Cinque anni per volare alto In primo piano

I popoli sono alle prese con il Covid e le sue varianti. La politica, a tutti i livelli, è imballata. L’Italia si aggrappa alla famiglia europea per poter marcare una presenza attiva, ma certo non sono gli anni del dopoguerra quando alla nazione, sconfitta in guerra e materialmente e moralmente tagliata fuori da ogni possibile protagonismo, fu fatto credito grazie alla personalità di un De Gasperi (e aggiungerei anche quella di Pio XII).

E’ un fatto che il Parlamento negli ultimi vent’anni non ha saputo cavare dal suo seno un presidente del Consiglio e si è adattato di frequente ad avallare le scelte del presidente della Repubblica con i governi guidati da Ciampi, Renzi, Conte, Draghi. Lasciate in un limbo le Province, soppresse da una legge costituzionale bocciata da un referendum e rianimate ma private dalla legittimazione elettorale, restano le Regioni e i Comuni i soggetti che vivono rispettando la fisiologia di elezioni popolari.

Il Comune di Benevento (ripeto: Comune, Città di Benevento è esistita quando ci fu la Banda Musicale e sopravvive per iniziativa pittoresca di qualche balzano creatore di carta intestata; l’arti 114 della Costituzione elenca come primo soggetto costitutivo della Repubblica il Comune) si trova ad affrontare i normali cinque anni di vita dopo il turno elettorale con una quadra rinnovata e ringiovanita sotto la guida del confermato sindaco Clemente Mastella. Quella del secondo mandato dovrebbe essere la condizione ideale per mettersi al lavoro senza alcun freno dettato da opportunismi elettoralistici. Dopo due mandati il sindaco non è rieleggibile. Mastella può quindi sparare le sue cartucce con la legittima prospettiva di lasciare una traccia del suo passaggio. E quale migliore occasione di questa vera e propria vincita alla lotteria che è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?

Abbiamo evocato come sciagura consapevole ogni possibile “distrazione”. La nuova Giunta, insieme ai dirigenti, deve inventarsi un metodo di lavoro intensivo, dovendo contemporaneamente imparare e mettere in pratica tutto ciò che è immaginabile programmare e realizzare nei prossimi cinque anni. Senza pensare alla scorciatoia di copiare pagine più o meno eleganti o, peggio ancora, limitandosi a scimmiottare tautologiche perifrasi.

La città di Benevento è un “bene della civiltà umana” che merita rispetto e approfondita conoscenza da parte di chi è chiamato al gravoso compito di amministrarla. Una costante abbeverazione di conoscenze sempre più articolate del significato di ogni angolo della città, delle vicende che collocano Benevento al centro di snodi della storia umana, o di irripetibili patrimonialità culturali è dovere primario di ogni assessore. A Benevento non sono permesse improvvisazioni, tipo quel ridicolo cartello di presunta informazione turistica circa la Chiesa di Santa Sofia. Via subito quel cartello e qualsiasi altra tavoletta informativa di sapore (questo sì) paesano.

Un corso di formazione continua che accompagni lo svolgimento di procedure burocratiche sarebbe di interesse anche della cittadinanza. Una amministrazione eletta dal popolo svolge comunque una funzione “educante” di guida verso la quale chiede al popolo una adesione convinta. Non si può amministrare nel segreto e poi pretendere che la gente obbedisca in silenzio.

Alla luce delle poche cose qui espresse va valorizzato il significato della collegialità che mi sono permesso di sottolineare sullo scorso numero di Realtà Sannita. La collegialità non è soltanto un valore burocratico-formale. Certo, ogni assessore o ogni consigliere comunale, una volta che ha potuto esprimere anche il più forte dissenso, è tenuto nella fase applicativa ad esplicare col massimo impegno la collaborazione realizzativa. Intendo la collegialità, però, anche nel senso che le iniziative assunte da ogni assessore abbiano cittadinanza nel quadro di una visione complessiva dell’agire amministrativo. Ogni assessore è prima di tutto un membro di un organo collegiale (la Giunta) in rapporto funzionale con la base elettiva (il Consiglio Comunale) ma idealmente è al servizio della città. Non è concepibile che a valle di molteplici esercizi di settoriali competenze si possano vedere in una città come Benevento i lampioni del nuovo ponte di Santa Maria degli Angeli, i pali delle nuove luci a led tutti della stessa altezza sia per i vialoni di periferia e sia per le strette strada urbane (vuoi della città antica vuoi della città nuova), per tacere dei funebri lampioncini ai giardini Piccinato al posto di quelli dallo stesso illustre architetto progettati or sono 90 anni. Non è concepibile, insomma, che Benevento non abbia un codice estetico per i corpi illuminanti. E così per i marciapiedi o per i materiali da usare per le pavimentazioni di spazi pubblici.

Di fronte alla voglia di fare con esiti incerti, c’è poi da smantellare il menefreghismo, anche rispetto alle segnalazioni di cittadini. Sono al loro posti segnalazioni relative al traffico di quando da Corso Vittoria Emanuele c’era il senso unico in discesa, così come non sono rimesse le segnalazioni che furono dismesse dopo l’alluvione del 15 ottobre 2018 (comprese le delimitazioni al traffico riservato agli autobus lungo Via del Pomerio e Viale dei Rettori, a salvaguardia dell’Arco di Traiano). Studiare si può (e si deve) quando sono stati predisposti documenti da precedenti amministrazioni. Non credo, ad esempio che Felicita Delcogliano non abbia scritto neanche una pagina insieme alla consulente dell’Università in quell’anno in cui fece l’assessore, prima di essere brutalmente scaricata dal sindaco in fase decisionista.

Roberto Costanzo ha scritto che Benevento deve assumere un ruolo di guida per l’intero territorio provinciale: una sorta di città metropolitana, la sfida lanciata dall’ultranovantenne ma giovanilissimo decano della politica sannita. Né può lasciare, Benevento, che sul nostro territorio faccia tutto la Regione, come quell’insulto al buon senso che sarebbe una direttissima per mandare giù a Ponte l’acqua del lago di Campolattaro per poter essere poi pompata anche sulle alture beneventane.

Cinque anni passano in un niente. Vogliamo credere che anche sindaco e consiglieri ambiscano a lasciare una eredità. Via, allora, a nervosismi e permalosità. Cancelliamo subito la brutta pagina dell’esordio.

MARIO PEDICINI