lavorative.In ultimo, ma non per importanza - a proposito di ecologismo virtuoso ed economia circolare di cui si fregia Asia - la scelta di realizzare l’impianto all’interno di un capannone industriale dismesso da svariati anni ha evitato un consumo considerevole di suolo, dando nuova vita ad una infrastruttura esistente da tempo, difatti, il lotto utilizzato ha una superficie complessiva di 13.800 metri quadrati, al cui interno si trova l’edifico produttivo da 55 per 55 metri quadrati, e dispone di piazzali impermeabilizzati per 9.130 metri quadrati, il tutto già servito da viabilità conforme al traffico pesante.ANNAMARIA GANGALEannamariagangale@hotmail.it
Il prossimo 2 giugno la Repubblica Italiana festeggia l’ottantesimo compleanno. Ma il giorno della nascita, tramite il “referendum istituzionale”, è solo l’inizio della “costruzione” della nuova entità che si innestava sul tronco del Regno d’Italia sancito con il voto del 17 marzo 1861 del Parlamento di Torino.Non c’è, infatti, una totale abolizione dell’ossatura statale che si ereditava dagli 85 anni di vita del Regno sabaudo. Fa testo la clamorosa esistenza in vita, a tutt’oggi, del TULPS (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) prodotto dal “nostro” Arturo Bocchini nel 1931 e solamente tagliuzzato ed emendato di impronte antidemocratiche del patrimonio fascista. La assemblea costituente che usciva fuori dal referendum di ottanta anni fa era depositaria della funzione di dare all’Italia una nuova Costituzione, ritenendosi soppiantato lo Statuto del 1848. Non più solo, quindi, la fine della monarchia ma un quadro nuovo di diritti e doveri del popolo e funzioni aggiornate di parlamenti elettivi concretamente democratici.Il voto alle donne e a tutti gli italiani di “maggiore età”, testato già nelle elezioni amministrative distribuite lungo l’anno 1946 dal voto del 2 giugno per l’Assemblea Costituente, fu una concreta attivazione di democrazia rispetto al “privilegio” del diritto di voto riservato solo a maschi di ceti sociali selezionati.Più che il voto in sé, pur con la eliminazione della monarchia e l’instaurazione della Repubblica, ciò che determinò la “svolta democratica” fu il confronto che avvenne nella Assemblea Costituente e lo sviluppo di congiunture esterne che diedero la svolta decisiva. Mentre in Italia i rinati partiti politici ritrovavano la voce per sollecitare la partecipazione e il consenso del popolo, sui tavoli dove si scrivevano le sostanziose e dettagliate condizioni del prezzo da far pagare all’Italia veniva riservato un trattamento di durezza non prevista.La dichiarazione di guerra alla Germania il 18 ottobre 1943 e la sfilata milanese del 25 aprile 1945 (generosa testimonianza di patriottismo costato vite umane) non potevano cancellare la responsabilità dell’Italia alla quale si addossava la indiscutibile accensione della miccia della guerra contro mezzo mondo, finanche contro gli Stati Uniti. L’America sfidata da Mussolini era arrivata a casa nostra, gli italiani l’avevano accolta ma sul nostro territorio si possono visitare nei cimiteri di guerra le tracce del prezzo della loro vittoria.Alla Conferenza della Pace di Parigi (29 luglio-15 ottobre 1946) non si trovava la condizione di una parità tra le azioni di guerra in Africa e in Europa e le azioni della guerra partigiana. Il 10 febbraio 1947 a Parigi l’Italia, per la firma del trattato, mandò un ambasciatore. Dopo il ritorno a casa del nostro rappresentante (Pietro Nenni, prestigioso esponente “laico” ma pure personalmente non nemico di Musssolini) il governo italiano non aveva coperto il suo posto alla Conferenza della Pace. Questo non trascurabile particolare e la effettiva scrittura della nostra “condanna” e “prezzo da pagare” aprirono gli occhi anche ai costituenti.Nel trattato di pace, oltre a concreti prezzi da pagare e di cessione alle nazioni vincitrici di territori, beni e attrezzature belliche (per esempio le navi della Marina), c’erano “ordini” perentori per l’adeguamento del sistema politico alle costituzioni delle democrazie liberali (chiaramente degli Stati Uniti). Il più volte (da me) richiamato articolo 3 della Costituzione, laddove dice “…senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” è preso dalle prescrizioni del Trattato del 10 febbraio 1947.L’Assemblea Costituente doveva dare una nuova costituzione all’Italia. Ma se in prosecuzione del Regno d’Italia o in una nuova veste chiamata Repubblica sarebbe stato determinato dall’esito del voto popolare del 2 giugno 1946. I 556 membri eletti erano dei due diversi schieramenti: