Come nel '44... AM lira In primo piano

Sì, diamo la colpa, tutta la colpa al Coronavirus. Ma dopo, poi, non ci tocca comunque ricominciare?

E’ questo, inevitabilmente, il tema di questo Natale. La speranza è che, col nuovo anno, sia possibile far partire da subito la campagna di vaccinazioni. Non sarebbe solo un segnale di fumo, ma una concreta dimostrazione che il virus avrebbe i mesi contati. Potrebbe essere una straordinaria corsa verso un unico traguardo condiviso. E sarebbe, comunque, solamente una condizione per una ripartenza. Verso quali obiettivi, però, è tutto da chiarire.

Il 2020 si chiude con un bilancio fortemente passivo. Non solo l’Italia, ma praticamente tutto il mondo si fermato. Si è fermato il processo di crescita, che sembrava ascritto a quelle “magnifiche sorti e progressive” intraviste agli effetti delle applicazioni scientifiche sempre più sofisticate e all’impiego quasi totalitario delle masse lavoratrici.

E’ dalla fine della seconda guerra mondiali che la progressione di produzione e consumi e, quindi, dell’impiego di svariate qualifiche professionali e le promozioni di più evolute condizioni sociali seguivano un ritmo sempre crescente, anche nelle fasi di rallentamento. Il 2020 passerà alla storia con un deficit di produzione e una regressione di formazione di capitali, tali da creare un colossale “debito pubblico” che non è altro e diverso da un debito privato che si dovrà scontare negli anni a venire.

Qualunque sarà la manovra tecnica escogitata in Europa e amministrata nei singoli stati dell’Unione, alla fine si tratterà di una sensibile incisione delle ricchezze private. Il pubblico, quando è virtuoso, contribuisce con le leggi e programmi ad incoraggiare, incanalare e sospingere le risorse private (non solo quelle accumulate con la tassazione, ma anche quelle derivate dai risparmi e frutto di investimenti privati). Quando, invece, deve affrontare una caduta della produttività e, ancor più quando deve attingere a canali creditizi, deve sommare al debito prodotto dall’uso di queste “provvidenze” anche il totale dei debiti privati.

A gennaio (ma anche a febbraio e a marzo) non ci sarà da conteggiare le perdite al 31 dicembre, ma anche le perdite prevedibili dal fermo di tante attività economiche la cui resistenza è stata messa a dura prova e obiettivamente orientate anche verso chiusure e fallimenti.

L’anno che verrà somiglierà al 1944, e non solo per la paventata ipotesi di nuove AM lire, cioè di moneta avente circolazione nell’ambito di attività di sopravvivenza. Nel 1944 qui in Italia c’erano gli eserciti occupanti, c’era l’America soprattutto. Nel 2020 riusciremo a farcela da soli o dovremo accettare l’ingombrante spettro (non con i carri armati, ma con banche e centri di finanza facenti capo a gestori stranieri) di cappi al collo?

Una volta si sarebbe detto, con fatalismo, che corriamo il rischio di un paternalismo interessato da parte di chi potrebbe comprarsi la nostra libertà o le nostre istituzioni democratiche. C’è il pericolo di una fine della Repubblica? O c’è solo l’incombere inesorabile di un momento cruciale di ridisegno della Repubblica?

Nello scenario nel quale si aggirano simili domande si colloca la piccola vita di una provincia e di una città, le nostre. Nel 2020 si devono rinnovare gli organi di governo della Provincia e del Comune capoluogo. Non si tratta di svecchiare e di semplicemente sostituire chi va via. Organi amministrativi locali non dovranno solo amministrare risorse che vengono da Roma, ma dovranno aiutare Roma ad individuare strade e percorsi e obiettivi indispensabili alla sopravvivenza, all’inizio di una ripresa e alla prospettiva di una linea di largo respiro.

E’ tempo di prendere coscienza della drammaticità della realtà e dello straordinario impegno che sarà richiesto a chi andrà al governo cittadino. Tutti i giochini di riposizionamento che fervono pur in queste ore drammatiche in cui ballano le facce dei nostri morti non possono essere ulteriormente tollerati.

E’ arrivato il tempo che la politica non debba essere sostenuta dalle briciole cadute dalle tovaglie, anche perché di briciole ne vedremo sempre meno. Ma neanche sarà più il tempo dello sciupio di pubblico danaro per opere inconsistenti ancorché beneficiarie di cerimonie inaugurali. Il Sindaco e il Consiglio Comunale (due organi distinti, ciascuno con la propria autorità e competenza, non due matrioske ficcate una nell’altra) dovranno farsi carico di un ruolo di interlocutori nella rete di organismi che dovranno camminare per realizzare brandelli di progetti che arriveranno, forse, già belli e scritti.

Nessuna fantasia di autonomia politica, ma spirito di servizio. Non passivo, certo, se si sarà in grado di proporre ai decisori idee e progetti pronti ad essere condivisi e, perciò (solo perciò) anche finanziati e affidati per la corretta esecuzione.

Se già a Natale, nella contingenza di assembramenti ridotti, si cominciasse a ragionare di quello che qui è stato solamente abbozzato, potremmo pensare che quando ci saremo tutti vaccinati avremo già pronto il diario delle cose da fare.

Buon Natale e buon Capodanno.

AM lira

Durante l’occupazione alleata, a partire dagli sbarchi in Sicilia e in Campania a luglio del 1943, ebbe corso legale una moneta nuova familiarmente chiamata AM lira, gestita e stampata dagli Alleati. Il governo militare alleato era definito, in inglese, AMGOT (Allied Military Government of Occupied Territories, cioè Amministrazione Militare alleata dei territori occupati). Le prime due lettere di AMGOT (AM) divennero di uso comune per indicare il Governo alleato. E così la moneta emessa fu chiamata AM lira. Sul retro della moneta era riportata la sola scritta Allied Military Currency, sul retto Issued in Italy (rilasciato in Italia) e il valore facciale 1 Lira, 2 Lire…fino a 1000 Lire.

All’inizio 100 AM lire corrispondevano al valore di 1 dollaro americano, ben presto l’inflazione fece saltare in aria questo rapporto. Le AM lire restarono in circolazione anche dopo la nascita della Repubblica, quando la Banca d’Italia mise in circolazione la nuova Lira.

Quando si evocano le AM lire si fa riferimento ad un periodo storico nel quale l’Italia aveva perso la sovranità di stato indipendente, perché in realtà il governo era nelle mani dei militari occupanti (Governo alleato).

Per completezza, si deve anche pensare che in Italia c’erano due entità statuali: il Regno d’Italia, insediato al Sud, e la Repubblica Sociale insediata al Centro-Nord. Le nostre famiglie si ambientarono presto con le AM lire, più complicata (e più sanguinosa) fu l’affermazione delle AM lire al Nord. Si pensi che le AM lire furono poste fuori corso nel 1950, ma a Trieste soltanto nel 1954, perché in vigore uno status particolare di Territorio Libero ancora sotto il controllo delle Quattro potenze vincitrici della guerra.

Dire AM lire oggi equivale a moneta di scarso valore. Significa pure però un Governo di occupazione. Due concetti che alludono ad una condizione di dipendenza da altre potenze.

MARIO PEDICINI