Ci volevano i grillini della terza fase per rivalutare il centrismo democristiano In primo piano

Nel corso del secolo scorso era la Democrazia Cristiana - soprattutto la parte più moderata di essa, i cosiddetti dorotei - a dichiararsi apertamente ed orgogliosamente atlantista, europeista e centrista; ma quando ormai queste posizioni sembravano di non trovare più spazio sullo scenario politico italiano ecco che i grillini della terza fase, dopo la stagione giallo-verde e quella giallo-rosso, ci sorprendono con un’inusitata vocazione centrista. Proprio per bocca di Luigi Di Maio, ed in un certo senso anche tramite Grillo, vengono a dirci che “non dobbiamo più parlare di uscita dall’euro; la NATO non va abolita”; il Movimento 5 Stelle è ora su una “linea moderata, liberale, atlantista, saldamente europeista”. Ma sono diventati democristiani? E Conte è il loro Forlani?

Forse ci sfugge che questo Movimento è stato concepito dalla mente del comico Beppe Grillo ed è cresciuto all’ombra dei suoi vaffa… E quindi nessuna meraviglia se oggi quel fondatore viene a dirci che è finito il tempo dell’uno vale uno; e della sola democrazia diretta senza partiti, dei No-Vax... Oggi anche loro si stanno facendo un partito, sotto la guida di Giuseppe Conte. Questa svolta grillina ci riporta con la mente indietro di nove anni, all’epoca in cui la stampa sannita ospitava articoli, interviste e dibattiti sul nascente fenomeno pentastellato. In una realtà come il Sannio, la nascita del M5S non poteva non essere dirompente, anche perchè se ne interessavano non solo giovani e persone inesperte ma anche professionisti, donne e uomini di cultura, non estranei e né indifferenti alla storia e alle problematiche del nostro territorio.

Nella mia folta rassegna stampa sui grillini ho trovato, tra l’altro, un articolo pubblicato da “Il Messaggio d’Oggi” il 14 giugno 2012, in cui richiamavo una presa di posizione del prof. Nicola Sguera su una dichiarazione dell’On.Gennaro Papa che aveva notato un’affinità tra Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle e Guglielmo Giannini, fondatore, nel 1946, dell’Uomo Qualunque.

Sull’argomento 5 Stelle io sono ritornato con vari articoli, pubblicati da Gazzetta di Benevento ed anche da Realtà Sannita, dopo quel clamoroso risultato elettorale del 4 marzo 2018. All’epoca vi era stata anche una dotta replica del prof. Nicola Sguera, il quale tra l’altro mi faceva rilevare che “il M5S è un esperimento unico al mondo ed è ancora in fieri”. Concludeva che “la rivoluzione - che egli definisce gentile - è solo all’inizio...” Una rivoluzione che, ora con Di Maio, potrebbe sfociare su un certo centrismo doroteo; e con Grillo muoversi lungo una transizione ecologica, già per altro anticipata due anni fa dalla studentessa svedese Greta Thunberg. Quindi non sarebbe un esperimento “unico” e originale. Ma allora quale potrà essere lo sbocco politico dei 5 Stelle di questa terza fase, dopo i governi Giallo-Verde e Giallo-Rosso, e con l’inusuale coalizione attuale di Sinistra-Centro-Destra?

La nascente leadership di Giuseppe Conte potrebbe spingere il Movimento verso la trasformazione in una specie di partito, certamente non tradizionale, comunque non molto diverso dagli altri che sono nati nel secolo scorso. Questi radicali cambiamenti, già tre anni fa erano assolutamente imprevedibili, soprattutto in una realtà socio-culturale come il Sannio, dove peraltro il Movimento 5 Stelle ha eletto soggetti non privi di storia, affidandosi a persone di un certo rispetto, che indubbiamente fanno onore alla tradizione parlamentare della nostra provincia.

Sono andato a rileggere quegli articoli del 2012, 2013, 2018, 2019: vi ho trovato più di un elemento molto utile per capire il grillismo in evoluzione. Si potrebbe pensare che al M5S, se saprà essere veramente un partito di centro, interclassista, atlantista ed europeista, oltre che ambientalista - come ora lo vogliono Di Maio, Grillo e Conte - non sarà difficile procurarsi un certo spazio politico-elettorale nel Sannio. Quello spazio che fu della DC e che spesso il PD non ha saputo coprire.

ROBERTO COSTANZO