quindi non andarono a scrivere la Costituzione solo i rappresentanti del voto repubblicano. Stante la segretezza del voto non si potevano separare i repubblicani dai monarchici. Di fronte a queste “novità” e alla non prevista durezza del trattato di pace, nella Assemblea Costituente, anche grazie al prestigio di alcuni autentici “padri della patria”, maturò un clima di responsabilità collaborativa.L’Italia doveva darsi un apparato costituzionale che rispondesse ai principi liberali in prosa elegante, ma soprattutto alle prescrizioni del trattato di pace. Sul piano politico l’Italia poté contare su Alcide De Gasperi (indiscutibilmente un alter conditor patriae) per i rapporti con gli Stati Uniti e su Palmiro Togliatti per i rapporti con la Unione Sovietica. Le potenze vincitrici della guerra sono quelle che nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU occupano i seggi permanenti e sono titolari del diritto di veto. Chi sono? Divertitevi e capirete tante cose…Tra due anni si festeggeranno gli ottant’anni della Costituzione. Vogliamo far tesoro di questi due anni affinché, a partire dalle scuole, si faccia un po’ di lettura e approfondimento della nostra Costituzione? Per capire la nostra “Carta” è indispensabile conoscerne la storia. Appunto.MARIO PEDICINI
Ci voleva un convegno, autorevole in quanto a presenze sul palco e rappresentativo in quanto a partecipazione in sala, per aprire un dibattito sui trasporti pubblici che attraversano il Sannio sebbene non sempre a beneficio delle comunità sannite.Sinceramente sono rimasto colpito da due valutazioni giornalistiche, come quella che afferma: “la fotografia di una provincia che prova a fare sistema attorno al nodo dei trasporti”; ed un’altra che dice: “le officine sociali e politiche in mancanza di serie politiche di manutenzioni valoriali serviranno solo a riverniciare un problema arrugginito”.Il nodo dei trasporti nel Sannio è in via di soluzione o è soltanto un “problema arrugginito”?E qui va detto che quando in un ambiente politico si vuole affrontare senza superbia, ma con attenzione e rispetto, la tematica delle aree interne vanno posti in prima linea i servizi dei trasporti pubblici, però senza pensare che lo sviluppo si faccia solo con i trasporti.Certamente è da considerare positivo il primo passo della “Officina delle Aree Interne”, promossa dal consigliere Pellegrino Mastella, sulle strade ferrate regionali e nazionali, purché ci si preoccupi non solo dei trasporti lungo il Sannio, ma anche di quelli per il Sannio.E’ indubbiamente un problema di storia e di geografia la viabilità ferroviaria ed automobilistica nel Sannio, con epicentro e snodo nella città capoluogo.Già duemila anni fa chi governava Roma individuava in Benevento un punto di attraversamento e snodo positivo.Fu avviato da Appio Claudio, proseguito da Traiano e, nei secoli successivi, anche dai Longobardi, dai Papi, da Manfredi di Svevia; in parte anche i Borbone dovettero individuare in Benevento e lungo la valle del Calore una linea di traffico obbligatoria per collegare il tavoliere di Puglia con Napoli.Ed infine va ricordato che, dopo l’unità d’Italia, la prima linea ferroviaria Roma-Bari non poteva non attraversare la Valle del Calore, trovando così nella città di Benevento il più operativo snodo verso la Puglia, il Molise, Salerno, Napoli.Quindi l’attraversamento dell’area beneventana non fu una scelta ma una necessità, imposta dalla geografia più che subita dalla storia. Questo va detto anche perché è stata indubbiamente la particolare geografia di Benevento a fare la storia dei trasporti ferroviari che l’attraversano.Purtroppo, rispetto a quello che avvenne nei secoli scorsi, oggi Benevento sta diventando un generico spazio di attraversamento e quindi tende ad essere non più centro di smistamento e snodo qual era al tempo dei Romani ed anche nel Medio Evo, fino al secolo scorso.Purtroppo oggi rischiamo di diventare un qualsiasi spazio di attraversamento con elevati costi geoambientali.Poco se ne parla, ma l’ultimo danno alla storica funzione epicentrica di Benevento è stato procurato dalla RFI (Ferrovie dello Stato) con il progetto di Hirpinia, che nella zona di Grottaminarda sta costruendo un costoso ed artificioso centro di raccolta che dovrebbe sostituire il ruolo svolto nel passato dalla città di Benevento.Detto questo, forse andrebbe fatto un sollecito invito agli attuali esponenti politici regionali e nazionali, a non esaurire la loro attenzione sull’importantissimo ruolo nazionale ed anche internazionale della cosiddetta TAV Napoli-Bari; che finora ha soltanto sventrato i terreni più fertili del Sannio.Dobbiamo essere attenti al rischio che questa arteria ferroviaria possa restare in qualche modo chiusa in sé senza provocare consistenti ramificazioni venose nell’intero spazio sannita, lungo sia la viabilità ferroviaria che automobilistica della Valle Caudina, della Valle Telesina, della Valle del Sabato, della Valle del Tammaro e del Valfortore.E’ assolutamente necessario ed urgente che per l’ammodernamento dell’ex Ferrovia Cartone, lungo la Valle Caudina, siano accelerati i tempi, che dovrebbero avere lo stesso ritmo che la RFI usa per la TAV.E quindi con lo stesso ritmo andrebbero eseguiti i lavori per l’elettrificazione della Campobasso- Benevento-Avellino, nonché la conclusione del raddoppio della superstrada verso Caianello ed il completamento della Fortorina da San Marco a San Bartolomeo.Una sveglia, quindi, per RFI, EAV, ANAS e Regione Campania, perché servono non solo strade di attraversamenti interregionali ma anche di collegamenti interprovinciali.Giustamente i promotori del progetto “Officine Aree Interne” hanno avviato i loro lavori dai trasporti per proseguire, con lo stesso stile, in campo economico-sociale: agroalimentare, industriale, scolastico, sanitario. E soprattutto c’è da sperare che non pongano in riserva il discorso sulle energie rinnovabili, che oggi trovano nel Sannio una delle primarie province produttrici, e che peraltro presentano particolari esigenze di trasporto e di impianti di accumulo nel territorio di produzione.Non va dimenticato infine che quello che avvenne duemila anni fa nell’area beneventana non fu soltanto un veloce attraversamento viario al servizio dell’Impero, ma anche la creazione di uno dei principali centri economici e politici lungo la dorsale appenninica del Centro e del Sud Italia.ROBERTO COSTANZO
Si temeva che potessimo fare il presepio senza un arcivescovo in cattedra. Felice Accrocca non poteva mantenere un interim mentre si allontanava verso Assisi, né da sede meno prestigiosa (l’arci del titolo di Felice è ad personam) governare la millenaria cattedra di Benevento.C’è voluta la visita di Papa Leone XIV a Napoli per scovare la persona idonea a prendere le redini della Chiesa Beneventana. La comunicazione ufficiale dalla cattedrale beneventana è del 13 maggio ma la notizia era diventata pubblica il martedì 12. Il nuovo arcivescovo di Benevento è il napoletano Michele Autuoro, vescovo ausiliario nella capitale della Campania, originario di Procida. Da un’isola del grande mare a una Arcidiocesi rinchiusa tra monti e valli e acqua di fiumi. Né si possono fare accostamenti col tempo in cui la Regione Ecclesiastica beneventana toccava il mare, perché si trattava del più modesto Adriatico. Che si poteva guardare dal santuario di San Michele sul Gargano. Di san Michele il nuovo Vescovo porta il nome e troverà a Benevento la cappella in suo onore alla fine del viale degli Atlantici, pronta a disegnare un percorso di preghiere (e di turismo) con i santuari di Foglianise e di Solopaca sul lato sud del Camposauro.Nell’ultimo secolo si dà che da Napoli sia venuto alcun vescovo, tutt’al più un vescovo titolato beneventano approdò a Napoli sul nascere della breve “era fascista”. Da Mancinelli ad Accrocca è stato l’area centrale dello stivale a fornire i vescovi a Benevento. Lo stesso Raffaele Calabria venne dal tacco dello Stivale ma era di Cerignola, Sprovieri e Mugione dalla Calabria. Il napoletano Ascalesi chiuse nel 1924.Da Napoli fecero un viaggio verso Benevento le reliquie di San Gennaro, al tempo dei Longobardi che fecero incetta di corpi di santi (è merito loro anche la custodia a Benevento dell’apostolo San Bartolomeo), ma Gennaro era beneventano, ammazzato nel napoletano e divenuto “primo cittadino” per devozione e rispetto della antica Partenope.Vogliamo pensare ad una fortunata coincidenza, ci dispiacerebbe se la venuta di un capo della Chiesa da Napoli a Benevento fosse una certificazione di una sudditanza del Sannio dovuta alle strette maglie della potenza di quella cosa chiamata Regione. La Regione ci sta stretta. La Religione, nella storia di Benevento, è tutta un’altra cosa.Vorrà dire che Michele Autuoro deve dimenticare Procida? Non sia mai. Da governatore della Chiesa beneventana può aiutarci ad allungare lo sguardo oltre i confini appenninici.Chi scrive queste note ha imparato a fare il giornalista da un prete procidano con Il Quotidiano quando il nostro nuovo Vescovo non era ancora nato. Forse ne ha sentito parlare? Glielo chiederemo alla prima occasione.M. P.
Al Popolo di Dio che è nell’Arcidiocesi di BeneventoCarissimi fratelli e sorelle nel Signore, pace a voi. Con il cuore colmo di gratitudine al Signore Risorto, che incessantemente ama, custodisce e guida la Sua Chiesa, mi rivolgo per la prima volta a voi, amato Popolo di Dio che è in Benevento. Con profonda riconoscenza filiale verso il Santo Padre, Papa Leone XIV, che mi ha chiamato a essere vostro Pastore, accolgo con trepidazione e fiducia la missione che mi viene affidata. Vengo a voi nella gioia del Vangelo e con l’animo dell’umile servo della Vigna del Signore, desideroso di spendere la mia vita per voi e con voi, al servizio di Cristo e della Sua Chiesa. Giungo in mezzo a voi in punta di piedi, per conoscere, amare e servire questa Chiesa particolare, Sposa di Cristo, che il Successore di Pietro mi affida perché me ne prenda cura con cuore di padre e di pastore. Avverto tutta la povertà dei miei limiti e l’inadeguatezza della mia persona dinanzi all’altezza del ministero ricevuto; tuttavia, confido pienamente nella misericordia del Signore e nella forza dello Spirito Santo, che sostiene coloro che Egli chiama. Guidati dalla luce del Vangelo e camminando insieme, ciascuno secondo i doni ricevuti, continueremo a prendere il largo e a gettare le reti sulla Parola del Signore. Pur nel tempo complesso e segnato da profondi cambiamenti che stiamo vivendo - quel “cambiamento d’epoca” che Papa Francesco ci ha spesso richiamato - non dobbiamo lasciarci vincere dalla paura o dallo scoraggiamento.La Chiesa vive per annunciare Cristo, per continuare la Sua missione di salvezza e per testimoniare al mondo la speranza che non delude. Mi consola e mi incoraggia sapermi successore dell’amato martire San Gennaro, primo Vescovo di questa Chiesa. Affido alla sua intercessione il mio ministero episcopale, certo che sosterrà i miei passi nei momenti di fatica e di incertezza. Ho accolto inoltre come segno provvidenziale il fatto che la comunicazione della mia nomina mi sia stata data dal Nunzio Apostolico proprio nel giorno in cui, nella Chiesa di Napoli, si celebra la memoria della traslazione delle reliquie del Santo Martire. Desidero rivolgere un deferente e fraterno saluto a Sua Eccellenza Monsignor Felice Accrocca, che con dedizione pastorale ha guidato questa amata Chiesa, condividendo le speranze, le sofferenze e le sfide dell’intera comunità del territorio, specialmente quelle segnate dallo spopolamento e dalle difficoltà delle aree interne. Un particolare pensiero di gratitudine desidero esprimere a Monsignor Francesco Iampietro, Amministratore Diocesano, che in questi mesi accompagna con generosa dedizione il cammino della diocesi. Saluto con affetto i presbiteri, primi collaboratori del Vescovo, i diaconi, i religiosi e le religiose, i seminaristi e tutti i fedeli laici. A ciascuno giunga la mia vicinanza spirituale nell’attesa gioiosa di iniziare insieme un comune cammino di fede, di comunione e di testimonianza evangelica. Avrei previsto di iniziare il mio servizio la sera di Domenica 28 Giugno. Rivolgo altresì il mio rispettoso saluto alle Autorità civili e militari e a tutte le istituzioni della società civile che operano al servizio del bene comune. Nella distinzione dei ruoli e delle responsabilità, desidero assicurare sin d’ora piena disponibilità alla collaborazione per la promozione della dignità della persona umana e per il bene dell’intera comunità. Con particolare affetto abbraccio le famiglie, i giovani e i bambini, dono prezioso per la Chiesa e speranza del nostro futuro. Una speciale carezza spirituale desidero riservare ai malati, agli anziani, ai poveri, a coloro che soffrono nel corpo e nello spirito e a quanti vivono situazioni di solitudine, fragilità ed emarginazione. Affido il mio ministero episcopale alla materna protezione di Maria Santissima delle Grazie e all’intercessione di San Bartolomeo Apostolo, patroni della Chiesa Beneventana, affinché ci ottengano dal Signore il dono di essere autentici discepoli missionari del Vangelo. Ho già iniziato a pregare per voi; vi chiedo, con semplicità di pregare per me e di benedirmi, perché possa essere per tutti voi un pastore secondo il Cuore di Cristo. Nell’attesa di incontrarvi e di condividere con voi il cammino della fede, vi benedico di cuore.+ Michele Autuoro
Il sindaco Clemente Mastella e il consigliere delegato alle Politiche Giovanile rendono noto che prende il via Benevento Innovation Hub, progetto co-finanziato nell’ambito dell’avviso ANCI per l’assegnazione di spazi pubblici a giovani under 35. L’iniziativa sarà ospitata presso la Casa del Reduce, in Via Traiano, nel cuore del centro storico cittadino. Lo spazio individuato, situato al terzo piano dell’immobile comunale, sarà trasformato in un laboratorio pubblico per l’innovazione, la formazione avanzata, l’orientamento imprenditoriale e l’accompagnamento alla nascita di nuove iniziative giovanili. Il progetto si pone in continuità con le esperienze già avviate dal Comune nell’ambito delle politiche giovanili e di sviluppo locale, tra cui ‘Benevento Boost: il Tuo Passaporto per Restare’, rafforzando il percorso di accompagnamento dei giovani Under 35 verso l’autoimprenditorialità, la creazione di competenze e la valorizzazione del talento sul territorio.“Con Benevento Innovation HUB restituiamo alla città uno spazio pubblico con una nuova funzione: non solo luogo fisico, ma infrastruttura civica per far crescere idee, competenze e imprese. L’obiettivo è mettere i giovani nelle condizioni di costruire il proprio futuro a Benevento, creando opportunità concrete di formazione, lavoro e impresa e combattendo in maniera concreta e con iniziative intelligenti l’emigrazione giovanile”, affermano il sindaco e il delegato alle Politiche giovanili.Il nuovo HUB sarà pensato come uno spazio aperto e collaborativo, rivolto a studenti, giovani imprenditori, startup, artigiani, designer, professionisti, maker e imprese locali. Al suo interno saranno attivate attività di prototipazione, formazione tecnica, mentorship, orientamento ai finanziamenti e percorsi di open innovation.Le attività progettuali si articoleranno in quattro direttrici principali:- la prima riguarderà la definizione del modello gestionale pubblico-privato dell’Innovation HUB, attraverso analisi del contesto; - la seconda fase sarà dedicata all’implementazione operativa del modello, con la definizione della procedura di evidenza pubblica per l’individuazione del soggetto gestore, la selezione dei fornitori e l’allestimento degli ambienti; - la terza linea di intervento prevede un percorso di formazione, orientamento e tutoraggio per i giovani gestori;- la quarta fase riguarderà l’avvio e la gestione dello spazio, con l’apertura dello sportello informativo fisico e virtuale, la pubblicazione delle modalità di accesso e prenotazione, l’organizzazione di workshop, eventi di networking, laboratori pratici e attività di supporto a startup e giovani imprenditori.
Come è noto, da oramai dieci anni Il Comitato S.o.S. 372 Benevento-Caianello si è fatto promotore delle istanze dei cittadini e degli utenti della “Telesina”, segnalando tutte le criticità dell’arteria all’Anas e alle Istituzioni locali.Nel corso degli ultimi anni si sono susseguiti vari annunci in merito alla data di inizio dei lavori del primo lotto per il raddoppio della SS 372, dal Km 37+000 (svicolo di San Salvatore Telesino) al Km 60+900 (Svincolo di Benevento), puntualmente disattesi.Nel mese di settembre del 2025 abbiamo inoltrato apposita richiesta all’Anas che, con successiva nota, ci comunicava che i lavori sarebbero iniziati entro lo scorso autunno successivamente, in considerazione del mancato inizio dei lavori, abbiamo provveduto, nel mese di marzo, ad inviare una nuova richiesta che stavolta non ha avuto alcuna risposta.L’unico cambiamento significativo, se così si può definire, è stata la modifica sul sito “OPENCOESIONE” (OpenCoesione - 5MTRA1A1A040) della data di inizio lavori, spostata dal 1 ottobre 2025 al 31 gennaio 2026!Le attuali condizioni dell’arteria, in considerazione dell’intensità del traffico veicolare che quotidianamente la percorre, la rendono inadeguata sia in termini di sicurezza che di sviluppo economico. Il raddoppio della SS372 è da considerarsi un’opera strategica atteso da oramai troppi anni che non tollera più ulteriori rinvii.Con la presente lettera chiediamo, in segno di rispetto di tutti i cittadini, all’Anas S.p.A. e alle tutte le Istituzioni locali di comunicarci la data di inizio dei lavori del raddoppio.
Nel tardo pomeriggio di ieri, ad Apice (BN), nell’ambito del servizio di ordine pubblico predisposto presso l’impianto sportivo “Perriello Zampelli”, ubicato sulla S.P. 164, in occasione dell’incontro di calcio valevole per il campionato di Eccellenza tra le squadre “USD Apice” e “Battipagliese Calcio”, i carabinieri della Stazione di Apice impiegati nei servizi di vigilanza e controllo hanno effettuato attività di bonifica preventiva delle aree destinate all’accesso delle tifoserie.Nel corso delle operazioni, sulla tettoia di rivestimento del bagno e del bar, situata tra il settore riservato ai sostenitori ospiti e quello dedicato alla tifoseria locale, è stata rinvenuta una busta in plastica contenente materiale pirotecnico costituito da 29 torce bengala, 3 petardi tipo “Cobra 6” e una batteria composta da 49 fuochi di artificio.Il materiale, potenzialmente pericoloso per l’incolumità pubblica e idoneo a compromettere la sicurezza dell’evento sportivo, è stato immediatamente sottoposto a sequestro penale a carico di ignoti.Sono in corso accertamenti finalizzati all’individuazione dei responsabili.
L’Università Giustino Fortunato, concependo la formazione non solo come eccellenza accademica, ma come un profondo atto di responsabilità sociale, credendo fermamente che l’Università e la Scuola siano gli attori chiave per innescare il cambiamento culturale necessario a costruire una società più equa, consapevole e libera da barriere, ha fatto dono a tutte le scuole superiori italiane di uno strumento di prevenzione e di riflessione contro la violenza di genere, rivolto alle ragazze ed ai ragazzi che ogni giorno popolano le aule degli Istituti italiani.La brochure “No, tu non mi ami!” mira a sradicare le prime avvisaglie della violenza nelle relazioni intime che affondano molto spesso già nell’adolescenza: nei piccoli controlli tollerati, nelle gelosie scambiate per amore, nelle umiliazioni che si imparano a normalizzare. “Si tratta di un documento - spiega Paolo Palumbo, delegato del rettore alle attività di orientamento, placement e public engagement - realizzato nell’ambito delle attività dello sportello Antiviolenza di Ateneo e della Commissione OPPE con la supervisione dei docenti Antonella Petrella, Alessandro Germani e Barbara Pizzini, che, con linguaggio semplice ed immediato, presenta una serie di frasi a specchio mettendo a confronto le verbalizzazioni tipiche di dinamiche relazionali tossiche, controllo, isolamento, ricatto affettivo, svalutazione, con risposte sane e assertive. Questo formato dialogico è stato scelto deliberatamente perchè permette al lettore adolescente di riconoscersi nella situazione concreta, senza la mediazione di un linguaggio teorico, e di acquisire un vocabolario assertivo da cui partire. Le frasi selezionate coprono uno spettro ampio: dal controllo ossessivo dei messaggi e dei movimenti, alla gelosia presentata come prova d’amore, fino alle minacce esplicite di autolesionismo come strumento di ricatto relazionale. Inoltre la brochure presenta il Violentometro, ripreso dal sito ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, che visualizza la progressione della violenza attraverso una scala cromatica graduata: da comportamenti apparentemente minori, ignorare, sminuire, umiliare, fino alle condotte penalmente rilevanti come le minacce di morte, la coercizione sessuale e le aggressioni fisiche. La brochure si chiude con un elemento di sicurezza immediata: l’illustrazione del gesto silenzioso di richiesta di aiuto, un codice visivo internazionalmente riconosciuto che consente a chi si trova in una situazione di pericolo di segnalarlo senza poter parlare”. Il linguaggio adottato è calibrato sulla fascia 14-19 anni: diretto, concreto, privo di tecnicismi, ma psicologicamente fondato. I contenuti possono tuttavia diventare un’efficace occasione di confronto anche in classe, sotto la guida dei docenti o delle figure psico-educative presenti nell’Istituto. La brochure, inviata a tutte le scuole di Italia per essere distribuita gratuitamente agli studenti e alle studentesse, può comunque essere diffusa liberamente da tutti per finalità educative e non commerciali, diventando un’occasione per ulteriori approfondimenti e per possibili iniziative di formazione, sensibilizzazione o incontri rivolti agli studenti o alla collettività.
Un gol, ma potevano essere anche di più. L’esordio della Strega in Supercoppa ha convinto tutti, forse un po’ meno i pochi spettatori del ‘Vigorito’ che, complice il termine dei festeggiamenti ed il caro-biglietti piuttosto eccessivo imposto dalla Lega, hanno reso la gara tra Benevento e Arezzo un affare per pochi intimi.La squadra di Floro Flores, però, non ha elargito sconti a quella di Bucchi, ancora provata per la serrata cavalcata che ha tenuto impegnati gli amaranto fino all’ultima giornata del girone B. Decisivo il gol di Salvemini dal dischetto nel primo tempo.Il match si presentava dall’importanza relativa. Alla Strega bastava anche il pari per andare a giocare a Vicenza con la possibilità di alzare la Coppa in caso di vittoria; l’alternativa - atteso il 2-5 incassato dall’Arezzo contro il Vicenza - sarebbe stato trionfare con tre o più gol di scarto contro gli amaranto. Impresa complessa, ma non impossibile vista la gara del ‘Vigorito’. D’altra parte, la squadra di Bucchi era già ben conscia di aver terminato ogni possibilità di competere per il trofeo delle capoliste dei tre gironi, visto il roboante parziale incassato dai veneti.E così, Benevento al gran completo con il solito 4-4-1-1. Al rientro dal 1’ anche capitan Maita. Arezzo con qualche rotazione: davanti Tavernelli, Cortesi e Varela.La prima emozione della partita al 12’: una zuccata di Righetti coglie impreparato Vannucchi, che però smanaccia il pericolo in due tempi. Il Benevento confeziona la prima vera occasione del match al 21’: gran palla tesa di Tumminello per pescare Lamesta dal lato opposto; tiro a botta sicura e palla incredibilmente respinta da Trombini. Il Benevento però acquista fiducia e continua a spingere. Al 32’ Lamesta cerca l’inserimento di Maita, che controlla in area ma viene atterrato da Iaccarino. Nessun dubbio per D’Eusanio: rigore per la Strega. Dal dischetto, Salvemini spiazza Trombini e pesca l’angolino basso a sinistra: vantaggio giallorosso! La squadra di mister Bucchi si aggiudica l’ultimo sussulto della prima frazione: al 41’ il tiro-cross di Tavernelli attraversa l’area e termina largo di poco.Primo tempo all’insegna del controllo giallorosso. Arezzo prettamente di rimessa, visibilmente stanco e mai realmente padrone del gioco.Nella ripresa gli amaranto alzano sensibilmente il baricentro, incalzando i primi sintomi di stanchezza della squadra di Floro Flores. Dopo 18’ buona opportunità per Arena: sinistro sotto misura respinto da Vannucchi. Sulla ribattuta è Tavernelli a sparare altissimo da buona posizione. Quasi sul capovolgimento di fronte, Tumminello spaventa gli ospiti: sinistro forte, deviato, alto di poco. Buona opportunità per raddoppiare sfumata. E’ sempre la Strega a bussare alla porta avversaria dopo la metà di tempo. Prima D’Eusanio cancella il gol di Tumminello per fuorigioco; poco dopo quello di Mignani sempre per offside. Nonostante un finale coraggioso della Strega, è 1-0 il risultato finale. Decisiva la marcatura di Salvemini dal dischetto.La Strega andrà a Vicenza per giocarsi il tutto per tutto: servirà vincere per alzare il secondo trofeo stagionale. Il pari non basterebbe attesa la miglior differenza reti ottenuta dai veneti proprio nello scontro contro l’Arezzo (sconfitte due volte su due). Floro Flores dovrà fare a meno di Maita, squalificato. Potrà contare, però, su una riacquisita consapevolezza dei propri mezzi: la Strega, dopo un finale di stagione comprensibilmente in flessione a seguito della vittoria del campionato, ha ufficialmente riattaccato la spina. La vittoria della Supercoppa resta un obiettivo quantomai concreto.TABELLINOBENEVENTO (4-4-1-1): Vannucchi; Romano (67′ Pierozzi), Scognamillo, Caldirola, Ceresoli (83′ Celia); Lamesta (83′ Saio), Maita (75′ Kouan), Prisco, Della Morte; Tumminello, Salvemini (75′ Mignani). All.: Floro Flores.AREZZO (4-3-3): Trombini; Renzi, Gilli, Chiosa, Righetti (82′ Di Chiara); Iaccarino, Guccione (71′ Pattarello), Varela; Arena (64′ Cianci), Cortesi (82′ Ferrara), Tavernelli (82′ Concetti). All.: Bucchi.Arbitro: D’Eusanio di Faenza.Assistenti: Morea - D’Ascanio. IV ufficiale: Iacobellis.Ammoniti: Romano (BN), Maita (BN), Tumminello (BN).Marcatori: 33′ Salvemini (rig).FRANCESCO MARIA SGUERA
Nel corso di un servizio finalizzato alla prevenzione e repressione dei reati in materia di sostanze stupefacenti, i carabinieri della Compagnia di Cerreto Sannita (BN) hanno tratto in arresto un uomo residente nella Valle Telesina, ritenuto responsabile di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.L’operazione è scaturita nell’ambito di mirati controlli svolti dai militari dell’Arma sul territorio, dopo giorni di appostamenti. L’attività è scattata nella tarda mattinata di ieri quando, a seguito di una perquisizione personale e domiciliare, gli uomini dell’Arma hanno rinvenuto nella disponibilità dell’uomo circa 26 grammi di crack, già suddivisi in dosi, nonché diverso materiale utilizzato per il confezionamento dello stupefacente.Il 50enne, al termine delle formalità di rito, è stato dichiarato in stato di arresto e posto a disposizione della Procura della Repubblica di Benevento, che coordina le indagini.La persona in stato di arresto è, allo stato attuale, indagata e quindi presunta innocente fino a sentenza definitiva.
Il presidente della Provincia di Benevento Nino Lombardi ha presieduto una riunione di sindaci e tecnici dei Comuni in merito alla predisposizione delle Osservazioni al Piano Paesaggistico Regionale (PPR) che debbono essere consegnate in Regione entro il prossimo 19 maggio.Lombardi, che era affiancato dal dirigente del Settore Pianificazione della Provincia Giancarlo Corsano, ha illustrato le finalità dell’incontro affermando che la Provincia intende esercitare il ruolo, assegnato alle Province dalla legge n. 56 del 2014, di supporto ai Comuni per la redazione degli strumenti di pianificazione mettendo a disposizione la Banca Dati che è stata predisposta ed è già accessibile sul portale dell’Ente. La Provincia, ha concluso Lombardi vuole essere un Ente che è a fianco dei Comuni, senza sovrastarli.Ha preso quindi la parola il dirigente Corsano che ha illustrato le potenzialità del SITI (Sistema Informativo Territoriale Integrato) che è l’infrastruttura digitale trasversale dedicata alla raccolta, integrazione e condivisione dell’informazione geografica dell’Ente garantendone l’accesso anche a cittadini, professionisti e amministrazioni locali. Oggi la quasi totalità dei Comuni del Sannio vive le criticità di elaborazione della pianificazione urbanistica non potendo contare su una numericamente adeguata dotazione organica di personale. Infatti, molto spesso i Comuni debbono rivolgersi a strutture esterne all’Ente per la redazione del PUC con spese talvolta non sostenibili per i Bilanci comunali (un Comune con 2.000 abitanti arriva a spendere anche 150mila euro): la Provincia, dunque, nell’ottica di collaborazione istituzionale, può mettere a disposizione dei Comuni a costi praticamente irrisori (poche migliaia di euro, ovvero solo la spesa della gestione) la propria piattaforma digitale contenente i dati per contribuire alla elaborazione fondamentale della pianificazione. Il SITI, ha proseguito Corsano, ha la capacità di integrare in un unico geodatabase dati eterogenei, rendendoli interoperabili e utilizzabili per analisi territoriali, valutazioni ambientali, programmazione degli interventi e definizione di strategie di medio-lungo periodo.Attraverso il portale è possibile consultare i dataset aggiornati relativi alle principali funzioni dell’Ente organizzati per sezioni tematiche: peraltro il SITI consente l’interscambio dei dati con gli altri soggetti istituzionali, quindi può essere implementato grazie al mutuo scambio di informazioni. Alcuni Comuni, ha concluso Corsano, già interagiscono con il SITI ed hanno dimostrato di apprezzarne i contenuti ed il valore.Dopo l’intervento del dirigente è seguita un’ampia dimostrazione delle pagine e dei contenuti del SITI nonché gli interventi di sindaci e tecnici dei Comuni.